• Google+
  • Commenta
5 settembre 2012

E se la lingua non fosse un ostacolo?

Partire in mobilità studentesca, che si tratti di Erasmus o Erasmus Mundus, è oggi “relativamente” semplice. Basta accedere al sito dell’Università, leggere le istruzioni (di solito brevi e concise) e preparare i documenti. Se, rispetto al passato, i passaggi burocratici non costituiscono più un ostacolo, esiste tuttavia un limite nella lingua straniera: cosa fare se la facoltà ha solo posti verso mete per cui la lingua non è propriamente conosciuta?

La risposta ce la dà Ed Cooke, “Grandmaster of Memory”: insieme al suo socio, Greg Detre, già ricercatore in scienze neurologiche, ha trovato il sistema per potenziare la memoria visiva ed imparare una lingua in poco tempo.

Si chiama Memrise, ed è un sito che usa schemi di allenamento della memoria per creare una sorta di gioco gratuito, che Cooke definisce una vera e propria “rivoluzione nell’apprendimento on-line”. Secondo il co-fondatore della piattaforma, la vera differenza tra Memrise e gli altri siti che propongono metodi di apprendimento rapido, è che questo “funziona”.

La ricetta per l’apprendimento ha 3 ingredienti fondamentali: scienze, divertimento e crowd-sourcing. Imparare divertendosi è una prerogativa principale, che non può in alcun modo esser scissa da una solida base scientifica. A questo, bisogna aggiungere la comunità di discenti, a loro volta “un po’ docenti”:  per poter risultare utile, l’apprendimento di una lingua straniera deve essere qualcosa di vivo e dinamico, legato alla continua evoluzione della lingua stessa.

L’allenamento mnemonico era stato già descritto in Rhetorica ad Herennium, testo latino scritto tra l’86 a.C: e l’82 a.C., e definisce un ricordo “immagine” e lo spazio occupato in memoria un “posto”. Da questa teoria, Cooke e Detre hanno creato un sistema che, a detta loro, consente “l’apprendimento di qualsiasi tipo di argomento nel modo più veloce, divertente e senza sforzi possibile”.

Il metodo è semplice e sofisticato allo stesso tempo: nuove parole vengono imparate grazie all’aiuto di “supporti” (in linguaggio tecnico “mem”, corrispondenti a immagini, fotografie, piuttosto che barzellette o spiegazioni etimologiche), che creano “immagini” nella mente dell’utente. Ciò consente all’utente di sapere cosa ricordare e in quale “posto” cercare. Questi “supporti”, secondo il modello economico del crowd-sourcing, sono creati da altri utenti: come Cooke sostiene, “ognuno associa cose in modi diverse”. Dopodiché, il modello ripete a intervalli le immagini in modo da non far sbiadire le “immagini”, consentendo cosi in poco tempo di ottenere un vocabolario ben fornito.

Detto metodo, per quanto scientifico, non può sostituire il classico schema di apprendimento. D’altro canto, avere già una base può costituire un ottimo incentivo per avventurarsi verso mete altrimenti precluse, per poi imparare “comodamente” la lingua sul posto – e allora, perché non provare?

Fonte Immagine: Archivio personale

Google+
© Riproduzione Riservata

Copyright © 2004-2015 - Reg.Trib. Salerno n°1115 dal 23/09/2004 | CF: 95084570654 - P.IVA 01271180778

Magazine di informazione su Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro
Attualità, Tendenza, Arts and Entertainment, Appunti, Web TV e Web Radio con foto, immagini e video.
Tutto quello che cercavi e devi sapere sui giovani e sulla loro vita.

Redazioni | Scrivi al direttore | Contatti | Collabora | Vuoi fare pubblicità? | Normativa interna | Norme legali e privacy | Foto | Area riservata |

Per offrirti la migliore esperienza possible questo sito utilizza cookies.
Continuando la navigazione sul sito acconsenti al loro impiego in conformità della nostra Cookie Policy