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19 settembre 2012

Interviste a pagamento, in Emilia Romagna solo 3 emittenti tv consegnano le fatture

Mentre la Guardia di finanza continua ad indagare sulle emittenti televisive locali dell’Emilia Romagna, finora solo tre televisioni – E’ tv, Sette Gold e Tele Romagna – hanno consegnato le fatture relative alle interviste a pagamento di consiglieri regionali e politici a varie trasmissioni televisive. Restano da chiarire le posizioni delle altre 51 emittenti locali.

Finora le altre 51 emittenti televisive e radiofoniche emiliane hanno dichiarato di non aver nulla a che fare con tali generi di programmi e che non hanno mai ospitato e intervistato consiglieri regionali dietro compenso economico, ma le indagini dovranno controllare se è tutto vero, oltre a verificare chi siano i consiglieri intervistati dalle tre tv prese di mira dall’Ordine dei giornalisti, che ha già avviato procedimenti disciplinari per quattro professionisti.

Nelle carte della Gdf  non compaiono ancora i nomi dei consiglieri intervistati, ma solo i nomi delle trasmissioni dove sono avvenute le ospitate. Quello che conta ora è capire prima di tutto se sia vero che il fenomeno riguarda solo tre televisioni e poi per accertare se i consiglieri “incriminati” siano solo gli otto di cui si è parlato: Andrea De Franceschi, Giovanni Favia, Manes Bernardini, Mauro Manfredini, Galeazzo Bignami, Silvia Noè, Gian Guido Naldi e Roberto Sconciaforni.

In particolare, il capogruppo della Lega Nord della Regione Emilia-Romagna Mauro Manfredini ha risposto alle domande del Pm Antonella Scandellari per oltre un’ora e sulla vicenda delle interviste politiche a pagamento ha raccontato: “Ho consegnato contratti e fatture per le partecipazioni alle trasmissioni mancavano un paio di documenti, relativi alle radio, che stiamo producendo. Noi abbiamo fatto pubblicità radiotelevisiva anche in altre occasioni, ad esempio quando Maroni venne a Bologna nel periodo in cui si voleva fare la moschea. E dobbiamo portare anche la documentazione relativa a questo“.

Inoltre Manfredini ha spiegato come funzionava per le interviste: “Ero io a prendere gli accordi: le tv ci facevano dei contratti per un certo numero di apparizioni in un determinato numero di mesi, tipo 10 apparizioni in quattro-cinque mesi. Poi magari per due mesi non si faceva nulla, perchè c’era l’estate, poi facevamo un altro contratto per altre otto apparizioni due o tre mesi. Erano contratti saltuari, non continuativi, che prevedevano esclusivamente il numero delle apparizioni”.

Altro scopo dell‘inchiesta della Procura è chiarire se le apparizioni in tv fossero concordate dai gruppi consiliari dei consiglieri andati in televisione o meno. Al momento i contratti tra i gruppi consiliari e le emittenti sono sospesi, in attesa degli ultimi accertamenti.

Bisognerà anche capire come si svolgeva la rendicontazione prima della delibera, come sono stati scelti i modelli di rendicontazione dei gruppi, se era previsto il rendicontamento di spese per “servizi televisivi” tra le voci di spesa “pubblicazioni”.

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