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30 settembre 2012

La scuola secondo Piccioni

Nella settimana d’uscita dell’attesissimo “Reality” di Matteo Garrone, un altro regista italiano è tornato alla ribalta nelle grandi e piccole sale made in Italy. Giuseppe Piccioni stupisce tutti e con il suo “Il rosso e il blu” riesce ad inquadrare in pieno il difficile e ambiguo rapporto studente-professore e l’universo scolastico.

Diciassette anni dopo “La scuola” di Luchetti, il regista ascolano racconta tramite le pagine dell’omonimo romanzo di Marco Lodoli la crescita giornaliera di una disastrosa classe romana alle prese con i problemi tipici degli studenti liceali, in primis il loro rapporto con i professori. In particolar modo Piccioni sviluppa in maniera egregia e mai banale il contrasto fra due scuole del pensiero pedagogico: da una parte il temuto e scontroso professor Fiorito, interpretato dal maestro Herlitzka, dall’altra Riccardo Scamarcio nelle vesti di un giovane supplente d’italiano, alla ricerca della giusta e migliore modalità d’insegnamento.

La pellicola ruota intorno a questi due personaggi, lontani ma paradossalmente vicini nel loro modo di pensare. Ma anche gli altri due episodi che si intrecciano con le vicende del Liceo capitolino non sono da meno, come ad esempio il travagliato rapporto tra la preside Margherita Buy e uno studente con la testa fra le nuvole alla ricerca di una vera madre. Tanti i temi toccati con spunti ironici, in primis la solitudine a l’abbandono. Herlitzka ne è la piena manifestazione con il suo odio verso la vita e le sue bombe cariche di cinismo ed antipatia.

Finalmente una film sulla scuola dove si ride poco e si pensa tanto. Piccioni abbandona il luogo comune della scuola come seconda famiglia e descrive con grande realismo un ambiente dove i primi ad odiarsi sono i professori, dove non può esistere una vera amicizia fra i ragazzi e dove i sogni non vengono coltivati ma distrutti. Possiamo dire con grande gioia che Piccioni riesce a trovare la giusta dimensiona ai suoi interpreti principali consegnandoli al giudizio dello spettatore che può tranquillamente rivedersi o dietro i banchi o direttamente alla cattedra.

 

 

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