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27 settembre 2012

La storia vera di Hachikō

Quella che segue è una delle più incredibili leggende giapponesi tramandate, alla misura di un bene prezioso, di generazione in generazione.

Essa conserva oggi, a distanza di quasi ottant’anni, un significato profondo di devozione e pazienza, delle quali è divenuta emblema, tali da aver scosso ed emozionato milioni di persone e tutt’oggi seguita a strabiliare per la sua autenticità.

Hachikō (ハチ公) era un cane di razza akita, nato nel 1923 in una fattoria di Ōdate nella Prefettura di Akita. Fu adottato da Hidesaburō Ueno, Professore presso il Dipartimento Agricolo dell’Università Imperiale di Tokyo, oggi Università di Tokyo. Ogni mattina, il Professor Ueno partiva dalla stazione ferroviaria di Shibuya per recarsi al lavoro. Ogni giorno il suo cane lo accompagnava alla stazione e si faceva trovare ad attenderlo al termine della giornata lavorativa.

Il 21 maggio 1925 il Professor Ueno morì mentre era all’Università. Hachikō si presentò alla stazione ed attese il suo padrone nell’orario in cui solitamente arrivava, ma egli non rientrò. Nonostante ciò il cane tornò alla stazione il giorno successivo e i giorni seguenti. Col passare del tempo le persone iniziarono a notarlo e cercarono di accudirlo offrendogli cibo e riparo. Con il trascorrere degli anni, tutto il popolo giapponese venne a conoscenza della sua storia, tanto che molti si recavano a Shibuya solo per poterlo vedere ed accarezzare.

Il cane continuò a recarsi alla stazione, dove il suo padrone avrebbe dovuto fare ritorno, per quasi 10 anni, fino alla sua morte che avvenne nel 1935. La straordinaria vicende ebbe grande popolarità in Giappone e ben presto Hachikō divenne simbolo ineguagliato di fedeltà. Nell’aprile 1934 gli fu addirittura dedicata una statua in bronzo, realizzata dallo scultore Teru Ando, alla cui inaugurazione partecipò lo stesso cane. Nel 1935 Hachikō venne ritrovato morto al solito posto in cui trascorse tanto tempo in attesa del suo padrone.

La sua morte impietosì talmente tanto il Giappone che la notizia fu sulle prime pagine di tutti i giornali e venne dichiarato un giorno di lutto nazionale. Ancora oggi nella giornata dell’otto marzo, viene organizzata una cerimonia in sua memoria ad omaggiare la sua ostinata fedeltà.Durante la seconda guerra mondiale il governo aveva necessità di metalli e, pertanto, venne ordinato di utilizzare anche il bronzo della statua di Hachikō.

Finito il conflitto, nel 1948 Takeshi Ando, figlio dello scultore Teru, ricevette la commissione di scolpire una nuova statua raffigurante il cane che fu collocata nella piazzetta di Shibuya, nello stesso punto dell’originaria.

Hachikō, preservato tramite tassidermia, è esposto al Museo Nazionale di Natura e Scienza di Tokyo e alcuni suoi resti sono sepolti nel cimitero di Aoyama, vicino alla tomba del suo padrone.

La CNB in Giappone recuperò un vecchio disco che fu restaurato mediante laser, contenente la registrazione dell’abbaiare del leggendario cane. La registrazione venne trasmessa il 28 maggio 1994alla radio e fu ascoltata da milioni di persone.Negli anni la sua commovente storia divenne il soggetto di diversi libri e di almeno due film, l’originale giapponese del 1987 Hachikō monogatari e il remake americano del 2009 di L. Hallström con Richard Gere, Hachiko – Il tuo migliore amico.

L’incondizionato affetto, la pazienza e la lealtà di cui è stato capace Hachikō è fonte di ammirazione e rispetto inducendo una riflessione: gli animali sono capaci di fornire importanti insegnamenti agli esseri umani.

Daniela Angius

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