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8 settembre 2012

Le aree protette? Dovrebbero essere molte di più

Le aree protette corrispondono al 12,7% della superficie emersa e l’1,6% degli oceani. L’ultimo rapporto dell’Unione mondiale della conservazione della natura (Iucn)  Pianeta protetto 2012, presentato al vertice dell’organizzazione in corso a Jeju, in Corea del sud, mette in evidenza proprio questi dati, sottolineando che tra il 1990 e il 2010, le aree protette globali sono cresciute dall’8,8% al 12,7% e dallo 0,9% al 4% nelle aree marine sotto una giurisdizione nazionale.

Tuttavia, i dati rilevati appaiono piuttosto lontani dagli obiettivi fissati nel 1992 dalle Nazioni Unite nella Convenzione sulla biodiversità; essi prevedono e auspicano che almeno il 17% delle aree terrestri del pianeta e il 10% di quelle marine venga preservato e tutelato in modo efficace entro l’anno 2020.

Julia Marton-Lefevre, direttore generale dell’Iucn, afferma che “Le aree protette, hanno contribuito in maniera significativa alla conservazione della biodiversità globale e un aumento della loro estensione e la loro efficacia è vitale per un pianeta e comunità fiorenti nel futuro. Queste ricche aree naturali sono molto importanti per la fornitura di cibo e acqua potabile, regolano il clima e la riduzione degli impatti dei disastri naturali”. Altre osservazioni giungono da Trevor Sandwith, direttore del programma specifico dello Iucn, che dichiara come alcune aree protette siano gestite nel modo corretto, mentre tante altre siano gestite in maniera sbagliata.

Per migliorare la situazione attuale e garantire una tutela più efficace ed estesa sarebbe l’ideale riconoscere come protette una percentuale maggiore dei territori controllati dalle popolazioni indigene che, come è stato osservato nella maggior parte dei casi, sono in grado di proteggere l’habitat di quelle zone molto meglio delle autorità governative.

Un ulteriore allarma concerne i coralli dei Caraibi. Infatti, solo l’8% della barriera corallina caraibica è ancora viva. Solo negli anni Settanta essa era pari al 50%. Ovviamente, come è possibile immaginare, le principali cause del declino dei coralli sono da ricercare nell’eccesso di pesca, nell’aumento del riscaldamento globale per cause umane che generano malattie per i coralli e nell’inquinamento.

 

 

immagine tratta da altervista.org

 

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