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27 settembre 2012

Mille luci Parigi-Zagabria

Croatie la voici: questo il nome del festival che, da settembre a dicembre, andrà soffusamente a riempire tutti i luoghi di culto della capitale francese e non solo quelli.

Il festival croato in Francia segna l’ intento di riscoprire o altresì scoprire la Croazia proprio in un momento strategico per il paese, che a partire dal luglio del 2013 sarà parte ufficiale dell’ Unione Europea.

Da quando il Duca Tomislav fondò il Regno di Croazia la nazione croata non ebbe autarchia storica, se non successivamente alla fine della Jugoslavia, sui resti di una delle implosioni politiche che purtroppo sono diventate parte integrante della storia d’Europa. Oggi, le splendide insenature adriatiche della Croazia sono, entro la costa Dalmata, un luogo turistico affollato e agognato.

La Croazia è un paesaggio minerale e solare, fatto di isole e voluttà ma anche un crocevia europeo portatore di un’immensa cultura in cui si sono congiunti il mondo greco latino e la tradizione celtogermanica. Riconsegnare il senso della  ricchezza, della storia, della politica e dell’umanità è il principale obiettivo di questo festival poliedrico.

Croatie la voici sarà presente a Parigi e nell’Ile-de-France, e inaugurerà la dimensione patrimoniale croata presentando allo stesso tempo l’attualità delle tendenze contemporanee – dalle arti visive alla scena, dal cinema al design, dalla grafica alla moda.

La formula scelta per il percorso Parigi- Zagabria, marcherà il tema del viaggio, nota prediletta da molti. Per lo svolgimento di un autunno ricco di occasioni culturali, oltre alle sculture di Meštrović, uno degli scultori considerati più innovativi dal Rinascimento, saranno esposte altre opere d’ arte sacra medievale, di giovani artisti figurativi e di musicisti.

La Croazia, chiaramente, sarà solo il punto di partenza per l’ apertura ai Balcani: Parigi, in questo progetto, si presenta come apri-pista. La cultura e la dignità di questo luogo rappresentano un modo rispettoso e dignitoso anche per fissare intenti politici, di relazioni e partenariato, che possano estendere ai nuovi ingressi innanzitutto  il riconoscimento dell’ appartenenza storica che ci accomuna: quella della “Vecchia Europa”, in un momento in cui proprio la “Nuova” vacilla.

 

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