Neverending Story. Unical: Medicina No, Corsi Sanitari, Sì!

Redazione Controcampus 3 Settembre 2012

Nel luglio 2012, al 25, il governo Monti aveva detto no alla seconda facoltà di Medicina in Calabria, per cui l'Unical aveva preso atto di non poter bissare Catanzaro sullo stesso terrenoIl no era stata la risposta all'interrogazione parlamentare, presentata dal vicepresidente dei deputati Udc, Mario Tassone, nella quale il politico chiedeva chiarezza sulla convenzione tra policlinico Umberto I di Roma e Asp di Cosenza, per l'apertura di nuovi corsi della facoltà di medicina.

Sull’accordo, però, il Tar si è pronunciato ritenendolo legittimo, in sede cautelare.

Ma non è finita lì. Comunque, la città di Catanzaro si è sentita defraudata dalla sola possibilità che i corsi sanitari vengano svolti a Cosenza, anche se non figurano tra quelli frequentabili presso la Magna Grecia di Catanzaro.

Siamo andati dal ricorso al Tar, con la richiesta di sospensiva cautelare, all’interrogazione parlamentare di Mario Tassone, dagli interventi di politici a quello di professionisti e studenti.

Un capoluogo di provincia baricentrico, a detta di Tonino Gentile, che ha letto le cose come una diminutio capitis, per ciò che attiene alla convenzione con “La Sapienza” di Roma, per cui l’Asp cosentina e l’Azienda ospedaliera organizzeranno, ormai per l’anno prossimo, in città, un corso per formare infermieri pediatrici e un altro per tecnici della prevenzione negli ambienti di lavoro.

Si tratterà di trenta posti per conseguire un titolo di studio funzionale al mercato del lavoro.

Lo svuotamento della facoltà di medicina di Catanzaro avrebbe comportato ricadute estremamente negative su tutte le strutture sanitarie della regione – marca Tassone -. Del resto, un simile accordo sarebbe stato in palese contrasto con la norma che prevede il divieto per le università di attivare nuove sedi fino al 2012 e con il decreto ministeriale 50/2010, che prevede la riduzione della disseminazione territoriale di sedi didattiche non coerenti col bacino d’utenza“.

C’è da dire che l’unica cosa certa, per ora, è che la facoltà di Medicina non si farà, ma i corsi in materia sanitaria, sì.

È un’antica faccenda questa della facoltà di Medicina all’Unical

È cominciata trent’anni fa, nella primavera del 1980, durante il rettorato Bucci, quando il senato accademico dell’Unical rifletteva sull’istituzione della facoltà di Medicina.

Il libro “Storia dell’Università della Calabria” di Aldo Bonifati, per i tipi della Pellegrini editore, ne raccoglie la storia e il dibattito che ebbe largo seguito pubblico, in cui si confrontarono due realtà territoriali, Cosenza e Catanzaro, i cui soggetti sindacali, culturali e politici,  rivendicavano ognuno per sé il diritto ad avere la facoltà di Medicina.

Quindi, una vicenda antica. A quel tempo c’era già la libera Facoltà di Medicina istituita dal Consorzio Universitario, il cui presidente, Salvatore Blasco, non ne voleva proprio sapere di appoggiare la domanda del rettore Pietro Bucci. Il quale, da parte sua, motivava la facoltà di Medicina in quel di Arcavacata, considerando l’esistenza delle proficue competenze di base, fisiche, chimiche e biologiche, come valido supporto per la nuova facoltà.

Una sorta di compromesso, sede amministrativa a Cosenza e struttura ospedaliera “Pugliese” a Catanzaro, sembrò raggiungersi tra Pietro Bucci e Cesare Mulé, allora sindaco di Catanzaro, sul biennio all’Unical e il triennio delle cliniche alla “Magna Grecia“.

Altri fatti bloccarono l’intesa: l’intenzione politica di creare due altre Università statali nel capoluogo catanzarese e nella città di Reggio Calabria; il parere negativo del consiglio di facoltà di Scienze Economiche e Sociali dell’Unical.

Cosicché lo stesso Bucci, uomo determinato, ma anche democratico, mancando condivisione sul progetto, istituì la facoltà di Farmacia che ebbe miglior sorte di quella di Catanzaro.

Da allora ad oggi, di tanto in tanto, torna a galla l’antica quaestio, più che altro sollecitata da campanili politici locali. Il versante politico, da un lato, e il versante accademico, dall’altro, dalla primavera 2012 hanno ripreso la gazzarra mai sopita, sull’onda della crescita della domanda di laurea in Medicina da parte di studenti calabresi che, magari, non riescono ad accedere negli atenei pubblici italiani, a causa del numero chiuso e dei test d’ammissione.

Il fatto che l’Unical, per legge istitutiva e conseguente statuto, riserva a studenti calabresi, per l’80%, il numero di posti di ammissione ai corsi di laurea (15% a studenti extra regionali e il 5% a studenti stranieri), potrebbe essere una risposta soddisfacente la domanda crescente di corsi di laurea in medicina.

Noi purtroppo saremo costretti quest’anno a dire no a quasi 700 aspiranti laureati perché il Polo di Farmacia e scienze della salute non può sostenerne la richiesta di formazione“, dice Sebastiano Andò, raggiunto per telefono dal Quotidiano della Calabria.

Fausto Orsomarso, vice capogruppo del Pdl alla Regione, è d’accordo, nello scontro tra Mario Tassone e Tonino Gentile, con quest’ultimo, fautore della convenzione tra La Sapienza di Roma e l’Asp di Cosenza, nel partire con l’attivazione dei corsi di professioni sanitarie contemplate nella convenzione stessa.

Le convenzioni in ambito sanitario tra la Calabria ed alcune realtà di primo piano nel panorama nazionale e internazionale – afferma Fausto Orsomarsosono state male interpretate da qualche esponente politico: esse mirano semplicemente ad aumentare gli standard qualitativi dei servizi da offrire ai cittadini“.

Lo stesso sindaco di Montalto, Ugo Gravina, si è schierato con il senatore: “Entro un mese la chiusura dell’iter con “La Sapienza”, corsi al via con il prossimo anno accademico“.

Anche Arcangelo Badolati rammenta alla “corta memoria” del deputato Tassone e degli altri sostenitori del “fronte anticosentino”  il tempo in cui  “la Calabria fu divisa in base a precise ragioni politiche, Catanzaro fu scelta come capoluogo regionale e Cosenza fu indicata come sede università. Tant’è che l’ateneo nacque come “Università della Calabria“.

Il senatore Pdl, Tonino Gentile, non riesce a capire la levata di scudi del capoluogo di regione contro i corsi di laurea breve previsti per la città bruzia e Mario Occhiuto, sindaco bruzio offre la possibilità di una sede per la futura facoltà sulle sponde del Crati o, a ristrutturazione effettuata, pensa di allocarla nell’Umberto I, ex vecchio monastero dei Cappuccini, costruito a metà del ‘500.

Sembra che rancori mai sopiti si sveglino ad ogni piè sospinto, immaginatevi cosa accadrebbe se l’Unical, che doveva essere unico ateneo della regione, riuscisse a concretizzare la facoltà di Medicina.

Per evitare, però, che si costruiscano cattedrali nel deserto e noi, in Calabria, siamo stati spettatori passivi di simili realizzazioni, sarebbe necessario che si adeguassero prima le strutture e infrastrutture di una possibile cittadella sanitario – ospedaliera.

Un’azione di consolidamento, per esempio, dall’interno dell’Unical, dell’adeguatezza di fondi per finanziare le funzioni didattiche, scientifiche e amministrative della futura facoltà medica cui possa corrispondere una struttura ospedaliera efficiente nella città bruzia.

Istituire una facoltà del genere – dice l’attuale rettore Unical – è un problema di risorse non banale. Servirebbe una programmazione regionale, altrimenti sono chiacchiere senza costrutto“.

Sull’attuale azienda ospedaliera dell’Annunziata si dice di tutto e il contrario di tutto, da tempo si parla di trasferimento in sede più acconcia o comunque di ristrutturazione esterna – interna e di riorganizzazione operativa.

Serve costruirlo, ma nello stesso posto di quello esistente – dice Mario Occhiuto, allargandolo magari fino al Mariano Santo. I motivi sono due: farlo altrove costerebbe il triplo, perché sarebbe necessario creare da zero il sistema viario circostante; spostarlo impoverirebbe delle sue funzioni la parte sud della città. Qui tutti propongono siti ideali, ma sarebbe meglio se lasciassero queste cose agli urbanisti“.

E’ arrivato, dunque, il momento che l’idea progettuale della città di Cosenza riprenda quota, senza affastellamenti che da temporanei diventano eterni, perché senza un progetto non si va da nessuna parte, neanche verso la cittadella universitaria medica, tanto desiderata.

Un’apprezzabile e coerente opinione ci sembra quella di Eugenio Corcione, presidente provinciale dell’Ordine dei medici, che, dati alla mano, spiega la necessità di una nuova facoltà di medicina all’Unical.

Da addetto ai lavori, parte da un presupposto essenziale e chiaro per affermare il bisogno di un’ulteriore facoltà medica, altrimenti  “resteremo senza medici”.

Viviamo in un momento in cui, per ragioni anagrafiche, il numero di dottori in Italia è destinato a dimezzarsi. A tenere in piedi il sistema sanitario sono professionisti con trenta anni di carriera alle spalle, figli della generazione seguita al boom economico che ha portato a tante, troppe lauree: il rischio che il Paese si ritrovi a breve senza un numero sufficiente di medici capaci è concreto e per evitarlo occorre una programmazione seria “.

La sostanza alla base della creazione di una seconda facoltà nella nostra regione consiste nei dati: ogni anno sono tra i 350 ed i 400 i nuovi iscritti ai cinque Ordini provinciali in Calabria; a Catanzaro si laureano un po’ più di cento studenti all’anno.

In soldoni, almeno 300 aspiranti medici calabresi, escludendo quelli che rimangono in altre regioni alla fine degli studi, emigrano per frequentare i corsi dove l’offerta formativa è superiore alla necessità: Emilia Romagna, Veneto e Lazio.

La Calabria si ritrova ad essere “creditrice di iscritti” – prosegue il medico – rispetto a queste regioni, che, in base alla popolazione dovrebbero avere meno facoltà. Servirebbero in più almeno altri 100 iscritti. Un’università di Medicina anche a Cosenza migliorerebbe l’offerta formativa di tutta la Calabria”.

Una considerazione cruda e veritiera è quella che lo fa soffermare sull’accordo tra l’ospedale Pugliese di Catanzaro e il Bambin Gesù, per il quale del resto nessuno disse che c’era qualcosa di sbagliato all’epoca, per quanto ne uscisse penalizzato il reparto di pediatria dell’Annunziata.

Si trattava di una convenzione fatta in campagna elettorale, di Scopelliti, per nominare qualche altro “primarietto” e portare soldi al Vaticano, umiliando i pediatri calabresi, che per specializzarsi devono comunque recarsi a Roma, e offendendo l’ospedale di Cosenza”.

Sempre secondo il medico, “Medicina a Cosenza porterebbe di sicuro due benefici: accademico, il primo, perché ci sarebbe confronto tra più scuole; il secondo, la presenza di giovani e il ricambio stimolerebbe un aumento di rendimento dei medici più anziani, con benefici per tutti gli utenti”.

 Eugenio Corcione giustamente afferma che se ci fosse già un nuovo ospedale, avremmo anche la facoltà.  “Siamo l’unico capoluogo che non è riuscito a costruirne uno dalla Liberazione ad oggi, nonostante ne abbia estremo bisogno. Scelgano gli urbanisti dove erigerlo, purché sia funzionale e ben collegato alle vie di comunicazione principali e … con l’Annunziata? Rattoppare un ospedale che fa schifo è solo una spesa superflua. Farne uno nuovo significa creare sviluppo”.

Il progetto di portare la facoltà di Medicina a Cosenza è simile ai monsoni, torna sempre ciclicamente”.

Melina Rende

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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto