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4 settembre 2012

Riforma delle professioni: pubblicità ammessa sui media

La riforma sulle professioni autorizza i professionisti e i lavoratori autonomi a fare pubblicità delle prestazioni professionali, sul modello di una sorta di “aziendalizzazione” delle professioni. Per l’Antitrust la pubblicità potrebbe colmare il differenziale informativo tra cliente e professionista, in modo che il cliente possa scegliere al meglio a chi rivolgersi.

L’articolo 4 del Dpr stabilisce, infatti, che farsi pubblicità è lecito, e peraltro rispetto ad alcuni codici deontologici non cambia quasi nulla. Già nel 2005 i notai avevano introdotto la pubblicità informativa, che però nel 2008 fu rivista nell’ambito di un processo di autoriforma.

Forse la formulazione letterale del comma 1 dell’articolo 4 fa sorgere qualche dubbio, poichè recita: “l’attività delle professioni regolamentate”, ecc. mettendo in dubbio sa sia legittimo pubblicizzare prodotti e servizi complementari dei professionisti iscritti ai singoli ordinamenti professionali.

In realtà la legge Bersani parlava di “caratteristiche del servizio offerto”, precisando che la pubblicità comparativa “in senso stretto” non era ammessa. Ora non esiste uno specifico limite normativo, anche sta al buon senso non citare esplicitamente un professionista concorrente per metterlo in cattiva luce e farsi pubblicità infangando un collega.

Ancora, nel testo del Dpr non compare alcun riferimento ad una “preventiva verifica della pubblicità da parte degli Ordini, comportamento preventivo e garantivo, ma potenzialmente lesivo della concorrenza, secondo l’Antitrust. Resta valido, invece, il potere di verifica ed un eventuale sanzione ex post, in caso di cattivo utilizzo di forme pubblicitarie.

 

Foto da: Ijobs.it

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