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8 ottobre 2012

Bennato a Bagnoli: notte di musica e riflessione

L’Arenile Reloaded continua a viziare Napoli e i suoi abitanti. Il club, infatti, sembra ormai essersi impegnato, nell’ambito che la propria attività consente, a favore della città.

In un lasso di tempo relativamente breve, la discoteca ha organizzato il concerto dei Planet Funk  – band di importanza internazionale che vanta, tra i sue elementi, due ragazzi partenopei -, ha curato “Una notte in un capolavoro” presso il complesso museale di Capodimonte e ha allestito l’esibizione di Edoardo Bennato.

Quest’ultimo evento, svoltosi sabato 6 ottobre, ha radunato ben 5.000 persone sulla spiaggia di Via Coroglio, simbolo imprescindibile della storia della città. Parlare di concerto sarebbe riduttivo perché Bennato, simbolo internazionale dell’eclettismo napoletano, non si è limitato ad una sterile esecuzione del suo vastissimo repertorio. Energico come il più esemplare degli “scugnizzi”, il “giovane” sessantaseienne ha dato vita ad una vera e propria notte d’arte, a cavallo tra musica e fotografia.

Alle spalle del cantante, armato di magliette con le scritte “Campi Flegrei” e “Nisida”, si sono susseguite alcune immagini suggestive di Napoli.

L’atmosfera si è riscaldata sempre di più, grazie alle sue canzoni, al cuore pulsante della città, all’arsura del suo orgoglio e della sua voglia di riscatto.

Le foto di Posillipo e Scampia hanno saputo ben rappresentare i due volti della città: da un lato la pienezza del mare limpido, le case dal panorama invidiabile e il benessere ostentato da una fiorente ricchezza, dall’altro la desolazione degli spazi vuoti, l’inadeguatezza di costruzioni lasciate a se stesse e le piaghe di una povertà abbandonata.

Le due facce di Napoli sono poi diventate metafore d’Italia, dalla città si è passati alla Nazione, dai luoghi ci si è spostati sui visi. Viene elogiata l’Italia migliore e sbeffeggiata quella peggiore. Sono stati contrapposti la contemporaneità di un paese disorientato e il passato più celebre e importante: Totò, Sophia Loren, Marcello Mastroianni, Anna Magnani, Vittorio Gassman, Massimo Troisi e i fratelli De Filippo si susseguono sullo schermo.

A differenza di altri artisti partenopei, Bennato non ha mai abbandonato la sua città nonostante il successo ottenuto in carriera.

Fu la madre, Adele Zito, che spinse i figli a seguire le lezioni di fisarmonica e gli americani a Napoli che fecero loro riscoprire il rock’n’roll; le influenze napoletane (Peppino di Capri e Renato Carosone) fecero il resto.

Bennato è stato il primo a riempire lo stadio San Siro di Milano con oltre 60.000 persone ed è stato, inoltre, il primo italiano a cimentarsi con l’armonica a bocca. Tra i rocker italiani più celebri, è stato il primo cantante italiano a essere etichettato come “punk”.

Nessuno più di lui avrebbe potuto rendere onore a Napoli e alla sua periferia, a quel lungomare deturpato dallo scheletro di un tentativo malriuscito di siderurgia italiana.

Nato a Bagnoli, figlio di un impiegato dell’Italsider, Bennato ha infuocato l’Arenile.

 «Voce incosciente, insidiosa, insolente/ Amara, ammaliante, miracolata irriverente/ Ma è la mia città/ Ma domani chi lo sa/ Vedrai che cambierà/ Magari sarà vero/ Ma non cambierà mai niente/ Se ci credo solo io
(da La mia città, di E. Bennato)

 

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