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7 ottobre 2012

Come s’industria il Classico in una metafora moderna

Il significato di cosa implichi coniugare il progresso con la tradizione viene espresso tramite la metafora permanente della Centrale Montemartini.

Nella notte bianca della cultura a Roma in cui 60 spazi espositivi sono schiusi gratuitamente al pubblico, soffermarsi nella romanità trasteverina d’ ostiense vale ricordare che le metafore sono spesso come detti antichi, parole sagge confuse nella tradizione.
L’ esposizione della centrale ricostruisce i complessi monumentali antichi della classicità ritornati alla luce durante gli scavi di Roma del tardo Ottocento e ne ripercorre lo sviluppo storico, dalla città classica dell’ età repubblicana fino a quella tardo imperiale.

All’ esposizione fa da sfondo il primo impianto pubblico romano per la produzione di energia elettrica. Anzi a ben vedere le prospettive si confondono perché nessuna, classicità e progresso, è in grado di coprire con la propria ombra l’ altra che resta ugualmente protagonista parallela solo per l’ incomunicabilità data dalla rilevanza che detiene in sé.

I due momenti rappresentano la tradizione classica e il progresso scientifico, senza i quali non esisteremmo secondo l’ identità che riconosciamo, secondo lo sviluppo storico che ci è dato come assodato. I due piani non possono incontrarsi perché troppo lontani ma sono lì a ricordare quello che hanno significato e come hanno vicendevolmente contribuito al nostro ciclo individuale. La memoria di uno dei primi ambienti industriali romani esaltati dal biancore dei marmi antichi risultano accostati in una scelta ardita e moderna al contempo.

Come scegliere di non lasciare al livellamento ciò che è stato e ciò che si è evoluto, come riconoscere la grandezza dei classici e il debito alla scienza lodando il progresso e la grandezza mentre si cade nella decadenza. La decadenza è segnata dalla mancanza di riconoscimento degli individui quali risultante di un processo evolutivo culturale e scientifico quindi profondamente debitorio nei confronti degli avi ma validamente in grado di essere fiero e per questo energico nei confronti del futuro.

La riflessione deve forse aprire a un varco che attraverso la dialettica per piani possa introdurre un nuovo un altro diverso altro piano di riflessione che del percorso nel segno della decadenza sia il fattore controtendente.

 

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