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14 ottobre 2012

Scheletri Giganti

Nel 2004 alcuni ricercatori del Team National Geographic (troupe indiana), impegnati in una missione esplorativa nel deserto dell’India, dichiararono di aver scoperto i resti di uno scheletro gigante. La notizia, corredata da immagini piuttosto eloquenti, in breve tempo fece il giro del mondo. Di lì a poco, il governo indiano trasformò il sito archeologico in area protetta. Questo evento ebbe il pregio di riportare l’attenzione sul tema dei Giganti dell’antichità, divenendo ben presto il primo di una lunga serie. Dopo qualche anno, infatti, si scoprì che il retaggio archeologico recente pullulava di siti del genere. Solo negli ultimi anni, in diverse regioni del mondo erano stati rinvenuti una ventina di crani giganti. I siti coinvolti si troverebbero in India, Arabia Saudita, Israele, Sud America e chi più ne ha, più ne metta.

Tuttavia, a gettare acqua sul fuoco, successivamente ci ha pensato il Cicap. Il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale, infatti, ha rivelato alcuni retroscena relativi alla scoperta indiana, criticandone apertamente ogni pretesa di autenticità. In pratica, la scoperta indiana non era altro che una bufala.

Detto questo, è necessario aprire una breve parentesi sul significato storico e culturale che il mito dei giganti ha assunto nelle epoche remote.

Il mito dei giganti affonda le proprie radici nell’antichità. Secondo la tradizione biblica, i Nephilim (i Titani) erano nati dall’unione tra esseri discesi dal cielo e donne terrestri. Erano gli eroi dell’antichità. Autori di gesta prodigiose e di opere maestose. Pedro De Los Rios, autore di un antichissimo manoscritto messicano, racconta che gli antichi popoli del centro America, erano soliti definirli Tzocuillexo. Per i Maya, invece, essi erano i Quinatezmin. Erano altissimi, fortissimi, invincibili. Erano i dominatori incontrastati della Terra. “Sbarravano il corso dei fiumi con le mani”, così recita un’atavica opera d’origine africana. Ma l’elenco delle opere e delle citazioni letterarie riguardanti il mito dei giganti, sembra essere tutt’altro che inconsistente. Stando ad alcune ricerche, sembra che moltissime popolazioni antiche fossero consapevoli dell’esistenza di questi eroi del passato.

Ad ogni modo, secondo la scienza ufficiale, la razza dei Nephilim non sarebbe mai esistita, se non nella fantasia degli antichi narratori del passato. Del resto, finora non esistono prove che possano indurre la scienza ad una revisione del proprio pensiero. Tuttavia, al di là delle disquisizioni sull’autenticità degli antichi manoscritti, è opportuno concentrarsi su altre questioni. Sulla Terra vi sono moltissimi siti archeologici. Alcuni di questi nasconderebbero dei misteri piuttosto clamorosi. Misteri allusivi, occulti, forse un po’ troppo esoterici.

Al di là del vero e del falso, secondo alcuni ricercatori non ortodossi, nei più remoti e sperduti anfratti terrestri si celerebbero segreti inconfessabili, verità occultate dal tempo e destinate a stravolgere la nostra vita quotidiana. Molti ricercatori new age, continuano a sostenere che sottoterra, insieme alle ossa dei dinosauri, ci sarebbero i resti di esseri umani di enorme statura. Fantasie o verità rimosse e dimenticate?

Lo abbiamo chiesto (telefonicamente) all’Archeologo Riccardo Chessa, il quale ha espresso  la sua opinione scientifica a noi di Controcampus : “L’archetipo dei giganti affonda le sue radici nel lontano passato, in un’epoca caratterizzata da capacità percettive e canoni estetici piuttosto ancestrali. E’ probabile che in epoche remote ci siano stati esseri umani più alti rispetto alla media, ma non credo si possa parlare di scheletri pari a 5 o 6 metri. Semmai, alcuni uomini avrebbero potuto superare il metro e ottanta, sembrando giganti agli occhi di chi invece non superava il metro e mezzo. Non credo si possa ipotizzare che le piramidi siano state edificate dai giganti, perché non esistono prove che possano confermarlo. Del resto, l’archeologia ufficiale ci ricorda che gli egizi nel 5000-6000 a.c. già possedevano tecnologie piuttosto avanzate che gli permettevano, ad esempio di concentrarsi esclusivamente su alcune attività, come la costruzione delle tombe dei faraoni. Gli antichi egizi, infatti, devono gran parte dei propri successi all’impeccabile conoscenza dell’agricoltura. Una conoscenza che ha permesso loro di concentrarsi su attività ben più rilevanti”.

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