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30 ottobre 2012

The Walking Dead – Al via la terza stagione

Chi pensava di trovarsi davanti la solita storia incentrata sugli zombie in stile Resident Evil ha già da tempo dovuto arrendersi di fronte all’evidenza di una  serie brillante. Pur non avendo un concept apparentemente originale The Walking Dead riesce a stupire grazie alla profondità dei personaggi, al valore estetico di una regia pregevole e di un montaggio sempre attento e complementare ai ritmi imposti dalla narrazione,  a una sceneggiatura che alterna tempi che, come gli zombie, sono morti solo in apparenza e sfrenate corse per la sopravvivenza. Non manca poi certo l’elemento splatter, la violenza e la brutalità di un mondo capovolto e dominato dalla morte che esige come prezzo da chi vuole sopravvivere la perdita di qualsiasi forma di innocenza. L’atmosfera che si respira, per quanto paradossale, diventa reale grazie alla abilità del lavoro di post-produzione ma soprattutto grazie alla credibilità della perdita di una qualsiasi forma di bontà dinanzi alla catastrofe.

La prima stagione è stata in grado di accennare una prima trasformazione mutando l’ottimismo in pessimismo, la speranza in desolazione, la vita in lotta per la sopravvivenza. Nella seconda il colpo è forse stato ancora più brutale: ogni progettualità divina viene sommersa dalla marcescenza della carne, senza alcuna pietà per nessuno. Cosa aspettarsi dunque dalla terza stagione? Qual è il passaggio successivo.

A giudicare dai primi due episodi della terza stagione (trasmessi da Fox in prima visione) la strada sembra essere quella giusta. L’arrivo in un carcere infestato dagli zombie e la sua liberazione, che permette di trasformarlo in una casa quantomeno provvisoria, fa intendere il cosa è accaduto dopo la fine della pace legata alla fattoria pacifica e tranquilla in cui i protagonisti risiedevano. Shane è ormai solo una lontana ombra e Rick, ormai senza rivali, domina il branco di umani che si è spostato senza pace per mesi da un posto all’altro in cerca di una dimora stabile.

Il carcere offre delle sorprese ma soprattutto permette di comprendere la profonda trasformazione di Rick, ormai tramutatosi in un leader abile e spietato. Ed è forse questa la forma in cui Shane sembra essersi reincarnato, cancellando la parte più pura di Rick, quella che era solita “farsi scrupoli” quando arrivava il momento di agire.  Ora Rick ha imparato la lezione e di fronte all’incertezza distrugge e uccide. Il buono sembra essersi trasformato in una macchina da guerra che ha lasciato la speranza molti chilometri indietro, sulla strada che da Atlanta l’ha portato a capire che il mondo è irrimediabilmente infetto, così come gli zombie ma soprattutto come l’anima degli uomini che lo abitano.

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