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12 novembre 2012

Caos in biblioteca Unisa: le istituzioni, “Scarsa sicurezza in tutto l’ateneo”

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Caos in biblioteca Unisa

Caos in biblioteca Unisa

Caos in biblioteca Unisa – Biblioteca terra di nessuno: vandalismo ed oscenità in pubblico. L’appello alle istituzioni: «Basta pagare le conseguenze del blocco del turnover».

Un periodo non proprio roseo per l’Università degli Studi di Salerno. Dopo il caso scoppiato nella Facoltà di Medicina e Chirurgia lo scorso Ottobre ecco che è pronto a venir fuori dell’altro, e proprio nel momento in cui in Italia si celebra la “settimana della non violenza a scuola“. Questa volta non c’entrano le facoltà tanto meno i docenti, questa volta ad essere messa sotto “inchiesta” è la biblioteca E. R. Caianiello e purtroppo non servono i 4 premi di ricerca conquistati dall’Ateneo a distogliere lo sguardo.

Caos in biblioteca Unisa – I FATTI – Lo scorso Ottobre sono state rinvenute scritte in ogni dove contenenti il simbolo di Forza Nuova. La biblioteca tramite una nota postata nel gruppo facebook si è appellata alla civiltà dei fruitori della struttura nell’osservanza «delle regole minime della civile convivenza, che impongono il rispetto degli spazi comuni e soprattutto del lavoro altrui!». L’appello aveva come scopo quello di essere recepito dagli studenti ma ha avuto un altro risvolto. Alcuni studenti hanno lamentato la poca fruibilità degli spazi della struttura e la scarsa sicurezza «io sono stata varie volte a studiare in biblioteca, – lamenta Linda Gallo – arrangiandomi a studiare anche sulle scale, dato che spesso i banchi erano occupati da libri e quaderni senza proprietari, ho studiato persino fra scaffali pieni di libri non catalogati, lasciati alla mercè di chiunque». Ovviamente la replica della biblioteca non è mancata rendendosi disponibile all’ascolto e all’interazione con i fruitori della struttura.

Caos in biblioteca Unisa: ecco cos’è successo, le indagini su alcuni episodi

Successivamente al caos in biblioteca dell’Università di Salerno, le nostre indagini ci hanno portato a conoscenza di alcuni episodi che hanno confermato i malumori emersi tra gli studenti poco tempo prima:

  • dietro alcuni scaffali della biblioteca una studentessa praticava atti osceni;
  • in un’aula presente nella struttura ad uno dei tavoli adibiti allo studio un praticava atti osceni alla presenza di altri studenti;
  • in un’aula presente nella struttura è scoppiata una rissa tra due ragazzi dovuta al disaccordo sull’accensione del condizionatore, dalla collutazione una ragazza estranea ai fatti ha riportato ferite;
  • in un’aula presente nella struttura, una dipendente nel corso della sua attività lavorativa, è stata palpeggiata da uno studente.

La reazione dei dipendenti sul caos in biblioteca Unisa non è del tutto assente. Nel frattempo il personale dell’area al pubblico e gli addetti al part-time dopo aver provato a contattarci per rendersi disponibili a lasciare dichiarazioni e far luce cosi sui fatti, improvvisamente si ritirano in un “voler conservare il fatto e di poterlo risolvere da soli” – ci dice R. R. dipendente della biblioteca – non rilasciando dichiarazioni soprattutto a seguito di comunicazione amministrativa del prossimo tavolo di concertazione indetto dal Rettore. ma c’è chi raccomanda prudenza come A. B., dipendente della Biblioteca:

È ancora presto per fare valutazioni definitive sul caos in biblioteca. A breve è fissato un confronto tra dipendenti e dirigenti nel quale cercheremo di fare il punto della situazione e prendere le misure del caso. Preferiremmo aspettare che le acque si calmino prima di rilasciare dichiarazioni di un certo tipo. Tutto quello che posso dire è che noi tutti, dipendenti e personale vario, ci auguriamo per il futuro che i rapporti con l’utenza si mantengano rispettosi e civili com’è stato fino ad ora. In fondo non è bello che per colpa di una sparuta minoranza a rimetterci sia quella maggioranza sana che ci permette, ogni giorno, di lavorare in condizioni di assoluta efficienza e serenità”.

E c’è chi come S. M., impiegata amministrativa, chiede più rispetto ed educazione da parte dei fruitori della struttura: “Mi auguro che gli episodi sgradevoli siano finiti qui. Sappiamo che alcuni dei responsabili di questi gesti sono stati fermati e che saranno presi provvedimenti, anche severi, nei loro confronti. Per il momento, di comune accordo con gli altri colleghi, preferiremmo prenderci ancora del tempo prima di parlare di vere e proprie contromosse. Insistere sugli episodi non fa bene a nessuno e si rischia di sollevare polveroni inutilmente col rischio di perdere di vista la richiesta che noi, dipendenti e personale, vorremmo fare all’utenza: più rispetto e più educazione”.

Dichiarazioni di tutto rispetto, ma che comunque non possono giustificare in nessun caso il verificarsi di episodi di violenza e oscenita, anche se fossero mossi da una minoranza, verso gli sfortunati che in quel momento si trovano coinvolti e a pagarne le conseguenze. Poco rispetto da parte dei fruitori? Poca attenzione da parte degli addetti? Non siamo certo noi a poterlo stabilire, nostro compito resta solo quello dell’informazione, sperando che chi preposto ne adotti le dovute misure, non solo di punizione post, ma anche di prevenzione ante causa. Certo è che non si può tollerare l’esistenza di tali fatti fossero anche di più esigua minoranza. Ma a questo punto il nostro dubbio rimane circa l’improvviso cambio di rotta del personale nel volerci lasciare dichiarazioni, è per questo che la cosa più opportuna da fare ci è sembrata quella di rivolgerci al Capoufficio Mariarosaria Califano, responsabile del “servizio al pubblico della biblioteca“ al fine di capire come può essere giustificata una tale “criticità”.

Caos in biblioteca Unisa: dal Capo Ufficio agli studenti e alle associazioni

«Sono episodi inqualificabili che spero non accadano più» confidando nel lavoro degli organi accademici al fine di applicare le dovute sanzioni ai trasgressori coinvolti nelle vicende, lancia un appello agli studenti e alle associazioni «bisogna fare fronte comune con i dipendenti. Se dobbiamo usufruire di un’area dedicata al pubblico -spiega la Califanodobbiamo usufruirne appellandoci al nostro senso civico. Dobbiamo uscire dalla logica del pedone e dell’automobilista. Se siamo pedoni, l’automobilista ha torto e viceversa. Bisogna che l’utenza, certa utenza, impari a mettersi nei panni del dipendente, che è lì per fare il suo lavoro con la passione di chi come noi vorrebbe fare della biblioteca un luogo “sacro”, dove ognuno possa sentirsi a suo agio. Ogni giorno nella struttura entrano più di 1500 persone e noi lavoriamo per farla funzionare nel migliore dei modi ma per farlo serve anche l’aiuto di chi utilizza questi spazi. E’ opportuno, dunque -conclude- concepire la biblioteca come luogo comune nel rispetto delle minime leggi di convivenza civile».

Il diritto allo studio viene nuovamente attaccato. Allarmanti fatti di cronaca, che mettono a repentaglio la tranquillità e la sicurezza di chiunque oggi giorno frequenta posti come l’università e la biblioteca per accrescere il propio bagaglio culturale, andandoci privo di ogni contromisura, certo che possa dedicarsi allo studio, avendo pagato caramente per poterlo fare e per poter usufruire di determinati spazi. Gli studenti e gli utenti chiedono certo contromisure ma ancor prima di queste, prevenzione, per sentirsi sereni di condividere ampi spazi con l’inetera utenza che la frequenta.

Comune l’orientamento dei sindacati sul problema che chiedono maggiore sicurezza, propongono nuove regole, e vogliono che le regole di civiltà che vigono nelle strutture siano rispettate, pena le sanzioni previste.

Caos in biblioteca Unisa: il punto degli esperti, la psicologa Anna Quaglia

Per capire maggiormente le cause di questi atteggiamenti abbiamo chiesto il parere di Anna QuagliaPsicologa Clinica e di Comunità e Psicoterapeuta Cognitivo – Comportamentale,, circa le cause di questi atteggiamenti e circa gli interventi da tenere con questi soggetti evidentemente disturbati.

Dott.ssa Quaglia, come spiega atteggiamenti del genere?

«I comportamenti succitati riguardano una difficoltà, oggi molto visibile, nel controllo dei propri impulsi e dei propri istinti: la rabbia, l’aggressività. Ciò che si pensa viene compiuto immediatamente sul piano comportamentale, senza limiti, senza controllo e senza pensare o avere paura delle possibili spiacevoli conseguenze associate a quel determinato comportamento. Oggi viviamo in un mondo fatto esclusivamente di immagine e di superficie. I rapporti interpersonali sono vuoti, senza contenuti. Ci troviamo di fronte a tanti adolescenti e giovani che sono tanti bei contenitori, ma privi di contenuti, quali il pudore, la sensibilità verso l’altro, il rispetto per l’autorità ed il prossimo … e questi sono solo alcuni esempi ….»

Da cosa deriva il disturbo sessuale nei giovani per di più giovani studenti?

«La rottura degli argini sul piano del lecito, del consentito, è la chiave per spiegare l’aumento dei disturbi del controllo nell’ambito sessuale. I Mass-media, che sono il principale canale visivo dei giovani e, quindi, il più efficace, propongono modelli di chiara impronta sessuale. E’ come se la sessualità fosse diventato l’unico veicolo di divertimento e di conoscenza tra i giovani, i quali vivono, manifestando fattivamente, solo la parte materiale e superficialissima della sessualità. L’intimità viene vissuto solo come mera scarica sessuale, ma senza i sentimenti: c’è il godimento, ma non c’è il desiderio. Senza la costruzione del pudore, del rispetto per la persona, dell’ascolto dei propri desideri ed emozioni, senza una buona dose di tolleranza alle frustrazioni della vita, al sacrificio, all’impegno e allo sforzo per ottenere qualcosa, sarà impossibile uscire da questi loops di perversioni».

A chi sono da attribuire le maggiori responsabilità? Alle famiglie? Alla scuola o alla mancanza di opportuni controlli?

«Non c’è un unico responsabile dello sconfinamento di tali comportamenti, ma, sicuramente, la mancanza di autorità, sia in famiglia che a scuola, è la principale fonte di rottura degli argini. Se una madre gioca a fare l’amica, non attivando determinati sistemi di controllo, o un padre ha paura di dimostrare la propria autorevolezza, per cui diventa un “subordinato” del figlio, si sviluppa nel bambino e poi nell’adolescente, la percezione di sé di essere “invincibile”, di poter “sfidare” tutto e tutti, di poter fare qualsiasi cosa, dato che tutto è consentito ed accessibile facilmente, senza troppi sforzi. Ovviamente lo stile educativo genitoriale attuale, fatto di pochi “no” e di tanti “si gratuiti”, di tanti premi ottenuti senza il minimo sforzo, diminuiscono la tolleranza alle frustrazioni normali della vita quotidiana, aumentando la probabilità di trovarci al cospetto di situazioni in cui i limiti sono stati oltrepassati con estrema facilità. Gli esempi, tornando all’oggetto dei quesiti, potrebbero essere proprio le situazioni riscontrate all’interno dell’ateneo».

Come è opportuno intervenire nei confronti di:

  • chi presenta questi disturbi «Innanzitutto, bisognerebbe agire in via preventiva: dare maggiore risalto al fenomeno; far capire, ampliando l’informazione su tali problematiche e sulle conseguenze a lungo termine, che si sta sfociando in una vera e propria psicopatologia. E’ necessario, poi, fornire l’università di una rete di consulenti ed esperti psicologi che possano occuparsi dei casi specifici e dare una corretta informazione su larga scala, e dare un aiuto specializzato a chi presenti tali problemi. Professionisti in grado di valutare la gravità del disturbo ed intervenire adeguatamente ed il più prontamente possibile».
  • chi subisce tale disturbi come nel caso della ragazza dipendente dell’giovani studenti «Per chi subisce tali comportamenti parliamo di una vera e propria “violenza subita”, per cui dovrebbero essere valutate le stesse misure di intervento, considerando la gravità dei danni subiti dalla persona e le conseguenze che possono riflettersi sulla sua personalità e sulla sua vita futura».

È possibile dunque riassumere quanto detto finora con una soluzione che, come sottolineato più volte, non interessa solo quanto accaduto ed il caos in biblioteca Caianiello Unisa, ma tutte le altre strutture che esistono nell’Ateneo: la mancanza di controlli all’interno del plesso universitario, la inesistenza di misure ex ante. Come dimenticare il caso isolato di violenza sessuale ad una ragazza disabile nei bagni del terminal qualche anno fa? e il ladro che si aggirava nelle Facoltà di Lettere e Filosofia e Scienze della Formazione pronto, nei momenti di pausa, ad entrare furtivamente nelle aule vuote e frugare nei portafogli degli studenti? Solo in quelle circostanze abbiamo visto le autorità competenti, girare per le zone colpite, vestiti in borghese anche se facilmente riconoscibili (vestiti di nero con un’auricolare bene in evidenza). Non vogliamo che l’Università diventi terra di nessuno e tantomeno che vengano presi provvedimenti quando ormai sia troppo tardi.

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