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8 novembre 2012

Il flauto magico: giocando s’impara

L’essere umano è per natura spinto a vivere in gruppo, all’interno di società costruite sulle interazioni tra questi gruppi. In esse, la vita di ogni individuo è scandita dal costante rapportarsi con i propri simili, contatto dal quale si possono instaurare legami molto forti oppure che può degenerare in scontri e contrasti.

Il flauto magico

Il flauto magico

Tutte queste logiche di convivenza generano problemi che spesso non sono gestibili dai singoli individui ed è qui che dovrebbero intervenire le istituzioni.

A volte il sostegno che queste forniscono è davvero valido. Altre meno. Questo fatto è legato principalmente alla società in cui ci si imbatte (le istituzioni europee forniranno un supporto indubbiamente più valido rispetto a quelle di un paese africano ancora in corsa per la democrazia).

A prescindere da questo, spesso le istituzioni non sono in grado di rispondere alle esigenze dei cittadini, i quali hanno bisogno di un sostegno che sia molto più vicino a loro, meno burocratico e più attento agli ambienti in cui essi vivono.

In questo, l’apporto di molte associazioni è fondamentale. Esse nascono negli stessi ambienti cui appartengono i loro interlocutori e, pertanto, sanno muoversi molto più agilmente, con molta più efficacia, molta più conoscenza e consapevolezza e riescono a rispondere sempre meglio alle necessità di persone che conoscono molto da vicino.

Ogni associazione ha i suoi metodi e i suoi principi. L’associazione Il flauto magico, attiva nell’interland romano, ha fatto del “gioco” il suo credo e lo usa come metodo di approccio per il fatto che esso è un potente strumento di amalgamazione.

Dal 1994 quest’associazione organizza attività di ogni tipo e offre sostegno a una grande varietà di persone, aspetti che ora approfondiremo tramite le parole del direttore e legale dell’associazione Fulvia Coen:

Come e perché nasce il Flauto Magico?

Il Flauto Magico nasce nel 1994 per volontà di un gruppo di educatori, ludotecari, animatori, burattinai, attori, ricercatori sociali, psicologi, uniti dal desiderio di creare occasioni ludiche e ricreative dedicate principalmente ai bambini e ai ragazzi ma anche agli adulti che d’infanzia e adolescenza, in diverse forme, si occupano.

Tutte le nostre energie sono da sempre concentrate nel promuovere e realizzare eventi sul territorio che, pur privilegiando un approccio ludico e piacevole all’esperienza proposta, rappresentino a medio e lungo termine momenti di crescita e di conoscenza.

Ci piace pensare che con il nostro lavoro e impegno quotidiano stiamo contribuendo alla costituzione di una reale “cultura dell’infanzia”.

Perché la scelta del “gioco” come forma di insegnamento?

Non ci piace tanto definirci come qualcuno che “insegna” quanto come chi offre l’occasione, gli strumenti per scoprire e conoscere insieme, e quindi imparare.

Negli anni ci siamo specializzati nel “gioco”, profondamente convinti delle enormi potenzialità come strumento di apprendimento, formazione e crescita nonché della sua valenza auto-educativa in ogni fase della vita.

Giocare significa avere un obiettivo comune, rispettare alcune regole, mettersi alla prova e trovare soluzioni. Attraverso il gioco si entra in relazione con gli altri e attraverso il gioco è possibile stimolare la fantasia e vedere la realtà da angolature diverse.

Questo metodo ha dei limiti o è efficace a prescindere da età ed estrazione sociale dell’interlocutore?

Potenzialmente non ci sono limiti, l’importante è tener conto delle caratteristiche fisiche e intellettuali delle diverse età in modo da ideare e realizzare le attività più adeguate.

Ci occupiamo anche di attività che coinvolgono bambini piccolissimi o genitori e bambini insieme, o solo per adulti. La dimensione ludica è una dimensione universale.

Qual è la forma di espressione e comunicazione (rappresentazioni teatrali, lezioni frontali, focus group, ecc) più adatta al vostro metodo d’insegnamento? 

Negli anni abbiamo sperimentato con successo diverse formule di “divulgazione culturale” cercando cioè di tradurre, attraverso linguaggi e codici comunicativi facilmente comprensibili, gli argomenti più vari: storia, archeologia, l’accettazione della multiculturalità, arte, ambiente, alimentazione, attualità, riciclo, letteratura, mondo animale, igiene, tutela dei diritti, ecc.

Le occasioni sono state molteplici, dal centro estivo al campo scuola, dal laboratorio tematico con pochi bambini all’evento di piazza, cacce al tesoro per il quartiere, conferenze-spettacolo, teatrini dei burattini, concorsi, mostre e tanto altro.

Spesso ci siamo accostati al teatro soprattutto per la disponibilità di linguaggi espressivi che la drammatizzazione permette di mischiare insieme. Grande interesse e stimolo ha rappresentato per noi l’incontro con l’arte di strada e il teatro di figura.

Qual è il vostro ruolo nella società?

Potremo definirci come uno strumento di crescita, un veicolo che chiunque, bambini, famiglie e scuole, può usare per confrontarsi e conoscere, attraverso il gioco, tematiche e argomenti di tutti i tipi. In questo modo offriamo opportunità di sensibilizzazione, divulgazione, occasioni di socializzazione, occasioni di confronto e formazione anche per adulti che lavorano o hanno a che fare con il mondo dell’infanzia.

Quanto è importante l’apporto di associazioni come la vostra nella società?

L’apporto di associazioni come la nostra spesso si nota quando manca. Soprattutto per la natura poliedrica e mobile, è un lavoro che ha in se l’aggiornamento continuo e serve quindi ad integrare e mettere in comunicazione persone e realtà diverse, fornire stimoli nuovi e occasioni di confronto a chi opera in ambienti in cui spesso si lamenta proprio la mancanza di stimoli.

Tentiamo di offrire la possibilità di fare altro rispetto al quotidiano e rispetto a quello che la televisione, il computer, i mass media propongono senza però negarlo ma spiegando che accanto a questo esiste anche altro. 

Quali sono i programmi per il futuro?

Le nostre attività al momento vanno da quelle più concrete come i servizi alle famiglie, ad esempio i nostri centri estivi, all’intrattenimento attraverso letture, giochi, organizzazione di feste, alla divulgazione culturale con spettacoli, laboratori e altro.

Per il futuro intendiamo sviluppare i nostri programmi legati alle attività di gioco come strumento per affrontare il disagio sociale in Italia e all’estero; contribuire al superamento delle barriere della così detta disabilità attraverso l’integrazione tra normodotati e diversamente abili in attività professionali legate ai nostri ambiti; potenziare le nostre attività di formazione degli operatori e animatori in modo da contribuire a qualificare sul versante tecnico-scentifico e culturale queste figure professionali.

Filantropia, solidarietà, crescita spirituale e culturale, amicizia e tanto altro, il tutto senza vincoli di età, estrazione sociale, lingua e cultura e, soprattutto, fatto “giocando”. Decisamente un bel modo di passare il tempo rendendosi utili agl’altri e anche a se stessi

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