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21 novembre 2012

“In Unical, Salomon Resnik!”. “Who is?”

… Alike together to Freud and Jung, really!”. E quando dicevamo che ‘due ‘notizie_eventi inauguravano l’a.a. 2012 – 2013’, non dicevamo tutto, giacché l’Evento si è consumato il venerdì scorso, 19 ottobre 2012, con la laurea ad honorem a Salomon Resnik a Unical.

E, per quanto auspicata la ‘certa presenza di addetti ai lavori’ (cfrCalabria OraResnik, la psiche come missioneG. M., 17.10.2012, pg. 35), gli stessi hanno preferito far mostra di sé nel  ridotto del teatro di rappresentanza cittadina, leggi Teatro Rendano, nella giornata organizzata in convegno, — questo sì per addetti  —, dall’AIoN, il cui vicepresidente,  Gaetano Marchese ha tosto vergato l’articolo citato per inneggiare all’arrivo di notabile maestro e personaggio, quale Salomon Resnik è.

La città di Cosenza era presente alla premiazione di Resnik, affidandogli il ‘premio Telesio d’Argento”, nel salone di rappresentanza di Palazzo dei Bruzi, post cerimonia di laurea.

Chi abbia psicanalizzato chi, non è dato di sapere; la città continua nella sua ubriacatura provinciale, tra slanci culturali e nefandezze quotidiane!

L’evento Unical Salomon Resnik!”. “Who is?

Siamo davanti all’Aula Magna dell’Unical, è venerdì, ore 16,20. Ci sentiamo tanto in una spy story, con digitale al seguito, per riprender l’evento epifanico.

A ricevere l’ennesimo titolo onorifico che si aggiunge a tutti gli attestati che saranno presenti nel suo studio, che immaginiamo come la spelonca di Platone, un personaggio eclettico d’eccezione

Questo ‘artista della mente che si sdoppia’ dopo il calore dei passati passaggi in città bruzia, si sarà meravigliato o, forse, per niente, nel vedere che il calore c’era lo stesso, ma il numero degli accademici, che avevano partecipato alla preparazione della cerimonia ‘clou’, erano punto pochi in sala. ‘Era venerdì’, qualcuno di loro, rammaricato ebbe a dirmi.

Rivelato l’arcano, dunque, Laurea honoris causa in Scienze filosofiche al prof. dr. Salomon Resnik.

La facoltà di Lettere e Filosofia dell’Unical ebbe a cominciare l’iter  su proposta di Mario Alcaro, allora direttore del dipartimento di Filosofia, al 25 marzo 2010.

L’assenza di Mario Alcaro, passato nel ‘Mondo dei Più’ nell’arco di questo anno 2012, non ha fermato di certo il rituale cerimoniale di consegna del titolo ad honorem a sì prestigioso personaggio del nostro tempo.

Abitare l’assenza’ è uno dei suoi testi tradotti nella nostra lingua, insieme a molti altri, sintomo, di sicuro, di quella particolare attenzione di un certo nostro modo di ‘essere italiani’, nell’accezione migliore.

La curiosità intellettuale per questo affabile uomo, da novant’anni e più, l’ha guidato da Buenos Aires fino al campus di Arcavacata di Rende (nasce nel 1920), il fatto in sé è perlomeno assai bizzarro, se ci pensate.

Alla ricerca di un posticino equidistante dallo spazio sacro dell’agone cultural accademica, intendiamo gli scranni dei docenti_conferenzieri, in seduta plenaria per siffatta esperienza_occasione, abbiamo assistito alla parte finale della relazione di laudatio, tenuta da Fabrizio Palombi.

La cerimonia volgeva all’acclamazione dell’esimio laudato che, schivo e commosso visibilmente, era in piedi tra gli accademici acclamanti. Pochi, tra il pubblico, nonostante l’invito ad alzarsi in piedi per rendere omaggio, ad averlo fatto.

Salomon Resnik, [‘epigone psicoanalitica dal volto umano tra Jung e Freud’],  nella sua posizione, a mo’ di flauto trasverso, per non volgere le spalle a nessuno, pubblico e accademici, mite e accogliente il plauso degli astanti con umiltà e senza condiscendenza, in una parola,  nella ‘sua propria regalità’, da autentico “Re” della scena.

Presa la parola e messa subito da parte la sua relazione, preparata per l’usuale ‘lectio magistralis’, è andato a braccio come solo un uomo del suo spessore poteva fare, a ‘raccontare’ della sua lunga vita di ‘re’ sulla scena psicoanalitica e culturale ‘en todo el mundo’.

Un effluvio di parole familiari, come rivolte a sodali, in forma colloquiale; in un fluent italian, melodico e con il  ritmo brioso proprio della lingua argentina, armoniosa e vitale ‘en la su palabra’.  Una sorsata d’acqua fresca dopo tanto discettare sulla mente alienata da sé!

Brevemente ringraziando  i suoi natali, i suoi maestri e i suoi sodali , ha ‘scoperto’, per il pubblico presente, le persone cui, nella sua esperienza terapeutica, ha offerto la cura attraverso la sua parola, psicotici o schizofrenici.

‘De-personalizzazione’, ‘A-lienazione’, dicono gli psichiatri canonici, come uno staccarsi da sé, senza più ritrovarsi dentro alcun nucleo possibile, [“una testa senza mondo, (con) un mondo senza testa”, parafrasando Elias CanettiMassa e Potere].

Dis-personalizzazione’ dice Salomon Resnik (e, con lui, tutta la psichiatria della ‘psicanalisi del sociale’,), come persona “Altro da Sé”, non un Vuoto, una tabula rasa, resettata dal suo mondo razionale, semmai con un Mondo di Immagini Altre, attraverso le quali filtra il mondo reale esterno e il suo medesimo ‘se stesso’.

Un Mondo, quello psicotico o schizofrenico, che non è da riempire con le astruserie concettuali del terapeuta; un mondo, il cui linguaggio altro è da ascoltare, semmai,  in contiguità prossimale, impadronendosene, senza sopraffarlo, lasciandolo ‘fluire attraverso le sue proprie immagini’.

Il compito, la ‘cura’ del terapeuta consiste nel fornire il codice di quelle immagini poietiche allo stesso dis-personalizzato (altro da sé), ovvero a-lienato (sic!).

Operazione che implica contiguità del terapeuta con il paziente, una conoscenza profonda di [sé-terapeuta] e delle [proprie personali immagini], da leggersi, nell’insieme, come il risultato di quel percorso, fatto di “analisi didattica, di seminari teorici e di supervisione clinica delle analisi”, a costruire in continuo itinere, il bagaglio intrinseco – estrinseco di ogni buon ‘curatore d’anima’.

È nella speciale relazione di cura che entra in gioco il talento personale del terapeuta, davanti al paziente, come interlocutore attivo, che rappresenta il suo sé – paziente, come in un gioco teatrale, dramma – tizzando la sua esperienza attraverso l’immagine –  palabra, che gli fiorisce dentro.

Può rivelarla in più modi, attraverso tutta la gamma gestuale del proprio corpo, in un continuo acting out, con l’urlo, il pianto, e altro (cfr. l’Urlo di Munch).

La rete protettiva, in cui si ‘recita a soggetto’, è fornita dal gruppo e dalla presenza del terapeuta, che si coinvolge e rimane equidistante.

Il suo è il lavoro dell’antropologo che entra nei panni dell’altro senza indossarli, ‘agendo’ dall’interno dello strumento dell’emozione umana, senza forzature e affidandosi alla sua esperienza di conduzione del magma dell’inconscio, interprete massimo dell’Attore primario, che si muove nel paziente.

Questa incredibile e magica e profondamente umana ‘commedia’ si agisce dentro la comunità terapeutica di gruppo in cui ogni soggetto, terapeuta e pazienti, sono ‘Soggetti – Altro – da – Sé, per quella intera, lunga e breve, esperienza comune, fino al dis-velamento del mistero dell’epilogo finale.

Di Resnik gli studi di Antropologia sociale, nel 1963,  alla “University College” di Londra, e una collaborazione con il dipartimento di psicologia sociale della “LSE”.

Nella città londinese, e siamo sul finire degli anni sessanta, prende contatti con Italo Calvino che, assai interessato ai suoi scritti, lo invita a pubblicare le sue opere presso la Einaudi.

E, qui, si congiunge la vita di questo ‘cultore moderno del rinascimento’, con interesse principe verso arti e scienze umane, alla comunità intellettuale italiana.

In  particolare, a Venezia si realizza un sodalizio che rimane forte da vent’anni, con  la Fondazione Cini, grazie all’incontro, su invito, con  Carlo Ossola e Vittore Branca.

Così Resnik dà continuità al connubio tra la psicanalisi e le scienze e le arti umane, — [visivemaggiori e minori] —, in un ‘continuum creativo’ che accresce la ‘sua cifra terapeutica personale’, andando a reinterpretare le modalità di relazione tra terapeuta e paziente, grazie ad un [‘gioco combinatorio che lega teatro e sogno, persona e molteplicità, affidando la “palabra de sueno”  alla comunicazione non verbale, ossia ad un corpo che ‘parla’ la sua personale epifània (επιφάνεια), quando non si ha modo di rivelarsi diversamente.]

Con natali argentini, ha conosciuto tutti i più grossi nomi della cultura europea, americana, ebraica (genitori russo-ebraici emigrati in Argentina).

Laurea alla facoltà di Medicina di Buenos Aires, con una tesi  discussa sulla Sindrome di Cotard,,  come membro associato dell’Associazione Psicoanalitica Argentina coglie lo spirito del tempo e realizza il suo ‘mestiere di vivere’ con incontri eccezionali, cercati e voluti, tra i tanti,  Melanie Klein, e Donald Winnicott.

Nel 2005, in un’intervista, che cade nel giorno del compimento degli anni, Resnik gioca, con l’intervistatrice,  Valentina Nesci, a raccontare dei “suoi primi novant’anni”

Je me sens très heureux d’entrer dans «mes premières quatre-vingt-dixième années». Je crois que pour vivre il faut penser à l’immortalité. Etant donné que la finitude, bien qu’elle soit vraie, est difficile à assumer. Nous vivons entre deux infinis selon Parménide. Entre les deux il y a l’aventure, la vie où se déroule notre existence et notre vocation d’exister. Intervista al Professor Salomon Resnik, a cura di Valentina Nesci, Rivista internazionale di psicoterapia e istituzioni, numero 10, 2005)

Sono molto felice di entrare nei “miei primi novant’anni“. Credo che per vivere sia necessario pensare in termini di immortalità. Anche se la finitudine è un dato umano, difficile da accettare. Noi viviamo tra i ‘due infiniti’ di Parmenide. Tra di essi si postula l’ avventura, la vita come luogo dove si dipana la nostra esistenza e il nostro scopo di esistere (traduzione di Melina Rende)

Melina Rende

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