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27 novembre 2012

Lella costa al Teatro Massimo di Cagliari

 Cagliari – Il 1° e il 2 dicembre alle ore 21.00 al Teatro Massimo di Cagliari, l’attrice milanese porta in scena lo spettacolo dal titolo “Arie” nato dal dialogo tra musica e parole e scritto insieme a Massimo Cirri e Giorgio Gallione (anche regista).

Lo spettacolo è inserito nel cartellone della Stagione 12-13 del Teatro Stabile della Sardegna. Gli abiti di scena sono dello stilista Antonio Marras.

Sempre sabato 1 dicembre, alle ore 18.00 nella sala Minimax del Teatro Massimo, Lella Costa dialoga con il pubblico in un incontro condotto da Serena Schiffini, giornalista e conduttrice di Radio Rai Sardegna.(ingresso gratuito)

Domenica 2 dicembre alle ore 17.00 l’attrice firmera’ le copie dei suoi libri nel Bookshop del Teatro Massimo.

Lella Costa racconta la nascita dello spettacolo:

Nel marzo del 2010, gli Amici del Conservatorio di Milano hanno deciso di insignirmi del premio “Una vita per la musica”, insieme a Luciana Serra e Liliana Cosi, e scusate se è poco. Lì per lì ho pensato si fossero sbagliati: macchè, me l’hanno confermato. Convinti e contenti. E la motivazione era, tra l’altro, bellissima. E coglieva nel mio lavoro qualcosa “che aveva a che fare con la musica/e il modo in cui la musica scorre, emblema della vita/e come non puoi isolare una sola nota e dire/se va bene o no: devi aspettare/che sia finita”. Questi versi di John Ashbery, scoperti mentre lavoravo al copione di “Ragazze”, alla luce di quel premio acquisivano un valore e un significato ancora più precisi e decisivi: non mi è sembrato saggio ignorare tutte queste coincidenze. E così sono andata a rileggermi i copioni dei miei spettacoli, da “Ragazze” su su fino ad “Adlib”, per verificare se davvero in ognuno di loro ci fosse, più o meno esplicito, più o meno consapevole, qualcosa “che aveva a che fare con la musica”.

E se ci tenete a saperlo sì, c’era. C’era la costante presenza della musica, non solo come semplice colonna sonora, ma proprio come voce altra, come interlocutore e comprimario e complice di palcoscenico; e c’erano anche, in ogni testo, dei brani costruiti con una scansione metrica che li rendeva molto più simili a uno spartito che a un copione, a un assolo che a un monologo . Piccole romanze recitate. Arie.

Riproporle, oggi, non vuole essere soltanto una sorta di rivisitazione antologica, ma anche e, forse, soprattutto un’occasione per cucire insieme momenti in apparenza lontani e diversi e magari scoprire che sì, c’è un filo che li unisce, ed è saldo, e regge al tempo e all’usura. Quanto al colore, non può essere che “rosso Marras”, il ligazzo rubio che da qualche anno avvolge di bellezza i miei abiti di scena, e non solo.

E poi a tutto questo materiale, che è ricco e vivo e vibrante di suo, non posso non sommare il meraviglioso regalo che è stato, in questi ultimi anni soprattutto, lavorare con i musicisti in carne e ossa, vivi e dal vivo, sul palco e in sala d’incisione : Paolo Fresu, Stefano Bollani, Rita Marcotulli, Furio Li Castri, Paolo Damiani, Danilo Rea, Antonello Salis, Bebo Ferra. Per non parlare delle incursioni nella musica classica, con Ruggero Laganà, con Giorgio Mezzanotte, con Rosetta Cucchi. Insomma: ho un curriculum, e intendo farlo valere. E chissà che non trovi anche il coraggio di andare a riscuotere la promessa pronunciata in presenza di testimoni da Paolo Conte, qualche tempo fa, di scrivere qualcosa per la soubrette che è in me (testuale). In fondo è stato lui – il Maestro che è nell’anima – a dichiarare che per fare musica “ci va carattere e fisarmonica, senso del brivido e solitudine”: almeno due elementi su quattro mi appartengono profondamente. E se volete scoprire quali, dovete solo venire a teatro.

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