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6 novembre 2012

Mano pesante del Governo: niente restituzione del TFR!

Il Consiglio dei Ministri ha approvato un Decreto Legge che ripristina la previgente disciplina del TFR per i dipendenti con più di 10 anni di servizio. Estinti di diritto i processi pendenti aventi ad oggetto la restituzione del prelievo illegittimo. Pubblico Impiego ancora nel mirino del Governo, e i Sindacati insorgono.

Ennesima puntata della telenovela legata alla trattenuta del 2,5% sul TFR dei dipendenti pubblici.

Abbiamo già parlato dell’azione legale e politica che stavano adottando i Sindacati che rappresentano i dipendenti dell’Università di Salerno, vi abbiamo fatto ascoltare le loro voci e fondamentalmente una speranza che era affinchè tutto si risolvesse per il meglio, ossia con la restituzione di quelle somme prelevate in modo illegittimo, (così come ha stabilito la sentenza n. 223 del 2012 della Corte Costituzionale) negli ultimi 22 mesi, dal gennaio 2011 al mese di ottobre 2012.

LA SFIDUCIA DEL PERSONALE AMMINISTRATIVO– Già la settimana scorsa, recandoci presso l&”8217;ufficio di Presidenza della facoltà di Giurisprudenza, abbiamo potuto avvertire un senso di sconforto nel personale amministrativo di quell&”8217;ufficio.

Nell&”8217;aria il personale avverte gia da subito puzza di fregatura, come se già sapessero che dei soldi (si parla di circa 800 £ lordi) non ne avrebbero visto nemmeno l&”8217;ombra.

&”8220;Non credo proprio che ci sarà alcuna restituzione&”8221; afferma la Dott.sa Antonella Patrizi, il Capo Ufficio. &”8220;So delle iniziative legali delle varie sigle sindacali (lei è iscritta alla UIL, ndr), ma credo che alla fine tutto si risolverà con un nulla di fatto. E&”8217; sempre stato così quando si è trattato di avere indietro dallo Stato soldi versati indebitamente&”8221;.

IL DECRETO LEGGE DEL GOVERNO: Da li a poche ore dalla nostra intervista, arrivano le fonti ufficiali governative. Appena approvato dal Consiglio dei Ministri un decreto legge che, in attuazione della recente sentenza della Corte Costituzionale, porta indietro le lancette dell&”8217;orologio, andando a ripristinare la vecchia disciplina del trattamento di fine servizio (TFS) nei riguardi del personale del Pubblico Impiego assunto prima del 2001.

Viene quindi abrogato l’articolo 12, comma 10, del D.L. n. 78/2010, oggetto della pronuncia della Suprema Corte, tutti i processi pendenti che hanno ad oggetto la restituzione di quanto sottratto indebitamente dalle tasche dei dipendenti pubblici si estinguono di diritto, e soltanto le sentenze passate in giudicato “quindi, quelle giunte fino al terzo grado di giudizio”; conserveranno i loro effetti.

UN’ALTRA TEGOLA PER IL PUBBLICO IMPIEGO : Con l’ennesima sterzata del governo Monti, muore definitivamente l’idea del posto di lavoro sicuro in un ente pubblico. Del resto di “posti fissi” non ce ne sono più o per lo meno sono molto rari; e specialmente negli ultimi anni si è scatenata una campagna mediatica nei confronti di chi lavora nel Pubblico Impiego che davvero non ha precedenti, a partire dalla lotta ai fannulloni dell’ex Ministro Brunetta.

Ora, che le mele marce ci siano anche tra i dipendenti statali è fuori discussione, abbiamo letto sui quotidiani di personale che timbra il proprio cartellino e quello del collega assenteista, a volte le competenze del personale non sembrano essere all’altezza di una macchina così complessa come quella della Pubblica Amministrazione.

Ciò nonostante, resta un fatto che i problemi del Paese non si risolvono calpestando il Pubblico Impiego e con questo diritti conquistati dalle nostre classi operaie.

DAL 2001 – Se per i dipendenti pubblici assunti prima del 2001 l’intervento del Governo fa registrare un “nulla di fatto” per quanto concerne sia la sospensione del contributo che la restituzione degli arretrati ripristinando il precedente sistema di calcolo più favorevole per la “buonuscita”, molti dubbi permangono in merito ai lavoratori assunti successivamente al 1° gennaio 2001 già assoggettati al TFR e per i quali si acuisce una annosa sperequazione.

Trivelli della UIL parla di “decisione ancora una volta contraddittoria rispetto a quello che il Governo comunica ai cittadini; con questa scelta si ripristina una norma che allontana la parità di trattamento del lavoro pubblico con quello privato e, cosa ancor più grave, si consegna alle generazioni future un nuovo maggior debito”.

Passamano della CISL prende atto che “il Pubblico Impiego viene bistrattato da chi si professa “unico esperto in materia” (prima Tremonti/Brunetta, oggi Monti/Grilli) e poi adotta provvedimenti sgangherati. Per quanto concerne il costo dell’operazione il Governo evita oggi nuovi oneri scaricando sul prossimo Esecutivo Nazionale tutti gli incrementi relativi al ripristino della buonuscita.” La CISL nel frattempo si rende disponibile alla restituzione dell somme versate dal personale, per il pagamento del contributo unificato che sarebbe servito per avviare i ricorsi.

La CGIL ed altri Sindacati sono pronti a scendere in piazza.

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