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6 novembre 2012

Massimo Bisotti: non si scrive per compiacere ma per raccontare

Massimo Bisotti

Massimo Bisotti, romano, autore de La luna blu, foto/grammi dell’anima e, prossimamente, de Il quadro mai dipinto

Massimo Bisotti

Massimo Bisotti

Pronto a mettersi a nudo perché «è un rischio ma vale la pena rischiare», nelle risposte che gentilmente ci ha concesso, con tanta spontaneità, porta avanti il suo diktat, ovvero «spendersi senza riserve e donare quel che si può. Quindi donare quel che si è».

Cosa la spinge a scrivere? Ha sempre desiderato farlo?

«Credo di aver iniziato a scrivere perché le mie parole rimarginassero le ferite e affinché si chiudessero in cicatrici. La scrittura è essenzialmente cura verso se stessi, poi si estende verso gli altri, e se riesce un po’ a curare ci salva.»

Da cosa trae ispirazione?

«Traggo ispirazione da tutto: dalla vita in genere, dalla bellezza, spesso da un amore, dall’amicizia, da ogni sentimento che mi abbraccia. Traggo ispirazione dalle persone, dalle contaminazioni con le storie delle persone che incontro e che poi magari racconto, sotto forma di personaggi che non sono mai completamente sradicati dalla mia realtà. Non ci accorgiamo mai abbastanza che il cielo cambia ogni volta che lo guardiamo, è sempre lo stesso e sempre diverso, un po’ come le nostre evoluzioni interiori.»

Solitamente chi scrive legge anche. Lei che libri predilige? Cosa la porta a scegliere un libro anziché un altro?

«Prediligo libri con un risvolto psicologico. Un libro che mi ha segnato è Demian di Herman Hesse. Ne La luna blu qualcuno si è accorto che il mio personaggio Demian di cognome fa Sinclair, un incrocio fra il nome del libro di Hesse e il cognome del suo personaggio, Emil Sinclair. Chi ha letto il libro potrà trovare anche un senso al perché di questo intreccio di specchi»

Per quali ragioni i lettori dovrebbero scegliere i suoi libri?

«I lettori dovrebbero scegliere solo ciò che sentono appartenere alla propria anima. Questo senso di appartenenza, questa selezione naturale, ci permette di tenere dentro noi quel che ci occorre per migliorarci, per farci sentire più sereni, per curarci appunto e ridarci gioie, sempre presenti dentro di noi ma ogni tanto assopite dalle delusioni del quotidiano.»

La luna blu parla di sogni. Che ruolo hanno nella sua vita? È ancora possibile sognare al giorno d’oggi?

«I sogni sono una delle radici primarie dell’esistenza. Non si vive di soli sogni ma senza sogni ancora da realizzare probabilmente perderebbe una gran parte di senso la nostra vita. I sogni, lo dico anche alle mie presentazioni, ci rivelano i nostri bisogni più profondi, quelli che spesso tornano e che facciamo a volte finta di non vedere abbastanza da vicino andrebbero invece messi a fuoco.»

I giovani che sognano di scrivere e di pubblicare qualcosa cosa dovrebbero tenere a mente?

«Dovrebbero affidarsi alla propria spinta interiore, all’onda che sentono, cavalcarla nel momento in cui è più forte. Scavarsi dentro richiede fatica. Esiste tuttavia anche una scrittura meno introspettiva, fatta comunque di storie. Io dico che bisogna iniziare, perché spesso il libro si delinea in corsa e magari si abbandona un’idea a favore di un impulso che arriva successivamente. Ognuno dovrebbe trovare il suo stile senza preoccuparsi troppo del fatto che piaccia oppure no. È importante che arrivi a chi lo sa riconoscere. Non si scrive per compiacere ma per raccontare, per raccontare le tante vite in più che fuoriescono come una sorgente dal nostro 70% d’acqua di cui siamo fatti.»

Adesso sta lavorando a Il quadro mai dipinto. Cosa lo accomuna ai testi precedenti e cosa invece lo distingue dagli stessi?

«Probabilmente lo accomuna il suo risvolto psicologico, se pure il messaggio finale è di sicuro diverso rispetto a quello de La Luna blu. Patrick è un pittore perfezionista – e la ricerca della perfezione un po’ snatura, allontana da noi stessi. In altro modo rispetto a Meg che invece fugge costantemente dall’amore. Credo nella psicologia al di là del suo risvolto terapeutico. Credo che si possa arrivare ad essere sereni solo attraverso una profonda conoscenza di se stessi.»

Leggendo ciò che scrive, sia nelle opere che nel suo blog, si avverte una sorta di romanticismo moderno. Si considera un romantico oltre che nella scrittura anche nella vita di tutti i giorni?

«Considero la nostra parte romantica qualcosa di cui andare orgogliosi, nel senso buono del termine e non da oscurare con vergogna. Non dico di sbandierare i sentimenti ma neppure di nasconderli per timore dei giudizi. Imparare ad essere noi stessi nei rapporti umani non può che portare giovamento alla nostra vita e alle nostre interazioni. Le interazioni sono sempre circolari e, ai nostri segnali, riceviamo sempre qualcosa indietro. Non possiamo aspettarci che ci torni indietro qualcosa di troppo diverso rispetto a quello che siamo noi disposti ad offrire. Per cui organizzare sorprese per una donna in tutti i suoi dettagli, curare nei particolari e nutrire il rapporto di attenzioni di sicuro non lo fa scadere nell’abitudine. Fin quando non smettiamo di sognare una persona che abbiamo già lei non perde valore e noi non la perdiamo. Forse è questo il segreto di una storia duratura dopo l’innamoramento, questo desiderio di sorprendersi. L’ho scritto anche nella luna blu: – Sorprendersi, il terzo verbo più importante dopo essere e amare.»

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