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30 novembre 2012

Napoli, Fiera del baratto e dell’usato: intervista a Barbara, giovane studentessa napoletana

Biblioteca Nazionale di Napoli
Napoli

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Sabato 24 e domenica 25 novembre a Napoli, presso la Mostra d’Oltremare, si è svolta la 33ª Fiera del baratto e dell’usato, di settore tipicamente merceologico e con un’attenzione particolare al collezionismo e alla cultura del riciclo.

Con una media di 1100 espositori e 30.000 visitatori ad edizione, la fiera ha proposto anche iniziative e mostre speciali, nonché laboratori di riciclo creativo per bambini.

Evento particolare è quello che è stato organizzato nell’area delle mostre dove sono stati esposti lavori di artisti di Recycling e di Restyling per una più profonda riflessione sul riutilizzo e sullo spreco di risorse rinnovabili e non. “Riciclando” è invece il nome dello spazio che è stato consacrato ai bambini e presso cui i gratuiti laboratori di Ricicle Creative, guidati da esperti del settore, hanno loro insegnato a creare giochi e oggetti speciali per mezzo del riutilizzo di scarti di materiali riciclabili.

Per i più grandi “Riusando” ha illustrato le nuove forme d’impiego che diversi materiali possono acquisire e organizzato convegni a favore delle tematiche ambientali. Non è mancata nemmeno alle aziende la possibilità di trovare spazio in quest’affollata fiera che, al contrario, hanno vantato un’area privilegiata in cui mostrare la loro politica riguardo l’ambiente, il consumo etico e i prodotti eco-compatibili.

Organizzata dall’associazione culturale Bidonville la fiera, con oltre 20.000 metri quadrati di superficie coperta, si è divisa in aree tematiche, 5 in totale, per meglio orientare gli acquirenti e i curiosi: collezionismo, artigianato, modernariato, antiquariato e di tutto un po’(usato d.o.c.).
In quest’ultima area tematica si sono ritrovati tutti i privati cittadini che hanno voluto trovare il posto adatto per svuotare le proprie case da tutti gli oggetti caduti in disuso e, a tal proposito, abbiamo incontrato Barbara Cammarota, una studentessa napoletana iscritta al corso magistrale di Economia Aziendale presso la Federico II, che ci ha raccontato la sua esperienza.

Cosa ti ha spinto a partecipare alla fiera?
“Io e il mio ragazzo abbiamo partecipato alla fiera perché un nostro amico aveva già fatto quest’esperienza e dai suoi racconti ci è sembrata una cosa da fare sia per il guadagno, sia per conoscere altre persone, e soprattutto per svuotare un po’ le nostre case di cose vecchie che non servivano più.”

Com’è andata la tua prima esperienza?
“È stata la nostra prima volta in assoluto in quanto io non sono mai andata alla fiera neanche a comprare ma, grazie alle dritte del nostro amico e di qualche parente che aveva già partecipato, tutto è andato bene.  Devo ammettere che è un’esperienza stressante dal punto di vista fisico ma mentalmente è uno svago in quanto incontri, conosci persone nuove, baratti e scambi una chiacchiera con tutti. Il nostro stand è andato abbastanza bene, togliendo le spese e il costo dello stesso abbiamo avuto un discreto guadagno.”

Cosa ti ha colpito di più?
“La cosa che mi ha particolarmente colpito è la varietà delle persone che incontri: l’anziano alla ricerca di giocattoli da regalare per Natale ai propri nipotini, chi colleziona Barbie o Puffi in miniatura, chi è semplicemente incuriosito dalla fiera o chi, essendoci magari già stato, vuole fare qualche affare. I prodotti che noi abbiamo venduto di più sono stati quelli elettronici come Playstation, giochi per PS e cellulari ma erano altrettanto molto richieste le cose antiche, d’argento, e quelle da collezionismo: monete, macchine fotografiche, servizi da tè o giocattoli antichi.”

C’è stato qualcosa che non ti è piaciuto?
“Molte persone, tra le quali qualche mio amico, si sono lamentate del costo del biglietto, 5 euro, che aggiunto a quello del parcheggio, 4 euro, non si presta molto allo spirito della fiera che viene fatta principalmente per lo scambio, il riciclo, il riutilizzo delle cose e, diciamo la verità, anche per risparmiare su qualche regalo di Natale, soprattutto adesso in tempo di crisi!”

È un’esperienza che hai intenzione di rifare? A chi la consiglieresti?
“Sì, sicuramente la rifarò anche perché alla fine ho fatto qualche affare anche io e ho guadagnato qualcosa. La consiglio a giovani come noi perché sì, è stancante, ma ne vale la pena!”

Dall’esperienza di Barbara emerge una riflessione, del tutto soggettiva, su come interpretare il baratto e il riuso. Napoli, nella condizione socio-culturale in cui si trova, non può non soffermarsi a pensare al modo in cui cambiare il sistema storico e politico che l’ha portata a vivere l’esperienza disastrosa della marea dei rifiuti che l’ha invasa.

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