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28 novembre 2012

Un giovane regista esordiente premiato negli USA: nuove speranza per il cinema italiano

Il cinema italiano attraversa un periodo di stallo. Tante sono le critiche fatte a registi, organizzatori di festival e addetti ai lavori. Ultimo la questione del festival del cinema di Roma, dove il regista vincente Paolo Franchi e il suo film “E la chiamano Estate” è stato fischiato per più di dieci minuti. Oltre le offese piovute all’attrice protagonista Isabella Ferrari. Le critiche miravano a distruggere un film forse “troppo sperimentale”, ma comunque “troppo italiano”.

Parte delle critiche che sono state fatte contestavano l’aver speso soldi pubblici con i finanziamenti delle film commission. In realtà tutti i film italiani sono finanziati con soldi pubblici o tramite film commission o tramite fondi regionali. Questo perchè in Italia non c’è una concezione di cinema come industria. IIl cinema, come il teatro, ma non la televisione, fanno parte infatti della confartigianato, e non della confindustria.

Come può fare un regista allora a trovare fondi se le case di produzione sono soggette a limiti? Non a caso un film di alto budget italiano corrisponde ad un low budget di un’opera americana. Questo perchè nelgi USA le case di produzione sono multinazionali, disposte ad investire sul regista e sulla buona riuscita del film.

C’è una continua ricerca di novità, cosà che nel nostro paese manca da un pò.  Come se ormai i film italiani dovessero trattare solo di problemi sociali, introspezioni familiari, retrospettive lineari e reali dell’attualità. La creatività, anche strana ed estranea al nostro status quo è messa al bando. Intanto i nostri giovani registi creano e vincono. È il caso del giovane Alfonso Pontillo, giovane regista beneventano che con il suo cortometraggio Eros&Thanatos ha vinto in Greenville International Film Festival in Nord Carolina (USA).

Lo abbiamo raggiunto in connessione skype negli States e gli abbiamo chiesto la sua opinione sulla situazione tanto discussa italiana.Ciao Alfonso, parlaci della tua vita da regista e di come ti sei avvicinato al cinema.

La mia passione per il mondo dell’audiovisivo e in particolare del cinema è nata quando ero molto giovane. La spinta principale per cominciare il mio percorso mi è stata fornita all’età di 17 anni quando, con la mia scuola superiore (Liceo Scientifico Gaetano Rummo, Benevento), realizzai il mio primo cortometraggio dal titolo Open your eyes. Questo per partecipare ad un concorso intitolato “contro tutte le mafie” e dedicato a Peppino Impastato. In quell’occasione vinsi il premio per la miglior regia. Anche se si trattava di un concorso scolastico, è da lì che ho cominciato ad avvicinarmi al mondo del cinema.

 Di cosa parla il tuo cortometraggio?

Il mio cortometraggio (il primo Eros e Thanatos) è una commedia che racconta la vicenda singolare di Antonio Femore, caduto della prima guerra mondiale che oggi si ritrova ad essere uno scheletro nel laboratorio di un liceo dove viene utilizzato dagli studenti e dalle insegnanti per fini didattici. Intrappolato in questo limbo tra vita e morte (infatti noi, spettatori, ne ascoltiamo i pensieri ma lui non può né muoversi ne comunicare con l’esterno) si innamora di una delle studentesse che frequenta il laboratorio con la sua classe. La sofferenza dettata dall’impossibilità di esprimere i suoi sentimenti fa nascere questa piccola e divertente commedia.

 Com’è nato il soggetto, qual è la genesi del tuo lavoro?

 Il progetto è nato quando avevo 18 anni ed ero nel mio laboratorio di scienze del mio piccolo liceo. La mia attenzione era rivolta a quella teca nella quale era custodito uno scheletro umano che, a detta del nostro professore, apparteneva ad una persona realmente esistita e non si trattava di una ricostruzione; da li potete immaginare il resto.

 Il tuo corto è stato menzionato in numerosi giornali perché ha usato per la prima volta in Italia un nuovo tipo di macchina da presa. Come hai avuto questa opportunità?

 In fase di realizzazione, in accordo con il produttore, Leonardo Maria Poggiali, abbiamo deciso di chiedere una sorta di sponsor ad un rental di macchine da presa, la D-Vision di Pierpaolo Gualà, caro amico che è diventato co-produttore del corto. Il tutto è risultato il primo test italiano della nota ARRIFLEX D-21, allora mai sperimentata in Italia.

Quali difficoltà hai avuto nel reperire fondi?

 Si è tratta di una autoproduzione, dove i fondi sono miei, principalmente, di Poggiali e, in termini di materiale tecnico della D- Vision. La difficoltà principale è stata quella di guadagnarli prima di spenderli. (ride)

Come sei approdato in America?

In America sono approdato proprio con Eros e Thanatos, prima selezionato e poi vincitore come miglior cortometraggio al Greenville International Film Festival in South Carolina, poi ancora le selezioni al Massachusetts Indipendent Film Festival a Boston, dove è stato nominato per miglior Regia e miglior colonna sonora e, ancora, al Brownfish Film Festival in New York City, nominato come miglior commedia. Questa diciamo la “scusa” per due viaggi negli States (ultimo dei quali è tuttora in atto) che mi hanno dato anche la possibilità di guardarmi intorno e di progettare cose a respiro più internazionale per il futuro.

 Come ci si sente quando si è riconosciuti all’estero?

 L’Italia ha considerato molto i miei lavori e la mia figura. Colgo l’occasione per ringraziare e citare il Giffoni Film Festival che ha creduto in me e nei miei progetti. Ho partecipato al Giffoni Film Festival con due lavori; Eros e Thanatos, fuori concorso nella sezione Corti Dal Sud del 2010 e con il mio ultimo cortometraggio PEM, in concorso nella sezione Elements +6 dell’edizione 2012. Questa grande vetrina, tutta italiana ma affacciata sul mercato del cinema internazionale, mi ha permesso anche di partecipare, nei giorni scorsi, al Doha Tribeca International Film Festival a Doha, Qatar negli Emirati Ababi.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

 Ho appena terminato un videoclip molto originale e sperimentale che ho diretto insieme ad Edoardo Palma per il gruppo musicale “I Moderni“, secondi a X- Factor lo scorso anno. Il Video, produzione SONY MUSIC ITALIA, è stata una sfida a tutti gli effetti; si tratta infatti di uno stopmotion all’interno di uno stop Motion. Realizzato con 10 telefoni cellulari che si muovono su di un tavolo in una sequenza di 1715 foto; la cosa divertente è che anche tutto ciò che è dentro i telefoni è realizzato con la stessa tecnica, scorrendo foto per foto la libreria fotografica del telefono, precedentemente sincronizzato. Il tutto per 10 differenti montaggi (uno per ogni telefono) e a sinc con il cantato della band. Inoltre sto portando avanti un documentario sulla figura del mio Maestro, Mentore e Amico Ugo Gregoretti, di cui sono aiuto regia da molti anni; preparo il mio prossimo corto e sto terminando la stesura del mio primo progetto di lungometraggio.

Quindi il cinema italiano ha ancora qualcosa da dire. Forse se si riuscisse ad uscire da una concezione filmica legata a generi e schemi, se si riuscisse a guardare al di fuori dei confini nazionali, si avrebbe non solo un rinnovamento culturale, ma una nuova via di mercato innovativa e produttiva. Le parole chiavi sono osare, provare, crederci. Del resto i buoni esempi non mancano.

Giuseppe De Lauri

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