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25 novembre 2012

Un seminario presenta la ricerca condotta dalla prof. ssa Fulvia D’Aloisio

Il Dipartimento di Economia “Marco Biagi” dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia mette l’accento sul mutamento socio-culturale in corso a Melfi (Potenza), avvenuto in coincidenza dell’insediamento dell’impianto Fiat-Sata, per comprendere le modificazioni a livello operaio e sociale indotte dalla crisi economica attuale.

Il seminario dal titolo “Dalla vecchia precarietà alla nuova incertezza. Senso del lavoro e strategie di sussistenza alla FIAT – SATA di Melfi”, che si terrà martedì 27 novembre 2012 alle ore 14.15 presso l’Aula Seminari del Dipartimento di Economia “Marco Biagi” (viale Berengario 51) a Modena, vedrà la prof.ssa Fulvia D’Aloisio della Seconda Università di Napoli prendere in esame questa realtà, oggetto di una approfondita ricerca antropologico-culturale realizzata in due tappe.

La ricerca, infatti, si articola in due fasi di ricerca etnografica, la prima condotta dal 1999 al 2002, a sei anni dall’avvio dello stabilimento, e la seconda iniziata nel 2011 e tuttora in corso. Si tratta di due fasi molto diverse della produzione e della vita dello stabilimento: la prima ha contraddistinto la fase di ascesa, il raggiungimento di livelli produttivi e di intensità del lavoro tra i più alti in Europa, l’esempio italiano di passaggio più compiuto al cosiddetto post-fordismo e, localmente, la nascita di un ceto operaio di uomini e donne con caratteristiche nuove e a sé stanti rispetto agli stessi operai Fiat degli altri stabilimenti italiani. La fase attuale si colloca invece nel pieno della crisi globale, ma, più specificamente, anche in una radicale trasformazione di Fiat Group Automobile.

La metodologia etnografica – afferma la prof.ssa Fulvia D’Aloisio della Seconda Università di Napoli – presenta una sua specificità nel cogliere i comportamenti minuti, gli orizzonti di valori, le strategie della vita quotidiana di uomini e donne che, a scala locale, sono protagonisti delle trasformazioni economiche di scala globale e ne sperimentano gli esiti, con una difficile riorganizzazione dell’esistente in funzione delle trasformazioni più ampie che pure non hanno deciso. Come dunque le trasformazioni di ordine globale si declinano e si innestano nel “locale”, come gli operai e le operaie riorganizzano il lavoro e la vita familiare, come percepiscono la fase presente e prefigurano il futuro sono il tema del seminario. Le ipotesi teoriche e gli interrogativi di ricerca partono da una prospettiva di antropologia dell’impresa che individua nell’impresa stessa uno degli osservatori privilegiati del mutamento culturale, del modo in cui i modelli organizzativi si declinano e si incorporano nei tessuti sociali, delle nuove forme che il lavoro manifatturiero, il suo significato e valore stanno attualmente assumendo verso direzioni diverse e problematiche”.

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