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10 novembre 2012

Vie di fuga: arte e cultura al Polo Massenzio (ex Teatro del Pavone)

Siamo in via Palermo a Roma, non molto distanti dal centro storico. Tutto intorno un quartiere residenziale (il Rione Monti) a due passi da via Cavour e, poco più in la, dal Colosseo. In questo ridente angolo romano, tra le vie e i palazzi a metà tra lo storico e il moderno, si cela un angolo che parla di cultura, di arte, di musica e di ogni altra beltà partorita dallo spirito arguto e non convenzionale di qualche estroso personaggio.

Nella su citata via si ergeva il Teatro del Pavone che, verso la fine degli anni 70, finì col chiudere. Nel tempo, questo bacino artistico e culturale non è riuscito a trovare un degno inquilino. Fino ad ora. Infatti, il 3 Novembre è stato inaugurato il Polo Massenzio, alter ego del Teatro del Pavone nel 2012, che apre ufficialmente i battenti con il progetto Vie di fuga, una rassegna che per due volte al mese, dal 3 Novembre 2012 al 21 Giugno 2013, promette di animare le mura del vecchio teatro a suon di performance artistiche, dando spazio ad artisti nazionali e internazionali, con particolare attenzione per la produzione artistica locale, un patrimonio sottovalutato ma con più risorse di quanto ci si aspetti.

Il Polo Massenzio è gestito dall’associazione Massenzio Arte che, in collaborazione con l’associazione  Music Theatre International, organizzatrice di Via di fuga, hanno voluto imbarcarsi in questo accattivante progetto e rendere, così, Roma ancora più ricca di arte e cultura.

Per capire più a fondo come tutto ciò ha preso vita, divenendo qualcosa di concreto e estremamente vivo, diamo la parola alla Presidente dell’associazione Music Theatre International, Paola Sarcina:

Perché avete deciso di riaprire il “Teatro del Pavone” e farlo diventare l’attuale “Polo Massenzio”?

La storia è un po’ lunga. Non sappiamo per quanti anni il Teatro del Pavone è stato attivo. Non abbiamo trovato evidenze della sua attività, anche se ci è stato confermato da artisti che vi hanno visto spettacoli, che lo spazio di via Palermo effettivamente ospitava questo teatro. Alla fine del febbraio 2012 Massenzio Arte, che è proprietaria dello spazio, è rientrata in possesso della struttura, dopo averla data in affitto per molti anni a scuole di musica prima e di cinema e teatro poi. Ha chiesto alla nostra associazione di aiutarli a riaprirlo come spazio culturale perché non voleva farlo diventare una struttura commerciale. Abbiamo deciso così di provare e accogliere la sfida anche se in un periodo di profonda crisi per il paese e tanto più per la cultura. Il nome di Polo Massenzio è nato dall’esigenza di Massenzio Arte di mantenere, per lo spazio, un legame nominale con l’associazione, e la parola “Polo” di considerarlo uno spazio sinergico per i vari linguaggi delle arti performative e non solo.

La rassegna “Vie di Fuga” è il primo progetto ospitato dal Massenzio. Com’è nato questo progetto? E qual è il significato del suo nome?

Ufficialmente il Polo Massenzio apre con questo progetto. Il progetto è nato con l’intento di mettere in sinergia le molte anime della nostra associazione, coinvolgendo in questa prima edizione soprattutto artisti amici che da anni ruotano intorno alla nostra associazione, che non avendo avuto mai una sede operativa propria non ha mai potuto lavorare fino ad oggi su progetti di residenza. Il titolo è stato un parto collettivo dei soci, volevamo qualcosa di provocatorio: “Vie di Fuga” è nato come titolo con un doppio senso: pensare alla cultura e ai linguaggi dello spettacolo dal vivo come una opzione di fuga dalla realtà nel senso di una possibilità di evasione della coscienza, anche temporanea, dalla quotidianità; ma la cultura può essere anche una via di fuga in senso, invece, di opportunità concreta per migliorare la realtà in cui viviamo? Qui lasciamo il punto interrogativo soprattutto per chi, ancora oggi, crede che con la cultura non si mangia e dimentica che la cultura, oltre a creare pil, è fondamentale anche per la crescita sociale e civile di un paese .

In questa rassegna si susseguiranno diverse tipologie di spettacolo (dal teatro alla poesia allo spettacolo comico) ma la componente musicale avrà sempre un ruolo di primo piano in ognuna di esse. E’ una casualità o avete scelto appositamente gli spettacoli in questo senso? E nel caso, perché questa scelta?

La componente musicale è l’anima della nostra associazione. La nostra associazione ha come vocazione primaria la contaminazione dei linguaggi, abbinando alla musica sempre la parola recitata e a volte anche la danza e le arti figurative. Se il bilancio di questa prima edizione sarà positivo e ci farà ben sperare nella possibilità di andare avanti nel progetto del Polo Massenzio, stiamo ragionando sulla possibilità di proporre ogni anno, all’interno del cartellone, una o più produzioni di teatro musicale da camera, naturalmente con più repliche.

Secondo la vostra esperienza nel campo dell’arte e della cultura, in che condizioni versano questi due importanti ambiti a livello Internazionale?

Lo spettacolo dal vivo, in particolare il settore musicale, sta attraversando un periodo di difficoltà a livello internazionale. Certo, ci sono paesi come il nostro in cui la mancanza di una politica culturale e di un’attenzione di valore verso questo settore accentuano questa crisi. Ma la situazione in Europa non è rosea e, anche in altri paesi extra europei come gli Stati Uniti, negli ultimi anni si è sofferto molto della crisi finanziaria globale. Per quello che so dalle relazioni internazionali, attraverso i network cui siamo associati quali l’ISPA e l’ITI, forse solo l’Oriente – Singapore – ha aumentato gli investimenti in cultura. Tuttavia, rispetto all’Italia, all’estero il settore culturale è più compatto mentre quello italiano si presenta sempre più frammentato e incapace di assumere posizioni condivise. Gli operatori dello spettacolo dal vivo s’impiegano molto di più nel cercare di capire quali sono le esigenze del pubblico, si confrontano per trovare soluzioni per affrontare la crisi, i cambiamenti di abitudini e i gusti del pubblico, cosi come le nuove sfide dovute alle diverse e molteplici modalità di comunicazione del web 2.0; sono più disposti a fare network, cosa molto difficile qui in Italia.

Una delle intenzioni di questa rassegna è di dare visibilità alle realtà artistiche romane. Cosa offrono oggi queste realtà? E perché è così importante valorizzarle?

Roma è una città per certi versi provinciale ma, in realtà, in questa città vivono tanti artisti che hanno un profilo internazionale, giovani e meno giovani, che spesso hanno difficoltà a trovare spazi d’espressione proprio nella loro città o occasioni per costruire progetti comuni. Abbiamo coinvolto artisti romani non solo per ragioni squisitamente pratiche, (per questa prima edizione, che nasce senza risorse, non potevamo permetterci ospitalità), ma anche perché volevamo mettere in rete e far lavorare insieme colleghi di diverse discipline che potevano così trovare ulteriori opportunità di stimoli artistici, reinventarsi e trovare anche nuovo entusiasmo. Vedremo se ci siamo riusciti. Ci saranno anche giovani artisti provenienti da altre regioni, soprattutto nell’ambito degli incontri “giovani talenti”, realizzati in collaborazione con l’associazione il Ventaglio.

Indubbiamente, avendo appena aperto i battenti, è prematuro per parlare di futuro ma c’è già qualche idea per il dopo “Vie di Fuga” in casa M.Th.I.?

Se Vie di Fuga funzionerà, allora ne faremo una seconda edizione, come dicevo, dando spazio al teatro musicale da camera. Una cosa su cui stiamo lavorando sono gli scambi internazionali: vorremmo fare del Polo Massenzio, in particolare nei mesi estivi, una residenza per la formazione, invitando artisti e formatori nelle varie discipline dello spettacolo, mettendo a frutto la nostra rete internazionale. Questo per quanto riguarda il Polo Massenzio. Ma MThI da anni ha altri progetti, in particolare il “Certamen Romanum”, nell’ambito del quale ogni anno curiamo un laboratorio teatrale a tema con il Liceo B. Croce di Roma e il CLE; e il Festival “Cerealia” che nel 2013 sarà alla terza edizione.

Il progetto è ambizioso e i presupposti interessanti. Se siete affamati d’arte e cultura non vi resta che placare il vostro impeto intelletualoide attraverso qualche “via di fuga

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