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8 dicembre 2012

Un bacio contro l’omofobia: flash mob alla Galleria Umberto di Napoli

Legge Mancino
Un bacio contro l'omofobia

Un bacio contro l’omofobia

L’8 dicembre, giorno in cui tradizionalmente le famiglie si riuniscono per fare l’albero e il presepe di Natale, a Napoli accadrà qualcosa di innovativo: un bacio contro l’omofobia.

Ad un anno dal loro primo evento, gli amministratori della pagina Facebook I’m Gay Any Problems?, stanno organizzando Un bacio contro l’omofobia!

Presso la Galleria Umberto, in pieno centro storico, alle ore 17.00 si darà il via al flash mob (evento in cui tutti i partecipanti, all’improvviso, cominciano a fare tutti la stessa cosa) che vedrà baciarsi genitori, figli, fratelli, sorelle, amici e amiche e fidanzati.
Le coppie, centro di quest’iniziativa, non devono assolutamente essere di una tipologia stereotipata perché il messaggio che deve diffondersi è quello di un amore generalmente accettato in tutte le sue forme specifiche e per questo accettato a prescindere da ogni eventuale pregiudizio religioso, sociale o culturale.

Si parla tanto di libertà di stampa, di libertà d’espressione ma, purtroppo, ancora non concediamo a noi stessi la libertà più indispensabile, quella di amare.

A tale proposito abbiamo incontrato l’organizzatrice dell’evento a cui abbiamo chiesto di raccontare la sua esperienza personale.

“Mi chiamo Raffaella, ho 22 anni e da sempre mi sono dovuta confrontare con persone che mi hanno giudicata per il mio orientamento sessuale… crescere lesbica dichiarata in una città come Napoli non è certo una delle cose più facili. Gli sguardi critici della gente, le occhiatacce e gli insulti a viso aperto , vissuti giornalmente, fanno presto a diventare insostenibili. La mia omosessualità mi ha sempre ostacolata, tant’è che fin da quando avevo 16 anni mi son dovuta rimboccare le maniche e ho dovuto lasciare gli studi e iniziare a lavorare, cambiando con grande frequenza lavoro, e ritrovandomi penalizzata nonostante le mie capacità. Motivo? Era chiaro fossi lesbica, e ogni pretesto era comodo per rinfacciarmelo. Solo ora ho finalmente trovato un datore di lavoro che non dà peso al mio orientamento, alla mia azzardata cresta rosa, perché si sofferma sul mio rendimento lavorativo, non sulla persona con cui vado a letto”.

“Passai anni terribili, mi sentivo sporca e non accettata, sbagliata. Non trovavo un pretesto per continuare a vivere, ma sapevo che dovevo farlo. Credetemi quando vi dico che ne ho passate di tutti i colori. Tutti.

“È proprio in questo clima che nell’agosto 2010 creai su Facebook la pagina “I’m gay, any problems?” perché stanca di soprusi ed esperienze negative riguardanti la mia omosessualità decisi di voler condividere le mie esperienze e lottare contro l’omofobia insieme ad altri.
Semplicemente mi chiesi: “E se fondassi una pagina per persone come me? Persone che vivono disagi dovuti all’ignoranza permeata nella società? “

“Inizialmente rappresentai la mia iniziativa con l’immagine di un pacchetto di sigarette e la frase “Nuoce gravemente alla salute”. Non è solo la nicotina ad uccidere le persone, ci sono motivi ben più grandi e gravi che le uccidono , e non solo fisicamente. La mente di chi viene discriminato subisce delle violenze psicologiche tali da sfiorare il disastro e lo stremo, ma non se ne parla mai.

“I media nascondono tacendo e la società si sente in diritto di preservare una idea di normalità che poi, è un concetto inesistente.

“La pagina nasce per mano mia ma senza l’aiuto di altri organizzatori nel resto dell’Italia non avrebbe avuto il successo e l’importanza che ha oggi. È diventata una fonte di sfogo, un luogo dove ricercare aiuto e soprattutto solidarietà, e forse questa è la cosa più importante: spesso gli omosessuali si sentono soli, convinti del fatto che nessuno possa comprenderli o aiutarli, e IGAP si occupa proprio di questo. Proviamo a   far capire che non è così, che la realtà, anche se vissuta in città o situazioni personali e familiari diversi, fondamentalmente è la stessa. Sentivo il bisogno di creare una piccola comunità dove ci si potesse finalmente, sentire capiti, dove non ci fosse bisogno di sentirsi diversi o avere paura di esporsi.

“Tutti uniti contro una lotta comune, TUTTI UGUALI, tutti con gli stessi diritti di parola e comprensione. Liberi di non essere giudicati, e forse questa è la cosa più importante. Da lì, a piccoli passi, I.G.A.P. ha iniziato a crescere; partendo da link che trattavano di questioni sull’attualità del mondo LGBT e link contro l’omofobia. Ma avevo bisogno di andare oltre il semplice social network, e così sono iniziati gli incontri, le manifestazioni, i flash mob. Il primo incontro, tenutosi a Napoli non ebbe buon fine, e ciò ci scoraggiò molto, ma allo stesso tempo ci diede la forza di ricominciare e puntare più in alto: ne parlammo sulla pagina aprendo un dibattito con i fans e diversamente da quanto ci si aspettava, ci furono approvazioni e parole di comprensione e comunione.

“Così, l’8 dicembre 2010, un grande passo avanti: il primo flash mob contro l’omofobia. Si proponeva un bacio, il bacio del cambiamento, del progresso. Anche quella volta non furono in molti, ma erano decisamente più della volta precedente. Era il passo giusto col quale iniziare nuovamente.

“Così la pagina è stata di nuovo battezzata, più forte e tenace di prima. Adesso l’obiettivo è quello di riuscire ad aprire una vera e propria associazione funzionale che possa essere d’aiuto ai ragazzi che, troppo spesso, vivono situazioni infelici.

“È proprio ricordando il primo flash mob che invitiamo chiunque sia interessato alla causa, l’ 8 dicembre 2012, a questo flash mob che, riprendendo quello di due anni fa, ci si scambia semplicemente un bacio come segno d’affetto per poter far capire alle persone che nel 2012 non c’è nulla di strano nel vedere due persone dello stesso genere sessuale scambiarsi effusioni. È più riprovevole vedere gente che litiga per strada che due persone dello genere sessuale che si tengono per mano, perché amare una persona non è contro natura, né sbagliato, né da nascondere. Mai.”

Rispondere all’odio con un gesto d’amore, è questo lo slogan dell’evento e questo dovrebbe essere lo slogan quotidiano di tutti noi.

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