• Google+
  • Commenta
24 gennaio 2013

Redditometro 2013: come funziona e redditest on line

Il tanto nominato redditometro, nome più facile da ricordare rispetto alla specifica definizione di: “accertamento sintetico di tipo induttivo” è uno strumento a disposizione del Fisco, tramite il quale si riesce a stimare il presunto reddito di un contribuente, basandosi su una serie di indici prefissati.

Il redditometro, in realtà, non è una  novità del Governo attuale ma esiste già dal 1973, per essere poi potenziato con il Decreto legge n. 78 del 2010 e destinato ad entrare in vigore a tutti gli effetti nel 2011.

Il redditometro utilizza dei parametri, tali “indicatori di capacità contributiva”, con cui si effettuano calcoli per stabilire indicativamente i redditi dei contribuenti. Prendendo in considerazione le spese di cui il fisco è a conoscenza, esse vengono moltiplicate per coefficienti collegati alla “classe” in cui viene assegnato il contribuente, in base alla composizione del nucleo familiare, l’età e l’area geografica in cui vive.

Ecco come funziona il redditometro e cosa prevede la norma

Tramite l’ausilio del redditometro l’Agenzia delle Entrate riesce a determinare il reddito complessivo del contribuente, basandosi sinteticamente sulla base delle spese sostenute nel corso del periodo d’imposta. C’è da dire che questo tipo di accertamento semplificato e sintetico viene ammesso solo nei casi in cui il reddito presunto sia superiore del 20% almeno rispetto alla dichiarazione dei redditi.

Resta poi a carico del contribuente fornire la “prova contraria”, se la stima del reddito presunto non corrisponde a realtà, per dimostrare che il finanziamento delle spese effettuate è avvenuto o con redditi diversi da quelli posseduti nello stesso periodo d’imposta, o con redditi esenti o soggetti a ritenuta o con redditi che non concorrono alla formazione del reddito imponibile.

Per il 2013, le voci di spesa che saranno monitorate dal Fisco sono più di 100, nell’intento prioritario di sconfiggere l’evasione fiscale, voci si spesa suddivisi in 7 categorie

1 – abitazioni
2 – mezzi di trasporto
3 – assicurazioni e contributi previdenziali
4 – istruzione
5 – attività sportive e tempo libero
6 – investimenti immobiliari e mobiliari

Scarica e compila il redditest online

Se si accende il segnale rosso, significa che ci sono delle incongruenze, per cui è possibile che dopo la dichiarazione, ci saranno i controlli tributari

L’Agenzia delle Entrate ha ampliato le spese da verificare ad oltre 100 voci che riguardano l’abitazione principale e le case secondarie, i mutui, le spese per colf e badanti, le rette scolastiche dei figli, i trasporti, compresa l’RC auto, si calcolerà anche il valore dei fabbricati, dei terreni, dei mezzi posseduti e in leasing, comprese le imbarcazioni. Non scampano anche i conti di deposito vincolati, la numismatica, così come i canoni di locazione per studenti universitari, i master e i corsi di lingue. Infine, ci sono le spese per le attività del tempo libero, comprese le attività culturali, quelle sportive, le iscrizioni ai circoli culturali e ricreativi, le spese nei centri  benessere e i vari abbonamenti.

Abbiamo intervistato l’avvocato Maurizio Villani, Patrocinante in Cassazione. Ecco il parere dell’esperto:

Al fine di verificare l’efficacia dello strumento modificato dal D.M. 24 dicembre 2012 si dovrà attendere qualche mese, tuttavia occorre puntualizzare che l’efficacia dei controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate è garantita soprattutto  dalla corretta procedura seguita dagli uffici. Spesso, infatti, non viene considerato l’aspetto lesivo dei controlli invasivi dell’Amministrazione, in frode a tutte le norme vigenti a garanzia dei contribuenti in particolare dei principi stabiliti dallo Statuto del Contribuente e della Costituzione. – Ecco come continua l’avv. Villani sul redditometro – Il redditometro, così come riformulato, risulta oltremodo inspiegabile, oltre che illegittimo, che un cittadino che presenta una dichiarazione dei redditi sia sottoposto fin anche ad una fase successiva di prova contraria, quando invece dev’essere l’Amministrazione a fornire dati certi al fine di qualificare i presunti “evasori”; tanto vero che l’ultima pronuncia della Cassazione – n. 23554/2012 – ha precisato che è il Fisco a dover provare l’incoerenza del reddito in ordine alla presunzione semplice dell’accertamento sintetico e non, come accadeva in precedenza, una presunzione legale. A tal proposito è opportuno ricordare che gli evasori non sono coloro che presentano una dichiarazione e che per effetto di meri errori formali effettuano un pagamento in misura inferiore a quanto dovuto, bensì sono coloro che sono completamente sconosciuti al Fisco o dal D.M. 24 dicembre 2012 presenta palesi violazioni, soprattutto in relazione all’inversione dell’onere della prova. Indicativo anche l’aspetto, diverso rispetto al passato, che il redditometro esegue una fotografia del nucleo familiare e non dell’individuo, con una serie di incongruenze relative, ad esempio, allo stato di fatto di un nucleo familiare, anche in assenza di un vincolo giuridico previsto dalle norme civilistiche. Insomma, l’obiettivo perseguito dal redditometro è certamente degno di lode, ma non deve tradursi in una caccia alle streghe e in un trionfo della burocrazia“.

Vi consigliamo inoltre di approfondire la conoscenza dell’argomento sulla

scarica la guida redditometro 2013 edizione sole24 ore

Google+
© Riproduzione Riservata