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27 gennaio 2013

Studentessa che Denuncia Università di Chieti

Università degli Studi G. d’Annunzio di  Chieti-Pescara – Studentessa che Denuncia Università di Chieti.

I tagli, ormai noti a tutti come il mezzo attraverso il quale le istituzioni cercano di risanare il nostro Paese dal debito pubblico, puntano e colpiscono incessantemente l’istruzione pubblica.

Ebbene, è il momento di andare a vedere da vicino le conseguenze di tali riforme, le quali progressivamente sono diventate sempre più deleterie per lo studente. Noi lo abbiamo fatto presso l’Ateneo chietino pescarese, con l’aiuto di una studentessa di Lingue e Letterature straniere, Anna, Studentessa che Denuncia Università di Chieti esempio di chi è sempre attento alle politiche universitarie.

Quello di Anna, studentessa che denuncia Università di Chieti  è un punto di vista di chi ha scelto di studiare nella contenuta città abruzzese, che rispetto ad altre città italiane ha una vita più modica. Pescara è il punto di arrivo di  molti studenti provenienti da paesini circostanti alla regione Abruzzo e tendenzialmente provenienti da regioni del sud, come il Molise e la Puglia. Insomma, a tutti gli effetti Pescara -come Chieti – può essere considerata città universitaria. Sebbene i prezzi dei servizi agli studenti siano più contenuti rispetto ad altre mete di studio, ogni anno lo studente della d’Annunzio si vede aumentare o il prezzo medio degli affitti delle stanze o le rette universitarie. Quest’anno risulta che ci sia stato un incremento di circa 170 Euro di tasse.

Inoltre per gli studenti che sono fuori corso, oltre all’aumento sostanzioso delle rette universitarie, anche chi beneficia di borse di studio o del solo rimborso tasse ha ora diritto solo ad un semi-rimborso; informazioni dettagliatamente fornite dai collaboratori della segreteria d’Ateneo. Restano i contributi regionali che rimangono integri, ciò significa che vengono erogati interamente dall’Azienda per il Diritto agli Studi Universitari di Chieti. Legge andata in vigore quest’anno, che vale pure per chi si è iscritto durante il vecchio ordinamento.

Diamo quindi la parola ad Anna, studentessa che denuncia Università di Chieti che ci offre la possibilità di conoscere più da vicino le idee di una delle studentesse appartenenti ad una generazione cosiddetta trasparente.

1 – Nel Decreto Stabilità si aumentano ancora i fondi alla Tav di altri 2 miliardi, ma si tagliano i fondi alle Università …ormai ridotti a miserrimi 100 milioni in tutto. Con questa miseria, più della metà degli atenei italiani è a rischio default e conseguente chiusura. Anna, pensi che l’Ateneo chietino potrebbe esserne una vittima? Cosa ti viene in mente quando leggi notizie di questo tipo?

Viviamo in una nazione che è stata la culla della civiltà e della cultura, in un territorio ricco di storia, tradizioni, musica, idee, bellezze. Un passato di inventori, scienziati e artisti a cui l’Italia non vuole dare un seguito. I cervelli ci sono e sono tanti, più di quanto si possa immaginare, soprattutto tra i giovani. Ma non tutti hanno le possibilità, soprattutto economiche, di costruirsi una preparazione adeguata per poter sfruttare un domani le proprie capacità. Così, chi può fugge all’estero, e nondimeno l’Italia spinge i cervelli in quella direzione.

Per quanto riguarda l’ateneo chietino, esso sicuramente non può restare immune al taglio di fondi che non può che colpire tutte le università, seppur in misura diversa. Ma non ci si può nascondere dietro a questa scusa per giustificare la situazione che stiamo vivendo. Edifici al limite dell’agibilità (basti pensare al crollo della controsoffittatura provocata dalle piogge presso la facoltà di farmacia a settembre), tasse che aumentano in modo ingiustificato (100 euro in più di tasse per i nuovi immatricolati “per i laboratori”. Ok, ma quali laboratori?), tagli sempre maggiori nel corpo docenti con relativo abbassamento della qualità delle lezioni, aule con capacità insufficiente (quante lezioni passate nella migliore delle ipotesi seduti per terra o addirittura in piedi perché non c’era posto nemmeno per sedersi sul pavimento), bagni privi di sapone e carta igienica (che però compaiono magicamente i giorni delle lauree in cui le famiglie visitano l’università). Inutile parlare poi della disorganizzazione e degli uscieri e del personale della segreteria che sono incapaci di fornire notizie su tasse, esami, procedure burocratiche varie, ecc. Colpa dei tagli? E la porta girevole stile grandi alberghi con quali soldi è stata fatta? Gli scarsi fondi rendono la situazione più difficile, ma il problema è più vicino di quanto si creda.

2 – Come mai hai scelto di seguire i tuoi studi universitari nella città di Pescara? Consideri quest’ultima preparata ad offrire agli studenti meritevoli e non, efficaci servizi che servono ad agevolare lo studio dello stesso? Parlo ad  esempio della casa dello studente..

Pescara è una città abbastanza attiva culturalmente, ci sono spesso manifestazioni sportive e culturali, c’è vita in centro, ci sono posti adatti a noi giovani e, nonostante i problemi di delinquenza comuni a tutte le località, è una città vivibile. È una città che sta crescendo sotto molti aspetti. Ma soprattutto, i costi della vita non sono eccessivi. Questi sono i motivi principali per cui ho scelto di continuare la mia carriera universitaria nello stesso luogo in cui ho seguito la triennale.

Tuttavia, benché questa città mi piaccia molto, non è molto a portata di studente. Mancano biblioteche che abbiano una capienza sufficiente per tutti gli studenti che hanno bisogno di tranquillità per lo studio, così come manca una casa dello studente che sia gestita dall’ADSU e destinata magari proprio agli studenti meritevoli, visto il gran numero di studenti fuori sede presenti, che con tanti sacrifici e con tanti oneri riescono comunque a concludere splendidamente e in tempo la propria carriera universitaria. Un’altra problematica è costituita dalla mensa, spesso sovraffollata e comunque non abbastanza vicina all’università, oltre al fatto che il cibo non è sempre dei migliori.

3 – Studentessa modello di Lingue e Letterature straniere, quindi voce autorevole per fornire un giudizio sulla suddetta facoltà che frequenta. Sostanzialmente in cosa pecca questa Facoltà? E quali sono, se ci sono, i suoi punti di forza?

La qualità dell’istruzione potrebbe essere buona, ma non è omogenea. Seguendo i corsi di tedesco sono molto soddisfatta dell’offerta formativa e penso di star ponendo solide basi al mio futuro lavorativo. Altrettanto non si può dire per altri insegnamenti. Credo che le materie previste dal piano di studi possano offrirci una formazione sufficientemente ampia e composita e si sa, per chi un domani dovrà lavorare con le lingue, la versatilità è un prerequisito fondamentale. Avere delle nozioni di base di economia, diritto, psicologia serviranno nel momento in cui ci si troverà di fronte a testi che trattano questi e molteplici altri argomenti. Ciò tuttavia non può bastare. È inutile avere un esame segnato sul libretto e nel proprio curriculum universitario se poi il docente non è stato in grado di trasmettere davvero le nozioni necessarie. Così come è inutile sapere un po’ di tutto quando poi per mancanza di tempo materiale (vista l’importante mole di studio richiesta da ogni esame) o, ancor peggio, a causa di professori non all’altezza del proprio ruolo, ci mancano le competenze fondamentali e abbiamo lacune proprio nelle lingue, oggetto principale del nostro corso di studio. Considero inoltre un grande impoverimento per noi studenti la mancanza tra tanti esami di una terza lingua. L’università potrebbe istituire dei corsi di lingua gratuita o quantomeno delle convenzioni con centri linguistici per agevolare gli studenti desiderosi. Potrebbe ancora fornire delle agevolazioni economiche per le certificazioni linguistiche riconosciute a livello internazionale.

L’organizzazione è la principale pecca della d’Annunzio e della nostra facoltà nello specifico. Lezioni che saltano e nessuno che avvisi gli studenti, che restano in aula ad aspettare inutilmente. Date d’esame e orari delle lezioni che restano un mistero fino all’ultimo, rendendo davvero difficile l’organizzazione delle nostre attività e la programmazione dello studio, necessaria perché lo studio sia efficace. Croce nera per noi linguisti è la sovrapposizione delle lezioni, nonostante siano previsti corsi anche ad ora di pranzo. Posso comprendere che sia difficile non far sovrapporre le lezioni di lingua, dato che ogni studente sceglie combinazioni diverse e non tutti scelgono le lingue più studiate; mi chiedo se sia davvero impossibile però non far sovrapporre le lezioni obbligatorie con le altre previste nella stessa annualità. Se tutto il primo anno di lingue deve seguire linguistica generale (alla base di molti esami successivi, tra l’altro), c’è proprio bisogno di inserire in contemporanea altre materie dello stesso corso di laurea e dello stesso anno? Lo stesso poi accade con gli esami. Poche date e quei pochi appelli coincidono anche. Il secondo anno mi sono ritrovata con 4 esami in 3 giorni consecutivi. Ho sentito da studenti del vecchio ordinamento (con più esami di noi) di 4 esami lo stesso giorno. E poi i professori quando guardano il tuo libretto si meravigliano nel leggere di altri esami già dati quello stesso giorno. Come possono sapere dell’ansia che si prova temendo di non fare in tempo a farli entrambi, delle maratone per correre da un’aula all’altra, della confusione che abbiamo in testa e della stanchezza, delle catene di sms per sapere a che punto stanno nell’altra aula d’esame…? Ogni tanto mi viene il dubbio che il tutto sia fatto apposta per farci uscire fuori corso…

4 – Se questo articolo lo leggesse il prossimo Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, cosa gli chiederesti? A cosa faresti appello come studentessa che denuncia Università ?

Pregherei il  prossimo Ministro di rivedere la posizione politica del governo italiano in merito all’istruzione (comprendente ogni ordine e grado) e alla ricerca, soprattutto per quel che concerne l’aiuto economico da fornire, ma non solo. C’è bisogno anche di infrastrutture adeguate, sia per quanto riguarda le università e gli edifici scolastici, che per i laboratori scientifici. È inammissibile che i ricercatori siano confinati in scantinati e si vedano ridurre gli spazi sempre più, così come non è concepibile che in un Paese avanzato come l’Italia manchino i dovuti controlli igienici e strutturali nei luoghi destinati all’istruzione. Un po’ di fiducia e quel minimo, ma concreto sostegno che ci serve. Questo è tutto ciò che noi studenti chiediamo. Una speranza concreta. Al resto poi ci pensiamo noi!

Parlare di meritocrazia ora si rivelerebbe pleonastico. Se non si danno delle basi certe per il futuro ad un giovane ragazzo che vuole avvicinarsi agli studi universitari o allo stesso modo ad un giovane che preferisce sconfinare nel mondo di un lavoro già instabile, non si può parlare di meritocrazia perché non si forniscono ancora i mezzi giusti per far si che questo avvenga e poter quindi raggiungere un magnifico successo. Tutti devono avere la possibilità di meritare.

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