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22 febbraio 2013

Stalking e Violenza sulle Donne – Stalking conoscerlo e difendersi e denuncialro

Stalking

Stalking e Violenza sulle Donne: la più triste ed indegna forma di regressione psicosociale che il mondo abbia mai conosciuto

Stalking

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L’amore e la violenza non possono e non devono coesistere in alcun modo.  Secondo recenti stime, in Italia circa 7 milioni di donne, tra i 25 ed i 40 anni, hanno subito almeno una volta nella vita molestie fisiche ad opera di persone conosciute e fidate.

Lo stalking è una patologia sociale   che, purtroppo,  riguarda anche giovani studenti. Secondo una ricerca condotta dall’Osservatorio Nazionale sullo Stalking, nel 15% dei casi gli atti persecutori avvengono a Scuola o all’Università.

Un altro studio condotto dall’Osservatorio Nazionale sullo Stalking rivela che dal 2000 al 2012 in Italia sono state uccise 2061 donne. Si tratta, senza ombra di dubbio, di un vero e proprio bollettino di guerra, di una carneficina che nel 50% dei casi è stata perpetrata soltanto 3 mesi dopo la fine di una relazione sentimentale.

Tuttavia, a render ancor più deleterio il fenomeno Stalking e Violenza è la paura. Nella maggior parte dei casi, infatti, le vittime appaiono non del tutto inclini a denunciare alle forze dell’ordine le molestie patite.

Al fin di comprendere al meglio il connubio tra stalking e violenza perpetrati ai danni di giovani studenti, abbiamo deciso d’intervistare il Dott. Domingo Magliocca, dottore magistrale in criminologia applicata per l’investigazione e la sicurezza presso l’Università di Bologna, docente di criminologia presso l’Università Internazionale di Scienze della Sicurezza e della Difesa Sociale (Unised) ed autore del manuale “Stalking. Brevi note di diritto, criminologia e tecniche investigative”.

Stalking e Violenza sulle Donne: il punto del Dott. Domingo Magliocca

Dott. Magliocca, che cos’è lo stalking? E quali sono le principali motivazioni che spingono uomini e donne a compiere atti persecutori?

“Il termine stalking, di derivazione anglosassone, significa “fare la posta, braccare, avvicinarsi furtivamente” e rimanda subito la mente ad una forma di molestia assillante. Infatti, lo stalking è rappresentato da un ventaglio di comportamenti ed atteggiamenti reiterati a carattere persecutorio ed invasivo posti in essere in maniera talmente assillante da un individuo nei confronti di un’altra persona, fino ad ingenerare nella persona offesa uno stato di ansia, paura e tensione psicologica tali da condizionarne ed alterarne il normale svolgimento delle attività quotidiane.

Sebbene i casi di stalking si differenzino per la durata e l’intensità, essi hanno in comune molte caratteristiche. Infatti la fenomenologia riscontrata in questa recente fattispecie di fatto-reato comprende maggiormente un insieme di minacce e molestie, non necessariamente a sfondo initmo, attuate dallo stalker per mezzo di ossessive telefonate o sms in qualsiasi momento della giornata, attraverso incontri in apparenza casuali ma in realtà architettati dallo stalker stesso, tramite comportamenti invadenti come l’appostarsi sotto casa della vittima o raggiungerla sul posto di lavoro, raccogliere informazioni sul conto della persona perseguitata, l’invio di fiori, lettere o doni che, inviati con insistenza e senza consenso del destinatario, possono urtare psicologicamente la vittima. Il comportamento attuato dallo stalker viene posto in essere per diversi motivi: il recupero di una relazione sentimentale, la vendetta per un presunto torto subìto, l’infatuazione morbosa, la dipendenza affettiva, il desiderio ossessivo di continuare a poter esercitare una forma di dominio e controllo sulla vittima. La motivazione principale che si riscontra nella casistica è il recupero di una relazione affettiva”.

Dott. Magliocca, Lei che cosa consiglierebbe di fare ad una ragazza che fosse perseguitata da un molestatore? Cosa dovrebbe fare per scoraggiare lo stalker?

“Il consiglio che mi sento di dare è quello di denunciare, denunciare sempre, segnalare la violenza o quanto meno portare a conoscenza il disagio alle forze dell’ordine, alle associazioni di settore così da creare una rete istituzionale efficiente di protezione. Non accettare mai soluzioni al problema del tipo “aspetta e vediamo”. Non bisogna sottovalutare il fenomeno perché, nonostante lo stalking sia caratterizzato da contatti e comunicazioni indesiderate, in alcuni casi vi è un concreto pericolo che il confine tra un’azione indesiderata e/o intrusiva ed una violenta possa essere molto sottile e facilmente travalicato da un molestatore. Non bisogna sminuire il fenomeno perché la violenza dello stalking non è solo quella che si tramuta in omicidio o aggressioni fisiche ma è anche quella che mortifica, logora psicologicamente e moralmente una persona. È opportuno conservare ogni prova riconducibile allo stalking utile alle forze di polizia, annotare sempre i contatti, le comunicazioni, i comportamenti del persecutore. A seguito dell’entrata in vigore della normativa anti-stalking sono sorti nuovi strumenti operativi, come l’ammonimento o misure cautelari ad hoc nei confronti dello stalker, e centri antiviolenza a sostegno delle vittime, che consentono di contrastare in maniera ferma il fenomeno stalking”.

Quali sono le patologie mentali relative a queste due sconcertanti e biasimevoli degenerazioni criminali? Secondo Lei, in che modo andrebbero affrontati i casi di stalking relativi ai giovani studenti? Le famiglie e le scuole hanno colpe?

 “Nella casistica degli stalkers esiste una particolare figura di persecutore definita molestatore: è lo stalker che, mosso dal desiderio di appagamento intimo, insegue la vittima designata e prepara l’attacco che spesso si conclude con una violenza intima. Questo tipo di persecutore è noto anche come molestatore.  Questo genere di stalker può colpire anche bambini ed i soggetti appartenenti a questa categoria sono affetti da disturbi psicopatologici. Molto spesso il pericolo può anche provenire dal web, dai social network, luoghi virtuali potenzialmente frequentati da stalker, su cui spesso i nostri figli trascorrono ore ed ore; in questo caso risulta preziosa l’azione di vigilanza della famiglia, la comunicazione con i propri figli, la percezione che qualcosa non va per il verso giusto. Ecco perché insisto sul fatto che non bisogna mai sottovalutare lo stalking”.

Dott. Magliocca, qual è la pena prevista dal nostro codice penale per gli atti persecutori? Prima della conversione in legge e dell’entrata in vigore del decreto n. 11 del 2009, promosso dall’allora Ministro Mara Carfagna, vigeva la norma sulla violenza privata. Che cosa è cambiato dal 2009? I casi di stalking sono diminuiti?

“Prima dell’entrata in vigore della nuova legislazione in materia, l’art. 610 c.p. relativo alla violenza privata e l’articolo 660 c.p. relativo alle molestie o disturbo alle persone – inquadrato nelle contravvenzioni al codice penale, con procedibilità d’ufficio e tra l’altro inteso a difendere la tranquillità pubblica – si occupavano delle molestie e delle condotte simili allo stalking ma in modo alquanto generico ed inidoneo per fronteggiare la tipica condotta di stalking.

Pur essendo inserito nei delitti al codice penale e prevedendo la pena della reclusione fino a quattro anni, l’art. 610 c.p. non aveva la forza per fermare una condotta assimilabile allo stalking, dove il comportamento antigiuridico è caratterizzato da reiterate molestie.

Anche l’articolo 660 c.p. si mostrava inadeguato per contrastare la condotta criminosa messa in opera da uno stalker sia in termini operativi per le Forze dell’Ordine, prive degli strumenti per agire, e sia per ciò che attiene alla sanzione prevista a carico del molestatore. Infatti, la pena prevista per il soggetto attivo del reato è l’arresto o una ammenda, senza possibilità di applicare alcuna misura di sicurezza per tutelare la vittima di reato né richiedere una misura cautelare per lo stalker. Quindi, il nostro codice penale non faceva riferimento al fenomeno dello stalking in maniera particolareggiata ma perseguiva singole fattispecie di reato (molestia, minaccia, ingiuria, danneggiamento, violenza privata) che, messe in pratica da un molestatore, sarebbero state associate totalmente allo stalking, che però non aveva ancora una forma giuridica.

  Il Decreto Legge  nr. 11 del 2009 ha portato una modifica al codice penale introducendo il reato di atti persecutori previsto dall’art. 612 bis c.p. e punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni, pena che consente la richiesta di misura cautelare nei confronti dello stalker. Come accennato precedentemente, una delle principali novità della normativa anti-stalking consiste, nel caso di vittime che non vogliano ricorrere subito all’istituto giuridico della querela, nella possibilità che la persona offesa esponga i fatti all’Autorità di Pubblica Sicurezza avanzando richiesta di ammonimento nei confronti dello stalker.  Inoltre la nuova legislazione vigente in tema di stalking ha introdotto una specifica misura cautelare prevista dall’articolo 282 ter c.p.p consistente nel divieto imposto dal Giudice al soggetto attivo di reato di avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla vittima nonché l’obbligo di mantenersi ad una determinata distanza da tali luoghi o dalla persona offesa, vietando anche di comunicare con qualsiasi mezzo con la persona offesa o con le persone a lei vicine.

Questo è un aspetto molto importante. Infatti, è evidente come il Legislatore abbia voluto allargare il raggio di operatività di alcune specifiche misure cautelari come quella già prevista dall’articolo 282 bis c.p.p (Allontanamento dalla casa familiare) da doversi applicare esclusivamente nelle fattispecie criminose commesse da un familiare convivente nei confronti dei prossimi congiunti o conviventi ed introdurne nuove ben più specifiche nel caso di fatti commessi anche da un non convivente o da un estraneo, come avviene nei casi di stalking. 

Il Decreto Legge 11 del 2009 ha, quindi, favorito una collocazione giuridica dello stalking nel sistema penale e sanzionatorio italiano così da mettere in luce un fenomeno, quello delle molestie assillanti, sempre esistito ma che non aveva trovato prima uno spazio giuridico ben delimitato. Non possiamo affermare con certezza se con le nuove norme in materia i casi di stalking sono diminuiti realmente o se la causa di una possibile diminuzione del reato di atti persecutori sia attribuibile alla mancanza di volontà a denunciare per paura di ritorsioni, per timore di compromettere ulteriormente la quotidianità violata, ma comunque possiamo dire che già nei primi dieci mesi dall’entrata in vigore della Legge sullo stalking oltre 500 persone erano state arrestate e circa 3000 deferite alla Autorità Giudiziaria, segno che la Legge ha avuto un buon effetto sanzionatorio su un problema molto presente nella società”.
Stalking e Violenza: L’opinione scientifica relativa al connubio tra stalking e violenza espressa dal Criminologo Magliocca ha il merito di porre l’accento sia sull’importanza della denuncia tempestiva, sia sulla principale causa scatenante degli atti persecutori: l’abbandono del partner.

 

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