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22 marzo 2013

Magistratura Italiana: come si entra e come si diventa magistrati

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Magistratura Italiana

Magistratura Italiana

Ecco cos’è e come si compone la magistratura italiana: chi è il magistrato  e come si diventa magistrati, diventare giudici, togati e non.

Lo Stato democratico moderno è sorretto da un emblematico e proficuo pilastro: il principio di separazione dei poteri. Ecco come funziona la magistratura italiana per Franco De Stefano

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Progettato dal filosofo francese Montesquieu, il principio di separazione, colonna portante della civiltà moderna, ha il pregio di concedere ai cittadini l’esercizio delle libertà ed, al contempo, ai tre poteri (esecutivo, legislativo e giudiziario) l’equilibrio necessario ad impedire ed annichilire le tirannie.

In effetti, se il potere giudiziario non fosse separato dal potere legislativo e da quello esecutivo non esisterebbe alcuna libertà.

Dunque, l’illuministica teoria del pensatore francese, descritta in modo a dir poco impeccabile nella storica opera “Lo Spirito delle Leggi”, ha il pregio di apparire tutt’altro che atavica e di misurarsi e confrontarsi, in maniera a dir poco palpabile, con l’epoca contemporanea. Tuttavia, negli ultimi tempi, il potere giudiziario è stato oggetto di aspre critiche.

Magistratura Italiana: cose si diventa magistrati per il Consigliere della Cassazione De Stefano

Ed è proprio in virtù di tali esegesi che, oggi, gli italiani, sobillati e caldeggiati da alcune correnti politiche, sono alla ricerca di riposte che possano far chiarezza sul ruolo ricoperto dalla magistratura italiana.

Al fin di comprendere al meglio l’importanza e la funzione della magistratura italiana, abbiamo deciso d’intervistare il giudice Dott. Franco De Stefano, Consigliere della Corte di Cassazione e Direttore del Centro Studi di Diritto Processuale Civile Nesos.

Dott. De Stefano, Lei è un Magistrato della Corte di Cassazione. Che cosa significa, oggi, essere magistrati in Italia? Cosa ne pensa della Magistratura Italiana oggi?

“Essere magistrati in Italia, oggi, significa essere in grado, se si vuole, di dare in tutta umiltà il proprio contributo al funzionamento efficiente delle istituzioni di uno Stato di diritto moderno e democratico, nel quale la legalità, intesa come rispetto dell’altro e delle regole condivise di convivenza, è la precondizione e la cornice ambientale di ogni progresso.

Significa contribuire, in qualità di organo della Repubblica, ad un funzionamento delle istituzioni finalizzato al perseguimento dei valori fondanti della nostra Costituzione, davvero “la più bella del mondo” per i principi che proclama: primo tra tutti l’eguaglianza sostanziale, cioè il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese, nel rispetto dei doveri inderogabili di solidarietà.

Significa essere consapevoli del fatto che la Giustizia non è un privilegio, né un potere fine a se stesso, ma un servizio da rendere ai cittadini; del fatto che essa deve tentare, anche con i suoi grandi limiti strutturali, di dare una risposta la più adeguata possibile alle attese; e del fatto che, per rendere un tale impegnativo servizio, è indispensabile un grande spirito di dedizione”.

Dichiara il Dott.Franco De Stefano e continua sulla Magistratura Italiana

“Significa, infine, fare uno dei pochi lavori in cui si ha la possibilità di non essere condizionati da nessuno e di non dovere rendere conto ad altri che alla legge ed alla propria coscienza, sia pure nel quadro del sentimento di giustizia condiviso dagli altri consociati: è una grande responsabilità, ma pure un’opportunità unica, offerta ad ogni Magistrato. È rimesso alla scelta del singolo, però, in quanto uomo con le debolezze o il libero arbitrio di ognuno, se avvalersene o meno”.

Magistratura italiana ed alla separazione dei poteri per De Stefano

“Ritengo che il principio di separazione dei Poteri dello Stato abbia acquistato una nuova attualità, oggi che le strutture democratiche sono messe alla prova da problemi sociali prima sconosciuti e che devono fare i conti con strutture economiche sempre più pervasive e potenti, che hanno come unico scopo l’esasperazione del profitto, a scapito di ogni valore: sempre più spesso, facendo leva su bisogni primordiali e lontani dai traguardi dell’evoluzione della civiltà raggiunti nei secoli scorsi, la libertà di pensiero e la dignità umana sono sacrificate al falso mito della sicurezza e del benessere ad ogni costo.

La concentrazione del potere in mani sempre più ristrette, capaci pure di influenzare e di manipolare l’opinione pubblica con strumenti di comunicazione di massa sempre più raffinati e capillari, rende ancora più necessario un efficace sistema di pesi e contrappesi tra distinti Poteri, ciascuno dei quali possa vantare la più ampia possibile delle autonomie rispetto agli altri. Al contrario, la confusione tra i Poteri sarebbe la fine di ogni libertà effettiva e la consacrazione della concentrazione nelle mani di pochi di ogni concreta possibilità di intervenire a proprio arbitrio nella vita di ognuno dei cittadini: ormai soltanto sudditi di un monarca assoluto.

Credo che solo questa separazione possa ancora garantire, in qualche misura, che nessuno dei Poteri si lasci tentare di sopraffare non solo gli altri, ma pure, con essi, quei valori condivisi posti a base di una Costituzione che è democratica ed al tempo stesso propulsiva, come la nostra: con la separazione, le cadute o le deviazioni di uno dei Poteri potranno essere compensate, o almeno contrastate, dall’intervento dell’altro”.

Magistratura Italiana e concorso: l’importanza dei corsi di preparazione

“Il concorso in Magistratura Italiana conserva, anche oggi, una grande importanza, perché è ancora molto difficile e tendenzialmente sottratto ad ogni concreta possibilità di influenza esterna: questo permette di selezionare persone sorrette da grande preparazione teorica senza l’influsso – almeno in linea di principio – di criteri diversi da quello meritocratico, che trovano in questo e nella corrispondente scelta della Costituzione la loro piena legittimazione democratica”.

“Questo è il primo passo per la totale indipendenza del futuro magistrato, che sa di potere e di dovere contare esclusivamente sui propri mezzi. È, al tempo stesso, una limitazione, perché immette nell’esercizio di funzioni delicatissime persone assai ferrate tecnicamente, ma generalmente inesperte. Se il tirocinio, pure prolungato e complesso, non riesce a porre adeguato rimedio a quest’inevitabile carenza, una buona parte dei nuovi magistrati aspira a colmarla con dedizione e senso di responsabilità.”

“Il concorso in Magistratura Italiana si svolge oramai in secondo grado: occorre cioè, ad esempio, avere frequentato la scuola di specializzazione post lauream, oppure essere già iscritti all’albo degli Avvocati; in tutti i casi occorre quindi un periodo almeno biennale, successivo alla laurea, di ulteriore impegno di studio, che deve fare i conti con la necessità di una contemporanea preparazione molto intensa, meglio se mirata alle materie delle prove scritte. Diventare magistrato, oggi, è più faticoso e più costoso: è, quindi, più difficile; occorrono una motivazione ed una disponibilità economica ancora più marcate. I corsi di preparazione e le stesse scuole di specializzazione post-universitarie, se gestiti con professionalità e cura, sono anch’essi importanti, perché offrono l’indispensabile completamento degli studi universitari, per loro natura non mirati al Concorso.”

“Quanto a me, sono diventato Magistrato della Repubblica ormai ventinove anni fa, dopo un primo lavoro di qualche anno come impiegato di un ente pubblico economico; poiché preferivo le funzioni giudicanti alle requirenti, ho scelto di iniziare come Pretore (che, siccome unico, si occupava di tutto: civile, penale, lavoro) in un centro lucano, per poi svolgere le stesse funzioni, ma solo civili, a Salerno. Dopo dodici anni, ho iniziato a prestare servizio nel Tribunale di questa città e, dopo altri sei anni, nella locale Corte di Appello. Da due anni e mezzo sono Consigliere alla Corte di Cassazione, in una sezione civile che si occupa anche di responsabilità extracontrattuale (il danno da fatto illecito) e di buona parte dei contratti tradizionali.”

“Ho svolto anche una certa attività nella formazione dei magistrati, come relatore in una cinquantina di incontri di studio organizzati dalle strutture del Consiglio Superiore della Magistratura, perché penso sia indispensabile condividere l’esperienza maturata in un settore, quale quello civile, dove la preparazione tecnica, anche ottima, potrebbe non bastare per un servizio Giustizia adeguato alle attese dei cittadini”.

Lei è Direttore del Centro Studi di Diritto Processuale Civile Nesos. Di che cosa si tratta?

“Si tratta di un Centro Studi, costituito nel febbraio del 2007, tra diverse decine di operatori del diritto di varie categorie – avvocati, commercialisti, notai, magistrati, geometri, ingegneri, dottori agronomi – interessati a studiare insieme le problematiche di un Servizio Giustizia efficiente, per averne una visione il più possibile condivisa”.

“In questi sei anni abbiamo organizzato convegni di respiro nazionale, seminari di studio e pubblicazioni in materia di procedura civile. Ci siamo ispirati, preferendolo alla sterile contrapposizione, al dialogo franco e costruttivo tra le diverse categorie degli operatori del mondo della Giustizia, animati da una grande disponibilità ad una cooperazione concreta, sia pure nel rispetto dei differenti ruoli.”

“Con il dialogo ed il confronto abbiamo promosso, tendendo ad un concreto recupero di efficienza delle istituzioni giudiziarie nell’ambito delle risorse esistenti, il superamento di diffidenze e preconcetti, con il supporto della condivisa passione per la ricerca e l’approfondimento di materie di lavoro, con un taglio pragmatico. Perché, forse, è soltanto mettendo in atto una comune buona volontà che, in questo come in tutti i campi della società umana, può nascere un risultato utile per ciascuno”.

L’opinione espressa dal Dott. De Stefano sulla Magistratura Italiana ha il pregio di evidenziare il valore culturale e la funzione storico-sociale della nostra Carta Costituzionale, la più bella del mondo, ed, al contempo, di chiarire e descrivere, in maniera a dir poco impeccabile, il ruolo e l’importanza della magistratura italiana.

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