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23 aprile 2013

Mobbing Università. Replica Prof. Perrelli caso mobbing Università della Calabria

Mobbing Universitario
Mobbing Universitario

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Dopo il caso mobbing Università e le accuse di Bruno Martino contro l’Università della Calabria, il professore Perrelli, direttore del Dipartimento, si difende e replica.

L’Università degli Studi della Calabria proprio non ci sta! Un’istituzione come l’Università di Rende non può assolutamente rimanere in silenzio rispetto alle accuse gravi e infamanti fatte dallo studente Bruno Martino.

Dopo l’articolo dichiarazione di Bruno, che senza peli sulla lingua denuncia di essere vittima sacrificale e innocente di un vero e proprio caso di mobbing Università, l’Unical non rinuncia al proprio diritto a difendersi e replica con la dichiarazione del Professor Raffaele Perrelli, direttore dei dipartimento di Studi Umanisti dell’Università della Calabria:

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Francamente registro un forte iato tra il comportamento delle nostra istituzione, che ha offerto in questi mesi la massima disponibilità allo studente, e i toni ora della protesta di Martino. E’ un comportamento bizzarro visto che, su sua richiesta, e senza registrare alcuna protesta o riserva, a Martino è stata assegnata la tesi d’ufficio in Filologia germanica.

Prof. Raffaele Perrelli

Prof. Raffaele Perrelli

Qualche tempo fa lo studente mi ha comunicato di avere difficoltà nella stesura del suo lavoro, mentre l’altro ieri mi ha informato di essersi rivolto ad un docente del dipartimento di Lingue e scienze dell’educazione, per essere seguito nella tesi, e di aver registrato l’indisponibilità dello stesso collega a causa del numero elevato di impegni già assunti ai quali deve far fronte. Ho ribadito a Martino che, prima di abbandonare il lavoro iniziato, deve confrontarsi con il docente che gli è stato assegnato, visto che non è il candidato a stabilire se è nelle condizioni di laurearsi o meno. Solo dopo, eventualmente, si valuterà se assegnare un altro docente. Questi sono i fatti.

Devo rilevare, in ogni caso, come si stia facendo strada erroneamente la convinzione che la laurea rappresenti un atto dovuto da parte di una Università, mentre essa offre solo l’occasione di laurearsi.

Giova ricordare che per conseguire il titolo è necessario superare un esame che comporta la stesura di un elaborato scritto.

Capisco che l’Università italiana disabitui a prove di questo tipo e che tornare dopo quattro, cinque anni ad elaborare un saggio possa comportare difficoltà. A questo punto si dovrebbe riflettere  anche sul percorso che ha portato ad un passo dalla tesi.

Uno studente, ad esempio, prima di inveire contro le istituzioni, dovrebbe chiedersi se l’italiano in cui si esprime è perlomeno corretto sotto il profilo dell’ortografia e della sintassi. Se la risposta è positiva può passare al resto. Mi pare che ci si trovi davanti ad uno dei tanti casi in cui, invece di investigare sui propri limiti, si assegnano responsabilità ad altri“.

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