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27 aprile 2013

Professione Avvocato. Crisi professione avvocato e prospettive: tra riforma forense e università

Crisi-pericolo-opportunità
La crisi della professione forense

La crisi della professione forense

L’attuale stallo politico, tra le tante cose, ha determinato anche l’impossibilità di dare concreta attuazione alla riforma forense” – dice l’avv. Cavallaro, ex senatore e deputato – “occorre una radicale mutazione della selezione della classe dirigente e del suo modo di operare”. – Non mancano riflessioni sul sistema universitario italiano – “non all’altezza del compito formativo che dovrebbe avere in una grande nazione”. – Non mancano accenni al giornalismo da parte di Cavallaro –  Il giornalismo, attività che svolgo per il piacere intellettuale di scrivere e così di comunicare meglio le mie idee” e sui giovani “occorre un nuovo patto di solidarietà tra generazioni che guardi finalmente al futuro”.

Mario Cvallaro

Mario Cavallaro

Tracciare un profilo professionale e culturale dell’Avv. Mario Cavallaro non è facile, perchè tante sono le attività che l’ospite di Controcampus di quest’oggi ha svolto e svolge tuttora.

Avvocato, docente universitario di una branca del Diritto Romano, revisore contabile, giornalista pubblicista, ex sindaco, ex consigliere provinciale, ex senatore e deputato, più altri incarichi svolti all’interno della sua regione, le Marche.

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Quali sono le prospettive della professione avvocato soprattutto in seguito alla succitata riforma forense, crede nelle specializzazioni? 

Una nuova generazione di avvocati

Una nuova generazione di avvocati

“La riforma essendo meramente ordinamentale non può avere effetti rapidi e necessita sia di modifiche robuste sia di una fase di attuazione dinamica urgente. Rilevo che, anche a causa della difficile situazione politica generale, non c’è invece almeno al momento alcuna iniziativa in questa direzione del governo e delle forze politiche, ed il malessere dell’avvocatura dilaga. La funzione difensiva è insostituibile nelle complesse società contemporanee e dunque non è in discussione la sua sussistenza. Incerte sono le modalità con cui essa sarà svolta, in quanto specie in Italia c’era e ancora c’è un prevalente modello individuale di professione avvocato tradizionale libero professionista, mentre si stanno altrove consolidando modelli di tipo associativo e societario con forti venature commerciali. L’uno e l’altro modello hanno pregi e difetti e tenendo conto della nostra storia e tradizione è opportuna un’evoluzione che però non trascuri il valore specifico della prestazione professionale e di chi la svolge. In questo quadro, anche le specializzazioni sono importanti, perché la complessità attuale del diritto e delle materie non solo giuridiche che il difensore deve conoscere rendono necessaria la figura del professionista particolarmente esperto in una o più discipline. Io sono convinto che le specializzazioni debbano avere un forte legame con l’università, non perché debbano essere solo teoriche, ma perché non mi pare che sia solo la pratica a poter qualificare lo specialista. Verso una maggiore specializzazione si muove in genere anche il mondo professionale forense europeo”.

Cosa pensa dell’attuale sistema universitario italiano in considerazione della professione avvocato ? 

i migliori laureati sardi premiati

Giovani laureati

Non mi pare all’altezza del compito formativo che dovrebbe avere in una grande nazione. Pochi sono i contatti con la realtà concreta ed il mondo del lavoro, ma anche l’approfondimento teorico mi pare assai debole rispetto al passato. La passata proliferazione di insegnamenti e di sedi universitarie ha contribuito a produrre solo un abbassamento della qualità dell’offerta formativa. Il diritto allo studio, anche a causa della difficile situazione economica del paese, non è in grado di svolgere quella funzione essenziale di ascensore sociale senza del quale anche il merito ha difficoltà ad emergere. Il fenomeno non più solo dell’abbandono degli studi universitari, ma anche quello dell’impossibilità ad accedervi, sta diventando sempre più massiccio, anche perché la laurea non garantisce più alcuna seria possibilità di occupazione. Occorrono corposi investimenti nel settore, ma anche un maggior rigore nel verificare la qualità minima della docenza e della ricerca scientifica che si fa nelle università. Senza una grande università non c’è un grande paese e le potenzialità che la creatività e l’ingegno italiano esprimono anche nel mondo universitario se non sono guidate e regolate con serietà diventano familismo, approssimazione ed inefficienza. Inoltre il ruolo sicuramente da incoraggiare delle grandi università private nel nostro sistema non può divenire una privatizzazione della parte migliore degli studi, lasciando all’università pubblica un ruolo secondario. In poche parole, penso che in questo come in altri campi abbiamo bisogno più che di epocali riforme che inseguiamo da decenni senza far niente in sostanza, di best practices e di condotte individuali e collettive virtuose, da incoraggiare e premiare e, viceversa, di rigore ed intransigenza nel colpire ogni abuso ed ogni debolezza.”

L’avvocato Cavallaro è ormai un professionista affermato. Ma qual è la situazione dei giovani avvocati. Abbiamo provato a chiederlo all’Avv. Iannone, 31 anni e già da qualche anno attivo nel difficile mondo forense, prima come praticante e ora come avvocato a pieno titolo.

“La situazione per noi giovani avvocati circa la professione avvocato non è affatto semplice. E’ difficile aprire un proprio studio legale, ci sono tante spesa da sostenere, clienti che non pagano subito, una concorrenza spietata. Gli anni della pratica sono stati sì importanti da un punto di vista umano e professionale, ma a volte mi è venuta la tentazione di mollare tutto e tentare un concorso pubblico”.

“Non ho ancora uno studio legale. Collaboro nello studio legale in cui ho svolto gli anni della pratica e spero tra qualche anno di mettermi in proprio, continuando ad aggiornarmi e magari trovando un settore specifico in cui possa specializzarmi”.

Conclude infine l’avvocato Cavallaro sul giornalismo, raccontandoci la sua di esperienza nel mondo del giornalismo ieri ed oggi.

Diventare Giornalista Ieri e Oggi

Diventare Giornalista Ieri e Oggi

“Fin da ragazzo ho avuto una smodata vocazione al riempimento di pagine scritte, collegata essenzialmente alla passione politica, ma non solo, visto che ho incominciato come aiuto cronista sportivo del Messaggero per una grande manifestazione (la sei giorni di motociclismo) che si svolse nella mia piccola Camerino decenni fa. Nel tempo, si è sempre più consolidato il mio legame con il giornalismo come strumento di comunicazione politica delle mie idee ed ho avuto la fortuna di collaborare a testate storiche e prestigiose del giornalismo italiano. Tuttavia sebbene vi dedichi del tempo, scrivendo di regola almeno un articolo di tema generale a settimana e con lo stesso ritmo interventi sulla politica locale, che ancora seguo nella mia città e nelle Marche, il giornalismo non ha mai avuto per me un risvolto lavorativo, trattandosi di una attività non retribuita, che ho sempre svolto per il piacere intellettuale di scrivere e così di comunicare meglio le mie idee. Considero una forma di giornalismo anche l’uso, di cui sono divenuto appassionato, dei social network, che in parte stanno soppiantando la carta stampata e le agenzie nella diffusione di informazioni e opinioni.”

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