Società dell’immagine: Giovani vittime della società dell’immagine: la dott. Ingenito

Redazione Controcampus 12 Maggio 2013

Per descrivere meglio il complesso rapporto tra giovani e società dell’estetica, società dell'immagine e del brand, esplorandone più da vicino le cause, le implicazioni socio-culturali e i conflitti dis-etici che lo animano, abbiamo chiesto il parere della Dott.

Per descrivere meglio il complesso rapporto tra giovani e società dell’estetica, società dell’immagine e del brand, esplorandone più da vicino le cause, le implicazioni socio-culturali e i conflitti dis-etici che lo animano, abbiamo chiesto il parere della Dott.ssa Lucia Ingenito, psicologa e psicoterapeuta specializzata nell’Approccio Centrato sulla Persona,

Società dell'Immagine

Società dell’Immagine

Cercheremo di capire quale importanza assumano oggi per i ragazzi ideali come bellezza esteriore e denaro nella così detta società dell’immagine, tenteremo una lettura di massima degli aspetti più controversi e ambigui della “esasperazione estetica” contemporanea.

Nella moderna società dell’immagine dell’estetica e del denaro i nostri ragazzi sono in molti casi disposti a sacrifici disumani pur di “esserci” ed apparire. Quali sono i rischi nella società dell’immagine connessi a questa oggettivazione diffusa di persone e rapporti umani in una fase giovane, spesso giovanissima dell’esistenza?

“A mio avviso il rischio che si corre è la perdita della propria identità unita ad un profondo senso di solitudine. Questo meccanismo dell’immagine è attribuibile in larga parte alla fase evolutiva dell’adolescenza e questo, inevitabilmente, ci riporta al rischio sopra ho enunciato: l’adolescenza è per una persona la fase “transazionale”, in cui non si è più bambini ma ancora nemmeno adulti. Tutto è quindi in discussione: ovvio, visto che si costruisce la propria identità! Che è conquista faticosa e, soprattutto, continua, dacché se è vero che l’emulazione è una forma per sperimentarsi , è altrettanto vero che imitare è uno strumento e non il fine. Per quanto l’emulazione sia necessaria, di certo essa non dovrebbe essere fine a se stessa! Ma solo un crocevia dell’identità, indispensabile, ma non definitivo.Tuttavia essendo essa, ai miei occhi, per questi ragazzi l’unico mezzo per essere sentirsi “visti” cioè considerati, il rischio è che il bisogno si perverta in una prigione della loro essenza e dei loro sentimenti. L’essere si sovrappone all’avere: ciò che ho è ciò che sono…”

I giovani nella società dell’immagine, si dice spesso, hanno bisogno di valori positivi, sani. La società dell’immagine infatti, propone altri modelli, magari falsi, ma estremamente attraenti (mito del successo facile – pensi alle veline, ai reality come Uomini e donne, ecc  – senza fatica né merito, l’attenzione compulsiva ossessiva per l’aspetto fisico dissociata dal talento e dal merito (che si collega ad una diffusa insoddisfazione per il proprio aspetto esteriore), la sottovalutazione dello studio e dell’etica del lavoro ecc. Perché questi modelli hanno spesso la meglio?

“La risposta, a mio avviso, va ricercata nel fatto che i modelli in questione sono più condivisi e legati alla logica dominante presso i ragazzi del tutto e subito. Il consumismo o altro recano sempre un che di inibente. Personalmente credo che la corsa al consumo sottragga la persona alla possibilità di vedere nitidamente la propria solitudine, sofferenza, disagio, chiudendole in un cassetto, cioè regalando al soggetto il piacere intenso sì, ma profondamente effimero di spostare altrove l’attenzione …si tratta di una mossa autodifensiva, spesso autoingannatoria, ma parliamo pur sempre di un piacere, che in quanto tale anestetizza i propri sentimenti spiacevoli.”

I giovani d’oggi della così detta società dell’immagine sperimentano presto la noia di vivere. Spesso i più annoiati sono proprio quelli che hanno tutto, i più fortunati insomma. Come può un ragazzo nella società dell’immagine imparare ad accettarsi e a farsi accettare dal gruppo dei simili anche se non ha le disponibilità economiche per potersi permettere lussi che, alla prova dei fatti, non sono accessibili a tutti come tv, e-media ecc invece ci rappresentano, spesso provocandoci dolorosi complessi di competitività ed inadeguatezza?

Anzitutto una precisazione: quelli di cui si parla nella domanda non sono bisogni ma comportamenti…ciò che ci appare e diventa azione. I bisogni sono ciò che li motiva. I comportamenti si possono correggere, i bisogni vanno compresi per correggere i primi. Questa noia “congenita” della società dell’immagine (e che sempre più spesso si traduce per i ragazzi in noia di vivere) è rivelatrice di una profonda debolezza identitaria, di un’incapacità evidente a sostenere gli stress e le pressioni sociali di un contesto che ci impone in ogni momento di allinearci a logiche, schemi, stili di vita sempre nuovi e aggiornati. Me le risposte della società del brand e dell’estetica sono per forza di cose massificate, rispondono a criteri di produttività su ampia scala,  che in un primo momento eccitano il nostro narcisismo, ma poi la deprimono ed aggravano proprio perché questa offerta mediatica è per sua stessa natura differenziata ed impersonale. È la logica del consumo, insomma, che propone tutto a tutti indiscriminatamente, così che, come i primi, anche gli ultimi della società o i più sfortunati ambiscono alle stesse cose: telefonino d’ultima generazione, l’ultimo paio di scarpe firmate ecc. Indipendentemente dalle possibilità e dai bisogni reali di ognuno. Si tratta di un problema di consapevolezza, cui si aggiunge il rischio, tutt’altro che secondario, di innescare pericolose dinamiche competitive.

Pensiamo al ragazzo che vede i suoi coetanei vestiti tutti allo stesso modo o armati tutti di un certo tipo di telefonino. Le reazioni sono due, entrambe potenzialmente pericolose: o compra l’oggetto in questione e “pareggia” i conti, ma così facendo si omologa senza comprendere il bisogno o (peggio ancora) acquista oggetti più costosi, prestigiosi per differenziarsi, emergere, affermarsi sul gruppo, ma senza comprendere la necessità e l’effettività di quello che è molto probabilmente un bisogno apparente, futili. ll consumo avviene in maniera automatica, immediata. A muoverlo sempre più spesso sono desideri illusori, mutuati dal mondo esterno, che ce li dipinge come indispensabili requisiti di accettazione sociale. C’è da dire però una cosa: i nostri ragazzi, appartengono ad una generazione “coccolata”, disabituata a meritarsi ciò che vuole, e che perciò non comprende forse fino in fondo il valore del talento e  del denaro.

Pretendono ma non si impegnano e i genitori spesso scendono a patti, preferendo delegare alle cose quella sacra missione chiamata educazione. Ma le cose non possono sostituirsi alle persone né risolvono i complessi. Ma i nostri ragazzi sono persuasi del contrario. Normale che questo comporti conseguenze drammatiche sulla loro sfera psichica e d emozionale. Attingendo un po’ alle mie esperienze cliniche e a studi accademici, se dovessi fare una diagnosi a caldo di questa generazione “confusa ed infelice” lascerei un attimo da parte questa guerra fredda tra generazioni e porrei piuttosto l’accento su quelle che ritengo le “vere” priorità: bisogno di accettazione incondizionatamente, bisogno di essere visti, bisogno di essere amati, bisogno di vicinanza, bisogno di intimità (vedi come autori Maslow e Carl Rogers a cui mi sono ispirata). Il primo meccanismo da smontare rimane comunque dello della competizione/marginalizzazione. Se non possiedi questo e quello, sei fuori dal coro. Una voce stonata. Il diverso fa paura perché ci mostra un altro modo di guardare, quello che i nostri ragazzi non sempre vogliono vedere. Ma inseguire la moda è logorante. Non sappiamo cosa vogliamo, ma solo che lo vogliamo. Eccola la competizione. Con la conseguenza che spesso non solo i ragazzi non sanno cosa trovano in questo brancolare cieco, ma neanche cosa lasciano. Molti sono quelli che si rimangono emarginati oppure, se hanno abbastanza determinazione, riscattano l’iniziale condizione di deprivazione trovando una fonte di risorsa che non sempre è “lecita”.I più sfortunati, ad esempio, potrebbero trovare nella criminalità o nella  delinquenza le fonti economiche a cui attingere per inseguire le loro chimere”.

Cos’è lo shopping patologico nella società dell’immagine e come si cura?

“Da un punto di vista clinico questo disturbo non è documento da troppi studi visto che è emerso da poco, poiché esso è strettamente connesso allo status economico raggiunto negli ultimi vent’anni. Tant’è vero che esso non è stato classificato nel DSM IV edizione (manuale diagnostiche patologie mentali). Secondo alcuni  esso rientra in una dimensione nevrotica compulsiva ossessiva (il ripetersi continuo del comportamento o l’ansia che ne precede l’evento); per altri rientra nella sfera dei disturbi del controllo degli impulsi (visto la perdita del controllo a non farlo); infine per altri è un comportamento da dipendenza “senza sostanza” (in riferimento alla presenza concomitante degli aspetti precedenti più il senso di vergogna e colpa che poi da esso ne derivano). Ovviamente queste sono osservazioni cliniche recenti ma è sempre la singola persona che vi attribuisce un significato singolare e unico a questo suo comportamento, a seconda della sua storia e del suo temperamento. Nel caso in cui tale comportamento si configuri in una maniera “pervasiva” nella sfera socio-affettiva della persona allora sarebbe bene intraprendere un percorso che ovviamente è singolare, a seconda della persona e della storia del suo disturbo. La clinica, comunque, opta per tre tipologie di intervento che possono essere applicati anche in combinazione: trattamento farmacologico; psicoterapia individuale; gruppo di auto mutuo aiuto del tipo Debitori patologici. Essendo il fenomeno complesso per tanti aspetti e osservando anche gli interventi multidimensionali è chiaro che il percorso dovrebbe essere strutturato da un’équipe multidisciplinare. Inoltre anche chi è vicino a questa persona è parte integrante del suo “disturbo” e l’affiancamento è non solo fisico e morale ma dovrebbe essere,a mio avviso, una vera e propria messa in discussione rispetto all’altro. Come le tessere di un puzzle dove ciascuno pezzo è incastrato all’altro non per caso ma per un incastro perfetto!!! Non si cercano colpe o colpevoli ma ci si interroga su cosa non ha funzionato e dagli errori si impara, attivando risorse che fino a quel momento non hanno funzionato.

A cura di Matteo Napoli

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L’università a portata di click è cosi che ci piace chiamarla. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei nostri lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto