Sigaretta Elettronica: allarme metalli pesanti Il punto del Prof. Polosa

Redazione Controcampus 17 Giugno 2013

La sigaretta elettronica è una delle più affascinanti e, al contempo, discusse invenzioni del terzo millennio.

La sigaretta elettronica  un’invenzione nata al fin di porre un freno alla inesorabile e deleteria piaga del tabagismo.

Tuttavia, sebbene la sigaretta elettronica simboleggi l’abiura al fumo tradizionale e sia in grado di ridurre i danni provocati dal tabacco e dalla combustione, essa è pur sempre un rimedio, un male minore. La soluzione ideale sarebbe quella di smettere di fumare.

Al di là della sua proficua capacità della la sigaretta elettronica di ridurre i rischi generati dal consumo di tabacco, l’invenzione dello svapo e della sigaretta elettronica, al pari di ogni altra idea tecnologicamente avanzata, non sembra del tutto avulsa da critiche e censure. In realtà, il retaggio storico e culturale del progresso umano ha il pregio di renderci edotti in merito all’esistenza di un costante dilemma naturale: nessuna scoperta scientifica ha mai goduto, sin dal principio, di una piena e totale accettazione socio-istituzionale.

Dal primo maggio 2013, il Ministero della Salute ha vietato la vendita di E-cig ai minori di diciotto anni. Successivamente, il Consiglio Superiore di Sanità ha espresso un’opinione non del tutto favorevole all’utilizzo delle E-cig nelle scuole e nei luoghi pubblici. Tale divieto, di fatto, ha equiparato la sigaretta elettronica alle bionde tradizionali. Così, sulla scorta di tali peripezie, diverse correnti di pensiero istituzionali hanno avuto modo di esprimere opinioni favorevoli alla creazione di un regime di tassazione e di una regolamentazione generale. Ovviamente, le censure hanno innescato una querelle socio istituzionale, dividendo i fumatori italiani in due fronti opposti: l’uno, tradizionalista e conservatore, profondamente critico; l’altro, progressista e futurista, favorevole allo svapo.

Le critiche e le censure sulla sigaretta elettronica: fa male alla salute?

Di recente, una denuncia del giornale il Salvagente ha generato caos ed inquietudine fra venditori e consumatori di sigaretta elettronica. Il settimanale ha fatto analizzare al dipartimento di Farmacia dell’Università di Napoli Federico II i liquidi della sigaretta elettronica. Ed in seguito, ha reso noti i risultati dei test scientifici. Stando ai dati divulgati, nei liquidi vi sarebbero alte concentrazioni di piombo, arsenico, cromo e cadmio.

Ad ogni modo, secondo i dati del rapporto Doxa 2012, in Italia, il consumo di sigarette tradizionali si è ridotto: se nel 2003 si fumavano circa 16,1 bionde al dì, nel 2012 si è scesi a quota 12,6. Secondo gli esperti, nel 2012 si è registrata la più sintomatica riduzione di consumo di tabacco (pari all’8% rispetto al 2011); una riduzione imputabile alla maggiore diffusione della sigaretta elettronica in Italia.

Al fin di porre l’accento sull’effettiva utilità della sigaretta elettronica ed, al contempo, di svelare i retroscena dell’attuale querelle, abbiamo deciso d’intervistare il Prof. Riccardo Polosa, Docente di Immunologia Clinica, Allergologia e Reumatologia presso l’Università di Catania, autore di oltre 550 pubblicazioni scientifiche, esperto internazionale di tabagismo e Responsabile Scientifico della Liaf e Direttore del Centro Antifumo dell’Università etnea.

Il 31 Maggio scorso si è svolto il XV Convegno Nazionale per il “No Tobacco Day”, un evento (dal titolo Tabagismo e Servizio Sanitario Nazionale) al quale hanno partecipato il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ed i maggiori esperti italiani di tabagismo. All’evento, ovviamente, ha partecipato anche Lei. Prof. Polosa, potrebbe renderci edotti in merito ai risvolti relativi al Convegno? 

“Sì certamente. Al convegno si sono alternate autorità che da anni s’impegnano nella lotta al tabagismo.  Si è anche dato spazio al fenomeno emergente delle sigarette elettroniche (e-cig). Personalmente ho trovato di particolare interesse il dato che per la prima volta nella lunga storia del contrasto al tabagismo, la diffusione di questi prodotti ha determinato un’importante e significativa contrazione nei consumi di tabacco in Italia. Ho sperato che queste informazioni così positive potessero finalmente orientare il legislatore verso un atteggiamento più tollerante nei confronti delle e-cig. Mi sbagliavo. Per tutta risposta le recenti raccomandazioni del Consiglio Superiore della Sanità (CSS) auspicano un uso restrittivo delle e-cig vietandone l’uso nei luoghi pubblici e parificandole di fatto al fumo di tabacco. La settimana scorsa con la LIAF abbiamo indetto una petizione indirizzata al Ministro Lorenzin in difesa della e-cig. In pochi giorni abbiamo raccolto quasi duemila firme. Chi volesse sottoscriverla può andare sul link.

Di recente, il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha dichiarato che l’Italia ha bisogno di un’ordinanza che chiarisca le modalità di utilizzo della sigaretta elettronica  Qual è la sua opinione in merito all’eventuale emanazione di una legge in grado di tramutare la sigaretta elettronica in farmaco? 

“Siamo tutti d’accordo che per la e-cig ci sia bisogno di una regolamentazione che stabilisca elevati standard di sicurezza e qualità a tutela del consumatore. Tuttavia, una normazione di questo tipo non deve essere necessariamente inquadrata sul modello farmaceutico, poiché avrebbe effetti negativi inaspettati.

Ad esempio, l’elevato livello di complessità della regolamentazione farmaceutica e gli elevati costi ad essa associati non potendo essere sostenuti dalla maggior parte delle piccole-medie aziende di e-cig finirebbero con il far lievitare i costi del prodotto rendendolo così molto meno concorrenziale rispetto alle ‘bionde’. Pertanto una normazione in senso farmaceutico finirebbe per favorire la diffusione del consumo di tabacco”.

Secondo i dati del rapporto Doxa 2012, in Italia, il consumo di sigarette tradizionali sta scendendo vertiginosamente: se nel 2003, si fumavano circa 16,1 bionde al dì, nel 2012 si è scesi a quota 12,6. Secondo gli esperti, a causare la proficua riduzione sarebbe stata la sigaretta elettronica. Prof. Polosa: dunque, possiamo dire che le sue previsioni erano esatte. D’altronde, Lei è uno dei principali esperti italiani ed internazionali di Tabagismo e di sigaretta elettronica. E’ Responsabile e Direttore Scientifico del Centro Antifumo Universitario dell’Università di Catania ed è stato Presidente della Lega Italiana Anti Fumo Onlus (Liaf). Prof. Polosa, potrebbe parlarci delle importanti attività svolte dalla Liaf?

“Da oltre 10 anni, la LIAF si occupa di contrasto al tabagismo a 360 gradi, promuovendo campagne di prevenzione, aiutando concretamente i fumatori a smettere di fumare e sostenendo la ricerca scientifica.
Oltre agli studi clinici sulle e-cig noti in tutto il mondo, LIAF è attivamente impegnata con progetti di ricerca clinica molto innovativi che riguardano fumatori diabetici (progetto DIASMOKE), asmatici fumatori (progetto UBIOPRED) e fumatori con psicopatologie. Inoltre, ampio spazio viene dato alla formazione di nuovi terapeuti antifumo attraverso master, convegni e seminari oltre che alle campagne nazionali antifumo per mantenere sempre viva una cultura, una società, una vita libera dal fumo di tabacco”.

Di recente, una denuncia del giornale il Salvagente ha generato caos ed inquietudine fra venditori e consumatori di sigaretta elettronica. Il settimanale ha fatto analizzare al dipartimento di Farmacia dell’Università di Napoli Federico II i liquidi delle sigarette elettroniche. In seguito, ha reso noti i risultati dei test scientifici. Stando ai dati divulgati, nei liquidi vi sarebbero alte concentrazioni di piombo, arsenico, cromo e cadmio. Prof. Polosa, qual è la sua opinione in merito a tale test? Si tratta di un allarmismo fondato? I consumatori di sigarette elettroniche possono star tranquilli? 

“Si tratta di allarmismo sproporzionato. Cerchiamo di sgombrare il campo dai dubbi. Una lettura più attenta dei dati divulgati svela che le concentrazioni di metalli pesanti nelle e-cig risultano molto basse con rischi insignificanti per la salute (fa eccezione un prodotto con una concentrazione di arsenico fuori norma per i limiti di Legge). Ricordo che è ampiamente dimostrato come metalli pesanti e altre sostanze tossiche siano presenti nelle verdure (straordinari concentratori naturali) che mangiamo e nell’aria delle nostre città inquinate che respiriamo.
Indubbiamente la presenza di tracce di metalli o di altri contaminanti nelle e-cig deve essere affrontato in modo serio. Controanalisi condotte su alcuni dei prodotti più in voga in Italia non confermano la presenza di metalli pesanti. Insieme con LIAF stiamo redigendo una proposta di normativa delle e-cig  mirata a fissare elevati standard produttivi per garantire la massima qualità e sicurezza e per evitare inutili allarmismi”.

Lei è docente di Immunologia Clinica, Allergologia e Reumatologia presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Catania. E’ autore di oltre 550 pubblicazioni scientifiche. Prof. Polosa, potrebbe ricordare ai lettori perché la sigaretta elettronica non fa male?

“Il principio di funzionamento della e-cig è la vaporizzazione, mentre – come noto – la combustione è il principio di funzionamento della sigaretta tradizionale. La combustione è responsabile della produzione di migliaia di sostanze tossiche oltre che di centinaia note sostanze cancerogene responsabili delle malattie fumo correlate.
Pertanto la e-cig – permettendo di mantenere l’atto del fumare senza per questo assumere sostanze tossiche da combustione – è capace di ridurre i danni da fumo di tabacco. Certamente la cosa migliore resta quella di non fumare nulla, ma se proprio non ci si riesce a smettere, tanto vale optare per la molto più ‘sana’ opzione della sigaretta elettronica”.

 L’opinione scientifica espressa dal Prof. Polosa ha il pregio di porre l’accento sia sulla necessità di una normativa che non dia vita ad un connubio tra sigaretta elettronica e farmaco, sia sull’inutile allarmismo generato dallo studio partenopeo. Secondo l’esperto etneo: una lettura più attenta dei dati divulgati svela che le concentrazioni di metalli pesanti nelle e-cig risultano molto basse con rischi insignificanti per la salute”

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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto