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7 luglio 2013

Pacchetto Lavoro 2013. Novità riforma del fare e pacchetto lavoro: sgravi fiscali e agevolazioni imprenditoria giovanile

Novità riforma del fare e pacchetto lavoro: sgravi fiscali e agevolazioni imprenditoria giovanile

Per saperne di più circa le novità introdotte dal decreto del fare e dal pacchetto lavoro in materia di agevolazioni all’occupazione giovanile, abbiamo chiesto il parere di Gennaro Esposito di centrostudilavoro.com, consulente del lavoro.

Dott. Esposito. Lo scorso 16 giugno il CdM ha varato il decreto del fare, seguito il 26 giugno dall’attesissimo pacchetto lavoro 2013.

Molte le novità introdotte con il decreto del fare e con il pacchetto lavoro in materia di agevolazione all’assunzione degli under 30. Su tutte il cosiddetto sgravio per l’assunzione di giovani non diplomati. Ci parla del pacchetto lavoro 2013? Ci descrive queste misure? Quali sono i requisiti e in cosa consistono questi incentivi?

“Cominciamo col dire che gli incentivi ci sono. La manovra ha previsto importanti interventi soprattutto per i giovani che hanno un’età compresa tra i 18 e i 29 anni. Per l’accesso agli incentivi occorre che il giovane rientri in una delle seguenti condizioni: o deve essere privo di retribuzione da almeno 6 mesi o deve essere senza diploma (di scuola superiore o professionale) o deve vivere solo o con una o più persone a carico. Il contributo che viene emesso è di 1/3 della retribuzione mensile lorda fino ad un massimo di 650 euro al mese per 18 mesi e 12 mesi, invece, nel caso di trasformazione di un contratto a tempo indeterminato. Il contributo è un contributo congruo, nel senso che prevede una cifra importante. Questi soldi ovviamente non vengono dati agli imprenditori, ma costituiscono uno “sgravio contributivo” che ha come obiettivo quello di generare un incremento occupazionale significativo, 200mila posti di lavoro. Non serve che i requisiti siano soddisfatti contemporaneamente, basta uno dei tre.”

Nel pacchetto lavoro, si è parlato di un intervento discriminatorio che uccide il merito. Secondo lei?

“Non è vero che la legge è stata studiata, come dicono tanti, per i non diplomati. Lo Stato non vuole persone ignoranti, non è così. Si cerca solo di tutelare le categorie più a rischio. Poi certo parliamo di una materia assai fluida, ma il decreto, ad oggi, parla chiaro.”

Come interviene il decreto del fare e pacchetto lavoro in materia di apprendistato? Pensiamo all’apprendistato professionalizzante e  semplificato per i giovani in formazione.

“Va dato merito al Decreto del fare di aver snellito il rapporto di apprendistato, dal momento che su questa forma gravava ancora un’eccessiva burocrazia. Nel senso che la Regione doveva decidere come regolare l’ incentivo, poi occorreva passare una trafila di procedure di formazione interna, formazione esterna ecc. Adesso, invece, sono state ridotte le sanzioni. Dopotutto non è un mistero che il lavoratore impara il mestiere all’interno dell’azienda, quindi la formazione deve avvenire all’interno dell’azienda, è li che il giovane cresce lavorativamente.

Entro il 30 settembre la conferenza Stato-Regioni dovrà quindi trovare una normativa che detti le linee guida per la gestione dei rapporti di apprendistato professionalizzante. Questa forma di apprendistato precedentemente era già regolamentata con una forma di sgravio contributivo. Per gli apprendisti c’era (e c’è ancora fino al 2015) uno sgravio pari all’intera quota a carico del datore di lavoro. Con il nuovo decreto legge i datori pagano pochissimo. Un apprendista part-time a 25 ore può pagare anche 30 euro di contributi al mese. Si tratta di cifre molto basse.”

Novità importanti del pacchetto lavoro hanno toccato anche i Voucher e i rapporti di lavoro  occasionali…

“Quanto al lavoro occasionale accessorio, l’intervento più significativo concerne l’estensione del ricorso ai Voucher (i cosiddetti buoni lavoro). Capita spesso che gli studenti universitari per guadagnare qualche soldo cerchino lavoretti come cameriere, barista ecc. per mantenersi gli studi ed altro. I voucher esistevano anche precedentemente, normati dalla Riforma Fornero, ma costituivano ancora una sorta di punto interrogativo. La norma era abbastanza vaga, ora invece è stata opportunamente inquadrata. La novità consiste nell’eliminazione della dicitura “meramente occasionale” in modo da non creare titubanze nella gestione di questo tipo di rapporto di lavoro.

In questo modo si snelliscono parecchio le incombenze che tipicamente caratterizzano la regolarizzazione del rapporto di lavoro occasionale ed, insieme, si evita che i committenti trasformino il lavoro occasionale di tanti giovani in prestazioni in nero. Per gestire meglio il rapporto di lavoro occasionale, l’azienda compra i voucher, per cui i giovani possono lavorare per l’azienda in maniera più tranquilla. L’azienda stessa grazie ai voucher sente di potersi muovere in maniera più serena. Pizzerie, ristoranti, alberghi ed altre attività simili hanno la possibilità ora di far lavorare i giovani in maniera più snella e sicura.“

E rispetto ai rapporti a tempo determinato? Cos’è cambiato con il nuovo pacchetto lavoro 2013? Perché le imprese prediligono questo tipo di contratto?

“La novità maggiore va indicata nella riduzione dei termini per i tempi determinati. In pratica è tornato tutto come prima. La pausa per i tempi determinati con la Fornero era di 60 e 90 giorni, adesso il Decreto l’ha riportata a 10 e 20 giorni. 10 per i rapporti di lavoro inferiori ai 6 mesi e 20 per quelli superiori a sei mesi. In pratica se io assumo un giovane e poi lo voglio riassumere devo aspettare 10 giorni o 20 giorni a seconda della durata del rapporto di lavoro determinato. Fermo restando che una proroga del rapporto è sempre possibile.

Il Decreto del fare ha facilitato di molto la gestione di questo tipo di rapporto, giacché il ricorso prima era assai più complicato. L’obiettivo, non dimentichiamolo, è che l’azienda deve sentirsi libera rispetto all’assunzione dei giovani. Gli imprenditori hanno paura di assumere i giovani a tempo indeterminato. Lo Stato, di contro, non consente loro di agire in questo senso, perché privilegia il rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Gli imprenditori hanno paura di legarsi ad una persona se non possono, specie in uno stato di crisi come questo, licenziarla o cercare forme di rapporto a loro più convenienti. I costi delle assunzioni sono elevatissimi, ecco perché all’imprenditore non piace vincolarsi eccessivamente.”

In collaborazione con Matteo Napoli

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