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25 ottobre 2013

Diventare docente universitario, assistente e ricercatore: come funziona

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Diventare docente universitario

Diventare docente universitario

Ecco come diventare docente universitario, come fare l’assistente o il ricercatore all’università,  se e quanto conviene fare il docente universitario, ecco come funziona!

Partiamo dalla differenza intercorre tra docente e insegnate di scuola.

Cercheremo di aiutarvi a capire chi è, e come come diventare docenti universitari oggi.

Nel sistema universitario italiano, si distinguono due soli ruoli accademici per il docente universitario: docenti e ricercatori.

Il ricercatore universitario, sia a tempo determinato sia indeterminato, cui venga affidato uno o più incarichi di insegnamento, acquista in tale caso il mero titolo, ma senza un proprio ruolo accademico, di professore aggregato, e solo per l’intero anno accademico in cui si tengono tali corsi.

Ogni docente universitario e ricercatore afferisce ad un settore scientifico disciplinare: questi ultimi sono aggregati in più aree concorsuali (attualmente quattordici).

  • Docente Universitario Ordinario di prima fascia
  • Docente Universitario Associato di seconda fascia
  • Ricercatore a tempo determinato
  • Ricercatore a tempo indeterminato 

Si accede a tali ruoli solo per concorso. Non esistono promozioni per anzianità; ci sono, per anzianità, solo “scatti di stipendio”.

Ciclicamente si discute sull’opportunità di promozioni “ope legis”; si tratterebbe di passaggi di carriera non conseguenti a concorsi ma conseguenti alla sola presenza nel ruolo inferiore per un certo numero di anni.

Le promozioni “ope legis” sono state operate in un passato ormai lontano ma sono ora assolutamente incoerenti con la più diffusa valutazione di opportunità.

Ogni ruolo è soggetto a conferma dopo i primi tre anni della messa in servizio (solo per una volta). Dopo aver superato la conferma, il ricercatore diventa un ricercatore confermato. L’associato diviene un associato confermato.

Il professore di prima fascia si chiama straordinario nei primi tre anni e ordinario successivamente. E’ assai raro che il docente che vince un concorso non sia in grado, dopo tre anni, di ottenere la conferma e quindi diventare docente universitario confermato di ruolo.

Ecco come diventare docente universitario ordinario: formazione carriera

Il primo passo per diventare docente universitario è quello di scegliere il raggruppamento disciplinare in cui inserirsi. Non si è infatti più insegnante per una singola materia, ma per l’intero settore disciplinare.
Si può trovare la descrizione dei diversi raggruppamenti sul sito del ministero con indicazioni utili anche sul numero dei docenti per i diversi livelli e sulla media per sede universitaria e materia. A questo punto il percorso è in cinque tappe.

Il Dottorato di ricerca è il grado più elevato di istruzione previsto nell’ordinamento italiano. Richiede un impegno generalmente di tre anni, alcune volte di quattro o di cinque. È prevista una borsa di studio di 11 mila euro, nel caso questa sia a disposizione e la persona non abbia già un reddito superiore a 7 mila euro all’anno.

Acquisito il dottorato, se si intende continuare lungo la carriera universitaria, ci si deve iscrivere a un programma post dottorato che può durare tra due e quattro anni e arrivare in alcuni casi addirittura a otto. L’ammontare delle borse di studio è tra 12 mila e 15 mila euro all’anno.

Il passaggio successivo per diventare docente universitario è quello di ricercatore il cui lo status e le possibilità dipendono molto dal contesto in cui si opera. Si tratta, comunque, della prima figura di ruolo all’interno dell’università.

Si passa poi al docente universitario associato o docente universitario di seconda fascia

La massima qualifica a cui aspirare nella carriera universitaria è quindi il docente universitario ordinario o docente universitario di prima fascia.

Si accede ai ruoli solo per concorso e si è confermati (anche se in modo pressoché automatico) dopo tre anni (il ricercatore diventa quindi ricercatore confermato e l’associato acquista il titolo di associato confermato).

Diventare docente universitario dopo la legge n. 240 del 30 dicembre 201

Per diventare ricercatore dopo la Riforma Gelmini: In base alle legge n. 240 del 30 dicembre 2010 (parte della Riforma Gelmini) vengono distinte due categorie di ricercatori universitari.

Prima dell’emanazione della legge Gelmini, si diventava ricercatore universitario a seguito di una valutazione comparativa bandita dalle singole Facoltà universitarie: una Facoltà poteva richiedere al proprio Ateneo di bandire un posto solo dopo aver avuto la garanzia della copertura stipendiale da parte del Senato Accademico e del Consiglio d’Amministrazione.

Ora tale procedura non è più contemplata.

Il ruolo dei ricercatori a tempo indeterminato è stato trasformato ad esaurimento, mentre è stata istituita la figura del ricercatore a tempo determinato (RTD) con un contratto di lavoro di tre anni. Tale figura si distingue in due tipologie:

  • a) contratto triennale prolungabile per un periodo di due anni
  • b) contratto triennale non prolungabile, a seguito del quale è necessario conseguire l’abilitazione nazionale per diventare professore associato. Solo se si è terminato un contratto triennale del primo tipo.

Le procedure per il conseguimento dell’abilitazione per diventare docente universitario – ricercatore sono indette annualmente con decreto ministeriale, per ciascun settore concorsuale e distintamente per la prima e la seconda fascia dei professori universitari. Il mancato conseguimento dell’abilitazione preclude la partecipazione alle procedure di abilitazione indette nel biennio successivo per il medesimo settore concorsuale della medesima fascia ovvero della fascia superiore. Per il conferimento dell’abilitazione nazionale viene nominata una commissione, tra coloro che hanno fatto domanda per farne parte, di cinque docenti ordinari per ogni settore concorsuale.

La lista dei commissari che hanno richiesto di far parte della commissione viene nominata mediante sorteggio. Per la stessa università non può far parte più di un professore ordinario.

Successivamente vengono analizzati titoli e pubblicazioni dei candidati, quindi la commissione esprime un giudizio che motivi l’attribuzione o meno dell’abilitazione, la quale ha durata quinquennale. Per la fascia degli associati vengono richiesti un numero inferiore di pubblicazioni e di titoli rispetto alla fascia degli ordinari. Per ogni settore concorsuale sono stabiliti criteri e parametri bibliografici divisi per le rispettive fasce.

Entro cinque anni le università possono bandire concorsi interni per reclutare il docente universitario in possesso dell’abilitazione nazionale, oppure possono reclutarli mediante la “chiamata diretta”. Con la legge Gelmini viene abolito il periodo di straordinariato e di conferma di tre anni per i professori associati e ordinari, mentre la progressione stipendiale viene rivista ogni tre anni.

Attualmente, il ruolo in esaurimento degli “assistenti ordinari” è assimilato a quello del ricercatore universitario, col medesimo trattamento economico.

Il docente universitario incaricato stabilizzato (anch’esso ruolo in esaurimento), invece, è oggetto di controversia. In Italia al 2008 vi erano 49 professori “incaricati stabilizzati” che, per un motivo o per l’altro, non hanno conseguito il giudizio positivo d’idoneità a partire dal 1982. Essi svolgevano attività didattica al pari di un professore di II fascia, ma godono di una retribuzione minore.

Diventare docente universitario collaboratore di cattedra o simili

E’ di un certo rilievo descrivere le caratteristiche di altre figure di persone inserite a vario titolo nell’ambiente universitario. Queste figure non sono mai l’obiettivo finale di una carriera universitaria.

  • Il docente universitario cultore della materia. E’ un titolo di nessun valore effettivo; il Consiglio di facoltà delibera che una certa persona si interessa ad una certa materia e ne prende atto; non esiste un numero massimo di cultori; non è previsto un compenso; è previsto che i cultori possono fare parte delle commissioni di esame di profitto; di fatto, possono fare esami solo quando sono persone di fiducia, di sufficiente competenza e di comportamento adeguato. Ogni facoltà delibera in merito alle caratteristiche personali minime dei cultori della materia.
  • L’assistente. Non esiste più, o meglio esistono quelli nominati secondo la vecchia normativa (fino al 1980 corrispondevano all’incirca al ruolo di ricercatore). Di fatto il vocabolo “assistente” indica genericamente la persona che aiuta il docente e che lo studente non sa cosa sia. E’ stato notato che “assistente” è l’unico vocabolo della lingua italiana di forma attiva ma di significato passivo.
  • Il laureato frequentatore. E’ una persona laureata da poco tempo che è autorizzata ad utilizzare le strutture del dipartimento o dell’istituto (in particolare la biblioteca) perché, di solito, sta preparando un concorso universitario. Non può fare esami. Per essere autorizzato, il laureato deve essere semplicemente assicurato contro i rischi per infortuni che dovessero capitare nei locali dell’università.
  • Il docente universitario a contratto. Di solito è un professionista che riceve un incarico di insegnamento limitato ad un corso. Accetta, nonostante il compenso limitato, perché attratto dal mondo universitario. Talvolta il professore a contratto può essere un giovane che ha finito la borsa post dottorato e che non ha ancora vinto un concorso da ricercatore.
  • Il docente universitario supplente. Si tratta di un incarico di docenza aggiuntivo assegnato al titolare di una altra materia. E’ necessariamente un docente di ruolo, eventualmente di un altro Ateneo (in questo caso da esso autorizzato). L’incarico può essere specificatamente remunerato o gratuito.

Ma quali sono i trucchi e i consigli giusti per diventare docente universitario oggi? Lo abbiamo chiesto al professore Umberto De Francesco che prima di iniziare ad insegnare al liceo scientifico ricopriva la carica ufficiosa di ”assistente” nella facoltà di Architettura.

Spesso si dice che non basta ”essere bravi” per diventare docente universitario. Secondo lei in che modo ci si dovrebbe muovere in campo accademico per avere successo ?

”In realtà non bisogna sottovalutare il lavoro individuale, non è necessario essere simpatici al docente universitario ma avere lavori e progetti che il professore che individuiamo come maestro ideale possa ritenere validi. Uno studente che riesca ad acquisire assegni di ricerca, pubblicazioni su riviste almeno conosciute e che abbia inoltre una grande costanza e pazienza può ambire al posto di ricercatore o perfino di docente.”

Allora è colpa dello studente poco paziente se non è così semplice entrare a far parte dell’ambito accademico e diventare docente universitario oggi?

”Non ho detto questo, si pensi a tutti i tagli fatti alla Ricerca è ovvio che se lo studente si trova a dover fare i conti con un ambito accademico ”morto” le sue possibilità di riuscita sono inferiori. Ma questo accade maggiormente nell’ambito umanistico che in quello scientifico. Inoltre quest’ambito permette allo studente di rientrare in progetti che usufruiscono di fondi europei e di gemellaggi con paesi non comunitari. L’importante è pubblicare scoperte realmente utili. Per questo è utile affiancarsi ad un ottimo docente univeritario che partecipi a diversi progetti. ”

Non è necessario il passaggio ufficiale per diventare docente universitario?

”Certo che è necessario, è meglio non avere falle nel proprio curriculum, voti alti e titoli di dottorato o di post-laurea e ancora di borse e progetti vinti sono utilissimi, la conoscenza è necessaria nell’ambito accademico. Partecipare anche a quei concorsi che non sono strettamente legati all’ambito accademico non è inutile. Anche i concorsi di scrittura per chi è ad esempio un laureato in lettere appassionato di comparatistica possono diventare un trampolino di lancio per ulteriori pubblicazioni.”

Quindi per lei è semplice diventare docente universitario oggi?

”Non credo sia semplice diventare docente universitario, come non lo era ai miei tempi del resto.”

E’ un percorso lungo e difficile ma credo sia controproducente scoraggiare gli studenti soprattutto i più validi. Dopotutto è anche su di loro che si conta per cambiare qualcosa nelle Università e nelle Scuole. Credo solo ci si debba dare da fare su tutti i fronti e non lasciare nulla di intentato. Essendo diventato così difficile perfino l’insegnamento negli Istituti Superiori mi rendo conto che lo studente sia meno invogliato ma chiedo proprio a chi si senta demoralizzato di sfruttare ogni possibilità e sperare di essere quell’uno su tanti a farcela”

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