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15 novembre 2013

Studenti privatisti dei conservatori: ricorsi e riforma AFAM

Studenti privatisti dei conservatori:
Studenti privatisti dei conservatori:

Studenti privatisti dei conservatori:

Gli studenti invisibili, gli studenti privatisti dei conservatori di musica. Chi sono gli studenti privatisti di musica? Quali effetti hanno avuto Chi sono gli studenti privatisti dopo la riforma Afam?

Almeno uno, in famiglia, c’è. O magari c’è stato. Qualcuno che abbia intrapreso gli studi musicali, da piccolo: un cugino, un fratello, una zia, la propria madre. Non tutti però, fra loro, hanno deciso di intraprendere gli studi seri, quelli del Conservatorio: se avessero deciso di farlo, avrebbero dovuto iscriversi o preparare, privatamente, gli esami da sostenere, magari frequentando contemporaneamente il liceo, o addirittura l’università.

Chi sono gli studenti privatisti di musica? Per chi è completamente all’oscuro circa il suo particolare status, il primo collegamento sarà quello con gli studenti privatisti che si presentano alla maturità. Ebbene, la categoria che si prende in esame in questa sede ha delle peculiarità che la differenziano da quella del tipico privatista.

I Conservatori di Musica. Da sempre, nel nostro paese, i Conservatori di Musica Statali hanno rappresentato le istituzioni atte a formare musicisti e a rilasciare ad essi titoli di studio a conclusione dei relativi percorsi formativi definiti “scuole” (pianoforte, chitarra, violino, composizione, eccetera….).

Il percorso di studi per gli studenti privatisti presso i conservatori di musica

Di antichissima costituzione il D.LGT. 5 Maggio 1918 n. 1852) prevedeva che il percorso di studi fosse “scaglionato” in prove intermedie e propedeutiche definite compimenti e licenze, relative rispettivamente alla propria “scuola” di studio principale e alle materie cosiddette “complementari” (teoria e solfeggio, storia della musica, armonia, lettura della partitura, eccetera) giungendo poi alla “prova finale” per il conseguimento del diploma, ovvero del massimo titolo raggiungibile.

Tutte queste “prove” avevano la valenza di veri e propri Esami di Stato in quanto erano rilasciati dei veri e propri titoli, identici nelle modalità di espletamento in tutto il territorio nazionale ed altresì riconosciuti da tutti i Conservatori di Musica d’Italia nonché dallo Stato.

Tale percorso presso i Conservatori di Musica poteva essere espletato sia in qualità di allievo interno, vale a dire regolarmente iscritto nel Conservatorio e regolarmente frequentante le lezioni settimanali, sia in qualità di allievo “privatista”, vale a dire studente esterno che, non potendo frequentare le lezioni in quanto lavoratore o logisticamente impossibilitato alla frequenza per motivi di ubicazione delle strutture ed essendo pochissimi i conservatori a livello regionale ed esigua la disponibilità di posti per l’ammissione ai corsi, si presentava privatamente a sostenere un determinato esame presso un qualsiasi Conservatorio Italiano per poi raggiungere, compimento dopo compimento, licenza dopo licenza, il diploma finale!

Gli studenti privatisti dunque decidevano di impegnarsi nello studio seguendo una strada parallela all’insegnamento accademico attraverso lezioni private con docenti qualificati o da autodidatta per poi presentarsi di fronte allo Stato (i conservatori) e far validare la propria preparazione attraverso esami (ed apposite tasse) con il conseguente raggiungimento di un titolo (licenze, compimenti e diploma). Lo Stato, dunque, attribuiva al privatista la medesima dignità dello studente interno verificando le competenze di entrambe nelle apposite sedi d’esame.

Con l’attuazione della riforma AFAM (compartimento del MIUR riguardante l’Alta Formazione Artistica e Musicale), ovvero “disciplina per la definizione degli ordinamenti didattici delle Istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica, attuato mediante i decreti ministeriali n. 90 del 2009 e n. 124 del 2009 e che mira a conformare il percorso didattico delle istituzioni statali di musica, ossia dei conservatori, al modello europeo, con l’istituzione di un triennio al termine del quale si consegue una laurea di primo livello e un biennio di specializzazione, come già avvenuto per le università italiane” le cose sono cambiate.

Dall’anno accademico 2011/2012 è entrata a pieno regime tale riforma dei conservatori contemplata dalla legge Gelmini.

I Conservatori hanno appunto subito una radicale trasformazione divenendo nella forma e nel nome, atenei, ricalcando le linee della legge 21 dicembre 1999 n. 508. Come buonsenso avrebbe voluto, la fase di transizione, da ordinamento di istruzione secondaria superiore a ordinamento universitario, avrebbe dovuto essere gestita con grande accortezza. Così, purtroppo, non è stato.

Dopo un periodo di training durato più di dieci anni, tra continui rinvii, mancate attuazioni e disinteresse complessivo, oggi, gli studenti privatisti, per vedere riconosciuto il proprio diritto allo studio, sono costretti a ricorrere alla giustizia ordinaria.

Gli studenti privatisti dei conservatori diventano i nuovi invisibili

Il 4 luglio 2012 è stato emanato un decreto ministeriale, gli studenti privatisti in procinto del diploma sono stati nuovamente ammessi a sostenere esami fino all’anno 2012/13, ma la maggior parte è stata “fatta fuori” dal decreto, che ha tagliato una situazione incerta: questo perché gli unici beneficiari del decreto sono i diplomandi, coloro i quali cioè hanno da sostenere, secondo il ministero, il solo esame finale di strumento, escludendo tutti quelli che si trovano nel percorso superiore e che, assieme all’esame di strumento devono sostenere materie complementari.

In quest’ultima categoria rientrano la maggior parte dei musicisti che, col loro diploma, potrebbero entrare in forza degli organici orchestrali: si è esclusa quindi la categoria che più necessita del titolo, visto che il loro utilizzo, contemplando anche le formazioni orchestrali, è più vasto e spendibile. Il punto più delicato riguarda proprio la mancanza di norme chiare ed unificate circa la transizione dal vecchio ordinamento al nuovo.

Il vecchio ordinamento era strutturato e pensato come un corso di istruzione secondaria superiore, in un certo senso: infatti anche alla maturità sono ammessi candidati privatisti. Nell’ordinamento universitario l’iscrizione ai corsi è obbligatoria e la figura del privatista scompare. Va da sé che un passaggio da un percorso di studi del primo tipo al secondo si profilava, e si profila, come assai delicato.

Questo passaggio, che doveva essere gestito con lungimiranza, è stato invece trattato con superficialità ed insipienza, perché, pur essendo la riforma stata introdotta nel 1999 (legge 508/99), questa vicenda si è trascinata fino ad oggi senza norme chiare, unificate ed uniche, demandando ad una presunta autonomia statuaria dei singoli Conservatori di Musica la responsabilità di ammettere o meno il candidato privatista agli esami. E’ chiaro che questioni di tale portata non possono essere addossate all’iniziativa individuale di un istituto.

Ma la pietra dello scandalo, chiamiamola così, è la nota AFAM del 27 gennaio 2011, a firma del Dott. Giorgio Bruno Civello, protocollo n. 383 (seguita dalla nota del 6 aprile 2011, protocollo n. 1926, che ribadisce le stesse posizioni), dove si legge: “[…] Si conclude così definitivamente la fase sperimentale relativa al nuovo assetto didattico – ordinamentale e perdono di efficacia, così come previsto dall’art. 3, comma 9, del già citato D.P.R. 212/2005, le norme che consentivano l’accesso agli esami dei candidati privatisti.» Come abbiamo già mostrato, il D.P.R. 212/2005 non si esprime affatto sulle «norme che consentivano l’accesso agli esami dei candidati privatisti”.

Questo comma 9 respinge sì i candidati privatisti, ma va letto in corrispondenza dell’articolo nel quale è stato inserito, articolo che non menziona mai i corsi del vecchio ordinamento. L’articolo 3 stabilisce solo che al nuovo ordinamento non sono ammessi agli esami candidati privatisti: il che è ben diverso dall’escludere i candidati privatisti stessi dagli esami del vecchio.

Ora, posto questo, molti conservatori, a seguito di questa nota, hanno comunque ammesso candidati privatisti agli esami, non solo di diploma, ma anche di compimento intermedio: questo significa che lo Stato, tacitamente, ha garantito che gli stessi potessero proseguire il proprio percorso di studi nello stesso modo in cui li aveva cominciati (se tu, Stato, mi hai consentito di cominciare in un modo, mi permetti quindi di terminare nello stesso modo).

I ricorsi collettivi degli studenti privatisti dei conservatori di musica

È del dicembre 2012 la sentenza del TAR del Lazio che dà ragione ad un gruppo di ragazzi studenti privatisti che, con un ricorso collettivo, hanno fatto valere le proprie ragioni di fronte ad un Tribunale.

Il Ministero ha impugnato la sentenza e ha deciso di ricorrere al Consiglio di Stato.

Altri ricorsi collettivi, alla vigilia della sessione estiva dell’anno accademico appena trascorso, sono partiti, sull’onda del successo del primo.

Il nostro auspicio è che la sentenza del Consiglio di Stato esca quanto prima (occorrono mesi se non anni di solito perché questo si esprima sulla bontà o meno di una sentenza del TAR) e che metta un punto, fermo e di riferimento per tutti, studenti ed istituzioni, a questa complessa, intricata, avvilente situazione. Un punto che sia a favore degli studenti invisibili.

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