Quota 100 pensioni: ultime news prepensionamento e pensione anticipata

Redazione Controcampus 17 Febbraio 2015

Da Montecitorio arrivano gli aggiornamenti sulle Quota 100 Pensioni di Anzianità.

Il Governo Renzi annuncia cambiamenti sul prepensionamento e sulla pensione anticipata: ecco le ultime news

Cerchiamo innanzitutto di capire di cosa stiamo parlando, cos’è la Quota 100 Pensioni, come funziona e come si calcola. Ecco le Novità sulle Quota 100 Pensioni nel 2015 e come funziona ora andare in pensione.

Quando è possibile andare in pensione e quante sono le forme oggi disponibili? Vizi e virtù della prossima Riforma delle Pensioni 2015 nella lettura di Massimo Vivoli, Vice Presidente Vicario di Confesercenti Nazionale e Presidente di Italia Comfidi.

Aggiornamenti su Quota 100 Pensioni Renzi, pepensione anticipata, esodati, donne, novità sindacati, mini pensione prepensionamento. E ancora: revisione degli indicatori per il calcolo dell’assegno con il metodo contributivo, revisione della gestione delle prestazioni per gli iscritti alla gestione separata dell’Inps e una più efficace politica di comunicazione sulla previdenza.

Si chiama Quota 100 Pensioni ed è l’ultimo tormentone di questo febbrile ping pong parlamentare: ma cos’è Quota 100 Pensioni e come si calcola la soglia? Renzi prende la matita rossa. Parola d’ordine: flessibilità. “Ecco come ti modifico la Riforma Fornero”. Preoccupa, intanto, l’assenza di copertura economica. I sindacati: “la condizione del nostro sistema pensionistico è potenzialmente esplosiva, serve più trasparenza”.

Quota 100 pensioni anzianità: cos’è, come funziona e come si calcola

Cantiere pensioni ufficialmente riaperto. A tenere banco, in queste ore, è soprattutto la discussione sui correttivi da apportare all’istituto della pensione anticipata. Due al momento le ipotesi di riforma più accreditate: la prima vede una pensione anticipata 2015 fissata a 62 anni di età (raggiungibile, cioè, con in più 35 anni di contributi ma subendo significative penalizzazioni). La seconda, invece, concerne la configurazione della cosiddetta Quota 100 Pensioni, avanzata dal Presidente della Commissione Lavoro della Camera Cesare Damiano e sostenuta dalla minoranza PD e dai sindacati.

In questo senso l’attenzione/preoccupazione dei pensionandi italiani, come è noto, è tutta per la famosa Quota 100 Pensioni. A detta dei tecnici, la più percorribile tra le possibilità oggi paventate. Ma in cosa consiste la proposta Quota 100 Pensioni? Si tratta, in buona sostanza, di una pensione anticipata maturabile attraverso il raggiungimento di una soglia di accesso minima, la cosiddetta, appunto, Quota 100. Chi raggiungesse «quota 100» (60 anni di età e 40 di contributi) potrebbe, in altre parole, andare in pensione anticiapta e senza penalizzazioni. In merito al calcolo, la Quota 100 dovrebbe scaturire dalla somma tra età anagrafica e età contributiva (es.: 62 anni di età + 38 di contributi). Un ritorno al sistema delle quote, insomma, con la differenza che l’innalzamento sarebbe comunque consistente rispetto alla “vecchia” Quota 96.

Novità dalla legge Fornero a Renzi

Una misura, questa della Quota 100 Pensioni, descritta dai suoi sostenitori (Poletti in testa) come un “ponte” indispensabile nel delicato, passaggio fra il vecchio sistema pensionistico e quello predisposto dalla Legge Fornero, su cui Renzi continua però a mantenere il freno a mano tirato. Freddezza sostanzialmente legata ai numeri: perché Quota 100 Pensioni vada in porto servono tra i 2,5 e i 12 miliardi di euro, quanto basta per frenare anche il più cauto degli ottimismi. Per ora le reazioni si dividono tra il sostanziale favore di chi,  lavoratori precoci, non ha ancora maturato i requisiti per l’uscita anticipata senza penalizzazioni ma guarda con fiducia ai prossimi sviluppi e lo scetticismo di chi contesta un innalzamento ulteriore ed ingiustificato dell’età pensionabile. Prima della Riforma Fornero un lavoratore con 40 anni di contributi andava in pensione a prescindere, con la Quota 100 dovrebbe avere almeno 60 anni oppure dovrebbe lavorare altri 2 anni e mezzo (2 anni e 10 mesi dal 2016) per la pensione anticipata secondo la formulazione attuale. Questa la fotografia ad oggi. Ne sapremo di più nei prossimi giorni.

L’altro paracadute si chiama, invece, pensione anticipata a 62 anni e più 35 di contributi con penalizzazione dell’8%. La soglia per maturare la pensione senza penalizzazioni rimarrebbe, anche in questo caso, quella attuale dei 66 anni e 3 mesi con la penalizzazione che si ridurrebbe sensibilmente con l’approssimarsi dell’età del contribuente alla soglia stabilita per legge (se, ad es, l’interessato decidesse di andare in pensione a 64 anni subirebbe una penalizzazione per il pensionamento anticipato inferiore alla decurtazione dell’8% dell’assegno pensionistico). In più, con questa soluzione, sarebbe fatta salva la possibilità di conseguire la pensione con 41 anni di contributi, a prescindere dall’età del lavoratore.

Due sistemi, quello per “vecchiaia” e quello anticipato, cui dovrebbe aggiungersi la cosiddetta Opzione donna”, una sperimentazione riservata alle lavoratrici che consenta l’accesso alla pensione secondo un sistema di calcolo contributivo e non più misto, stabilendo come soglia anagrafica minima i 57 anni. Si punterà, in altre parole, ad una convergenza anagrafica dei ritiri dal lavoro tra uomini e donne, avvicinando i requisiti di anzianità tra i generi. Entrando nel merito di quest’ipotesi di riforma, avanzata dal Consigliere economico del PD Yoram Gutgeld, appare ormai chiaro come il Governo stia pensando di estendere i benefici concessi dall’attuale opzione donna (in scadenza al 31 Dicembre 2015, salvo che non venga accolta la richiesta di proroga presentata dal Ministro della Pubblica Amministrazione e della Semplificazione Marianna Madia) non solo alle lavoratrici ma anche a tutti i lavoratori.

L’opzione donna consente attualmente, alle sole lavoratrici, di accedere al beneficio della pensione, calcolata con metodo contributivo, con almeno 57 anni e 3 mesi di età e almeno 35 anni di contributi, prevedrebbe l’estensione del calcolo contributivo a tutti i lavoratori e in cambio di questa «penalizzazione indiretta», concederebbe la possibilità di anticipare l’età pensionabile. In tal caso anche i lavoratori uomini beneficerebbero del pensionamento anticipato ma, con il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo, dovrebbero ottenere un assegno pensionistico ridotto del 25%.

Non mancano, infine, in agenda nuovi ed interessanti sviluppi sul fronte esodati. Molti ricorderanno come (qualche mese addietro),nell’ambito delle proposte indicate per chiudere in via strutturale la questione “esodati”, l’ex ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, avesse suggerito la possibilità di introdurre una formula, chiamata “prestito pensionistico”, per l’appunto, per facilitare l’uscita (incentivare l’esodo) dal mercato del lavoro di determinate categorie di lavoratori dipendenti a fronte di un sostegno economico con un anticipo di alcuni anni rispetto alla decorrenza della pensione. In buona sostanza si trattava di un sussidio economico transitorio, in attesa del perfezionamento di requisiti pensionistici e che, soprattutto, doveva essere restituito con gradualità una volta maturata la pensione. L’ipotesi oggi allo studio troverebbe la sua ratio nella volontà di garantire la flessibilità su un duplice versante:

  • per i lavoratori che desiderano andare in pensione in anticipo;
  • per le aziende che vogliono ringiovanire il proprio personale.

In pratica, il lavoratore che intende andare in pensione ma non ha ancora maturato i requisiti per farlo, riceve un assegno pensionistico pari ad una determinata percentuale della propria retribuzione (circa il 75%-80%) che viene versato dall’INPS con un eventuale contributo dell’azienda e che sarà poi la stessa persona a restituire all’Inps dal momento in cui decorrerebbe il suo normale trattamento pensionistico. Passati cioè i 2-3 anni l’Inps comincerebbe a versargli l’assegno cui ha diritto con una piccola trattenuta (tra il 10% ed il 15%) a titolo di restituzione dell’anticipo percepito.

Quota 100 Pensioni anticipata a 62 anni, opzione donna…il carrozzone pensioni continua a sua cigolante progressione. L’attesa è, ovviamente, tanta. Se non interverranno opportune modifiche ai meccanismi vigenti tese a calmierare il repentino inasprimento dei requisiti, il rischio, tangibilissimo, è di ritrovarci impantanati nell’ennesima emergenza sociale. Insomma, la prossima Riforma delle Pensioni saprà piegarsi finalmente all’imperativo economico della flessibilità senza spezzarsi nell’urto con le rivendicazioni (legittime e giustissime) di migliaia di pensionandi che chiedono sistemi più trasparenti e garantiti? Lo abbiamo chiesto a  Massimo Vivoli, Vice Presidente Vicario di Confesercenti Nazionale e Presidente di Italia Comfidi.

Dott. Vivoli, parliamo del tema Quota 100 Pensioni: una questione che sta catalizzando l’attenzione di tanti pensionandi che vedono nella proposta dell’On. Damiano un giusto punto d’incontro tra la vecchia pensione di anzianità e la nuova pensione anticipata  introdotta dalla Riforma Fornero. Qual è la Suo opinione in merito alla c,d. Quota 100? E come commenta le recenti novità in materia di pensione anticipata?

“Il concetto della Quota 100 Pensioni potrebbe essere un apprezzabile strumento di flessibilità che reintrodurrebbe la possibilità di accedere al pensionamento con già 40/41 anni di contributi e 60 anni di età.

“Dalla proposta si evince comunque che le combinazioni possono essere diverse poiché tiene giustamente conto delle condizioni eterogenee dei lavoratori. Non bisogna infatti dimenticare la “faticosità” del lavoro determinata oltre che dall’aumento dell’età pensionabile, anche dall’oggettivo esercizio di attività particolarmente faticose e pesanti, per le quali i lavoratori autonomi non sono stati mai presi in considerazione. È anche per questo che riteniamo condivisibile questa proposta di flessibilità: è comunque un opportunità per i lavoratori autonomi rimasti esclusi da altri interventi. Ecco perché anche la soluzione di ripristinare la Quota 100 Pensioni anticipata potrebbe essere fattibile con la possibilità di accedere al pensionamento al raggiungimento di combinazioni derivanti dalla somma di età e contributi.”

Perché ciò sia possibile, ovviamente, è indispensabile rimuovere i vincoli posti dalla Legge 92/12. A tale riguardo, che giudizio dà della Riforma Fornero? In cosa è mancata la vecchia riforma? E dove interverranno le modifiche più sensibili?

“Rispetto alla c.d. legge Fornero, le considerazioni sono ormai ampiamente negative, per ulteriori considerazioni e poter capire cosa produrrà in un prossimo futuro, è opportuno fare riferimento ai dati contenuti nel rapporto 2014 fornito dalla RGS, e alle proiezioni fornite fino al 2060, con tutti i riferimenti riguardanti di rapporto tra spesa pensionistica/PIL e relativi tassi di sostituzione per misurare l’adeguatezza delle prestazioni. Quindi, attraverso i dati forniti dal predetto rapporto, è stato possibile evidenziare:

  • già dal 2025 il rapporto fra pensione media e produttività presenta una decrescita per il consolidamento del passaggio al metodo di calcolo contributivo;
  • l’introduzione del metodo contributivo, unitamente alla revisione dei coefficienti di trasformazione, determina una riduzione degli importi medi delle pensioni di nuova liquidazione, ancorché contrastata dagli effetti indotti dall’adeguamento dei requisiti minimi di età;
  • difficoltà sempre maggiore nel tempo al perfezionamento dei requisiti per la pensione anticipata dettata da: 1) tardivo ingresso nel mondo del lavoro; 2) contribuzione discontinua e sempre meno omogenea; 3) basso reddito imponibile, tanto da rendere scarsamente probabile il raggiungimento dell’importo minimo di pensione richiesto nel sistema contributivo (2,8 volte l’assegno sociale);
  • tendenza al raggiungimento dei requisiti della sola pensione di vecchiaia con continuo innalzamento requisito anagrafico (70 anni dal 2050 con prestazioni sempre più lontane ed importi sempre più esigui);
  • tassi di sostituzione pressoché in contrazione e differenziati in negativo per i lavoratori autonomi rispetto ai lavoratori dipendenti. 

“È, quindi, assolutamente necessario rivedere i meccanismi, affinché i lavoratori possano avere la certezza del risultato del proprio trattamento pensionistico”

Sempre più spesso si sentono giovani dichiarare, con rassegnata convinzione, che non arriveranno mai a prendere una pensione. Argomento cui il Premier Renzi, nonostante l’apertura a modifiche della legge pensionistica attuale, ha sempre replicato sostenendo l’inutilità di stravolgere la riforma Fornero, ma solo pensare a modifiche. Eppure il nodo pensioni fa molto discutere e nei giovani crea sfiducia e paura. Secondo Lei quale realtà troveranno i giovani di 20-30 anni ad attenderli ai fatidici 66 anni?

“La cosa fondamentale è che il sistema di accesso alle prestazioni pensionistiche possa riappropriarsi di quegli elementi di progressività che erano presenti e che sono stati abbattuti da una riforma pensionistica (c.d. legge Fornero-Monti) rigida ed iniqua. Inoltre, non dimentichiamo che l’allontanamento per l’accesso alla pensione, non può che favorire un restringimento in entrata del mondo del lavoro, di nuovi e più giovani soggetti. Appare, quindi, del tutto evidente come gli ultimi interventi (c.d. legge Fornero) in materia pensionistica abbiano aggravato e modificato negativamente, nonché in maniera strutturale, tutto il nostro sistema previdenziale, colpendo i diritti dei lavoratori (attuali e future generazioni) con un sistema rigido ed iniquo. Il continuo innalzamento dell’età pensionabile, legato anche all’automatismo dell’incremento dell’aspettativa di vita hanno generato un sistema estremamente rigido e penalizzante con una continua rincorsa per la verifica del diritto a pensione. È assolutamente necessario garantire anche modalità più omogenee di uscita dal mondo del lavoro a tutte le categorie di lavoratori (pubblici, privati e autonomi) con forme pensionistiche flessibili che consentano alle lavoratrici e ai lavoratori di un range di poter accedere al pensionamento attraverso la C.D. Quota 100 Pensioni e ciò contribuirà sicuramente ad agevolare un ricambio generazionale, che le recenti riforme pensionistiche hanno contribuito a disincentivare.”

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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto