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Carni rosse cancerogene: elenco carne rossa lavorata, quale fa male

Redazione Controcampus 9 Novembre 2015
R. C.
18/09/2021

Ecco quali sono le carni rosse cancerogene: differenza tra carne trasformata e non, elenco carne rossa lavorata, quale fa male, quanta carne rossa mangiare e quale Ultime notizie sul fronte carni rosse cancerogene: secondo l’Oms, insaccati e carni lavorate possono aumentare il rischio di patologie tumorali come il fumo di sigarette Per gli oncologi italiani, invece, le carni rosse vanno mangiate al massimo due volte a settimana; ma, se inserite in una dieta equilibrata, non fanno venire il cancro.



Ecco quali sono le carni inquisite.

Qualche settimana fa, com’è noto, la rivista inglese Lancet Oncology ha pubblicato uno studio dell’Iarc dai contenuti alquanto allarmistici.

Gli esperti dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (che fa parte dell’Organizzazione mondiale della sanità: Oms), infatti, hanno inserito le carni rosse fra le sostanze per le quali la correlazione tra consumo eccessivo e insorgenza di patologie tumorali è considerata probabile; mentre le carni lavorate (insaccati, salumi, carni in scatola e pasti da fast food) sono state incluse nella categoria dei cancerogeni, cioè fra le sostanze da evitare tassativamente.

La notizia ha sin da subito destato molto scalpore. E’ salita, in breve tempo, agli onori della cronaca, dividendo l’opinione pubblica in due fazioni, in due filoni di pensiero divergenti, antitetici fra loro. Da un lato, quello degli onnivori convinti, abituati, da sempre, a mangiare carni rosse, e per tale motivo, restii a considerarle “ricettacolo di morte”.

Dall’altro, quello composto dai vegani, dai vegetariani, e più in generale dai salutisti, i quali, convinti seguaci dell’alimentazione corretta (nonché abituati, di norma, ad evitare la carne rossa e soprattutto a dosare rigorosamente le razioni di cibo), hanno accolto la notizia non senza allarmismi. Detto ciò, che mangiare troppi insaccati o carni rosse non fosse salutare, lo si sapeva già da tempi assai remoti.

A non esser noto, però, era che lo studio in questione fosse incentrato prevalentemente su carni rosse provenienti dagli Stati Uniti d’America, dove i controlli e le misure di precauzione alimentari sarebbero, a detta di molti, minori rispetto a quelli in voga nel Vecchio Continente.

L’elenco delle carni rosse cancerogene dell’Iraq: ecco quanta e quale carne mangiare

Ecco, di seguito, gli elenchi relativi alle carne rossa cancerogena. A finire nel gruppo 1, cioè tra le sostanze altamente deleterie per la salute, come l’arsenico, il benzene, l’alcol, il fumo e l’amianto è stata, come detto, le carne rossa lavorata: ossia quella in scatola, o gli insaccati, wrustel, prosciutti affumicati ed hot dogs. Mentre, le carni rosse non lavorate come l’agnello, il maiale o il manzo sono state inserite nel gruppo 2, tra le sostanze probabilmente cancerogene.

Come se non bastasse, poi, qualche giorno fa, Kurt Straif, il responsabile del Programma monografie dell’Iarc, interpellato sulla veridicità dello studio dell’Oms e sul clamore da esso suscitato, ha dichiarato: “Non era allarmista l’annuncio sul pericolo di sviluppare tumori mangiando carni rosse e lavorate. Sì, ci sono dei rischi ma i risultati finali dello studio, pubblicato sulla rivista Lancet Oncology, saranno resi noti soltanto a metà del 2016”. Il ché la dice lunga circa lo strapotere mediatico di certe riviste scientifiche. Con ciò, non si vuol di certo affermare che simili indagini siano errate. Al contrario, l’informazione, la divulgazione della verità e, più in generale, lo sviluppo di un pensiero critico che stimoli, costantemente, l’opinione pubblica, simboleggiano il cuore pulsante della democrazia. Ma in alcuni casi, forse, sarebbe meglio, date le circostanze, e tenuto conto della delicatezza di certi argomenti, se gli addetti ai lavori, cioè gli scienziati, acquisissero dei toni più moderati, e se soprattutto aiutassero i lettori, gli utenti e i consumatori a comprendere l’essenza delle loro preziose ricerche. Senza creare equivoci, allarmismi, timori sociali. Senza dar per certo, dunque, uno studio dai risultati ancora ignoti.

Carni rosse cancerogene per l’Oms: allarme rientrato?

Inoltre, va detto che, nel frattempo, gli stessi esperti dell’Iarc, cioè coloro i quali hanno inserito le carni sia rosse che lavorate fra le sostanze che possono causare il cancro, hanno precisato che: “La carne rossa contiene anche proteine e micronutrienti importanti come la vitamina b, il ferro e lo zinco. Inoltre il contenuto di grassi dipende dalla specie dell’animale, dall’età, dal sesso, da come è stato allevato e nutrito. E, infine, dal taglio della carne. Inoltre, anche per quanto riguarda la cottura, è bene fare delle differenze e ricordare che l’essicazione o l’affumicamento di tutti i cibi (dunque carne inclusa) possono portare alla formazione di agenti chimici a loro volta cancerogeni. Fritture, barbecue, grigliate sono generalmente più pericolosi per le sostanze che si possono sprigionare rispetto ad altri metodi di preparazione”.

Di recente, inoltre, a far chiarezza sulla faccenda è stata l’Airc. A pochi giorni di distanza dallo slogan apologetico lanciato dalla Coldiretti (“la carne italiana è la più sana”), gli esperti dell’Associazione italiana per la ricerca sul cancro hanno spiegato che, sebbene “il consumo eccessivo di carne rossa, soprattutto lavorate, aumenti il rischio di sviluppare alcuni tumori, il pericolo è direttamente proporzionale alla quantità e alla frequenza dei consumi. E, soprattutto, che un consumo modesto di carne rossa (una o due volte a settimana al massimo) sia accettabile anche per l’apporto di nutrienti preziosi (soprattutto vitamina B12 e ferro), mentre le carni  lavorate andrebbero consumate solo saltuariamente”.

Detto ciò, l’Associazione italiana per la ricerca sul cancro invita, comunque sia, i consumatori a limitare il consumo di carne rossa: La carne rossa – e in particolare la carne rossa lavorata – è un cancerogeno umano, cioè è in grado di indurre mutazioni a livello del DNA delle cellule. È bene quindi limitare il consumo di proteine animali e sostituire la carne rossa, ogniqualvolta possibile, con pollo o pesce, o meglio ancora con proteine vegetali come i legumi e la soia. Infine, vanno fortemente limitate, se non evitate, le carni lavorate come i salumi e quelle molto cotte e abbrustolite. In generale tre quarti di ciò che mangiamo complessivamente dovrebbe essere costituito da cibi vegetali”.

Antonio Migliorino

© Riproduzione Riservata
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Dalle origini al 2004 Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero. Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore. Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi: Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e Filosofia Il giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno. Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure. Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10. Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze. Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50. Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta. Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali. Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp. È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia. Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze. La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009 A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono: Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitaria Cominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo. Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggi Nel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale. Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali. 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