Cosa significa asintomatico: significato in riferimento al paziente

Mario Ragone 24 Marzo 2020

Ecco cosa significa asintomatico: significato, etimologia ed origine della parola, similitudini e differenze rispetto alla persona asintomatica a chi è immune.

Spesso si sente parlare di malattie asintomatiche o di paziente asintomatico: ma che cosa significa asintomatico? Qual è l’accezione specifica di questo termine ormai divenuto di uso comune, nonostante la sua appartenenza al campo sanitario? Quali sono, laddove esistano, le differenze tra asintomatico ed immune? Cosa vuol dire essere positivo ad un virus o essere asintomatico positivo?

Quando si parla, infatti, di asintomaticità si tirano in ballo anche altre espressioni quali: essere immune e periodo di incubazione (in relazione ad un contagio da virus o infezione, etc.). Ma cerchiamo di fare chiarezza, per capire cosa vuol dire essere asintomatici rispetto ad una malattia o virus.

Cosa significa paziente asintomatico, e come si scopre di essere positivi o negativi in caso di infezione, contagio o altra malattia.

Cosa significa asintomatico: significato, etimologia della parola e chi è l’asintomatico

Iniziamo dal significato ed etimologia della parola asintomatico: cosa significa? Secondo l’ambiente e l’accezione medica, con tale termine s’identifica una persona o paziente privo di sintomi specifici. Una spiegazione, questa, intuibile già dalla semplice struttura della parola: a-sintomatico.

Tuttavia, addentrandoci ulteriormente nelle pieghe concettuali di questa espressione, è possibile ricavare ulteriori spunti interessanti. Facendo riferimento ad una persona che non presenta sintomi, si potrebbe sottintendere che l’individuo sia sano. In realtà non è sempre vero: basti pensare ai casi di contagio di un virus. In tale circostanza, infatti, anche se il paziente non manifesta una sintomatologia evidente, ciò non vuol dire che non sia portatore dell’infezione virale. Spesso, è solo attraverso esami specifici che è possibile attestare la condizione di asintomaticità di un individuo ed il relativo periodo d’incubazione.

Un portatore asintomatico, infatti, sebbene non abbia riscontrato alcun tipo di sofferenza o patologia, può rappresentare comunque un pericolo per chi lo circonda. Si tratta, nel caso specifico, del portatore sano: ovvero colui che può contagiare gli altri nonostante un’assenza di evidenze virali sulla propria persona. Questo accade per due motivi: il primo è che la malattia può essere ancora presente nel soggetto (incubazione) facendolo risultare infettivo. Il secondo, invece, consiste nel fatto che l’organismo di ognuno reagisce in modo differente, contrastando la malattia con modalità che differiscono caso per caso. Ciò ci porta a toccare un’altra espressione strettamente connessa a quella di asintomatico: ovvero essere immune.

Chi è il paziente asintomatico: differenze da contagiato ed immune

Quando si parla di paziente asintomatico (rispetto ad un contagio virale ma non solo) non si può non parlare anche di persona immune. L’essere immune differisce dall’essere privo di sintomi specifici: il fattore di distinzione è dato dalla fase di contagio. Il nostro sistema immunitario, infatti, è diverso da individuo ad individuo, così come l’organismo.

Ogni qual volta si verifica una situazione di contagio di un agente patogeno, vi sarà dunque una risposta diversa tra chi è immune e chi non lo è. Questo perchè c’è chi ha difese delle barriere fisiche più elevate e chi meno. A seconda del livello crescente di specificità, una persona può rispondere positivamente o negativamente all’aggresione di un virus o patologia. Detto questo, non bisogna confondere l’essere immune con l’essere asintomatico. Mentre nel primo caso, infatti, la fase del contagio è stata già superata, nel secondo caso sì è nello stadio immediatamente precedente. Si può assimilare, dunque, l’asintomaticità allo stato antecedente a quello dell’immunità, la quale si sviluppa una volta guariti dalla malattia.

La spiegazione è negli anticorpi dell’organismo umano: gli immuni, infatti, hanno difese specifiche per un dato agente patogeno che permettono la resistenza alla malattia. Gli asintomatici, invece, possono aver contratto il virus ed esserne anche portatori (vedesi il caso del portatore sano) pur non avendo riscontrato evidenze fisiche (febbre, difficoltà respiratorie etc.). Riepilogando, quindi, è opportuno non confondere mai le due espressioni (così come si è soliti fare con altri termini quali epidemia e pandemia), poichè riguardano concetti differenti nonostante un’attinenza di contenuto.

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avatar Mario Ragone Sono Mario Ragone, redattore web con formazione in Comunicazione Audiovisiva e Mediale. Ho grande passione per il Social Marketing e l'informazione a 360°. Mi occupo, infatti, di argomenti di vario tipo che spaziano dalla Cultura come Cinema e Televisione all'Economia, dalla Medicina allo Sport fino al mondo di motori. Penso che avere un'idea su molteplici tematiche della nostra vita, ci permette di passare dall'una all'altra con grande versatilità mentale, una condizione questa che rende una persona libera nell'esprimersi, senza farsi fuorviare o condizionare. Capacità critica di discernimento ed autonomia di pensiero sono per me gli unici due elementi che ci rendono realmente liberi dalla schiavitù dell'ignoranza. Approfondisco le mie rubriche con intervento di esperti e professionisti del settore di cui scrivo. Leggi tutto