• Google+
  • Commenta
11 settembre 2003

Juventus: la panchina d’oro

Anche questa impresa è riuscita! La Juventus, dopo aver sgominato, nel girone d’andata, la resistenza, in ordine cronologico, dei turchi del GalatasarAnche questa impresa è riuscita! La Juventus, dopo aver sgominato, nel girone d’andata, la resistenza, in ordine cronologico, dei turchi del Galatasaray, dei greci dell’Olympiakos e degli spagnoli della Real Sociedad, non è riuscita, in terra basca, a inanellare il quarto successo di fila e non è andata oltre un pareggio striminzito e senza particolari sussulti. Ma non si disperino i supporter della Madama, perché il risultato è bastato alla Vecchia Signora per qualificarsi agli ottavi di finale della più prestigiosa competizione europea con due turni di anticipo sulla tabella di marcia. Tutto secondo programma. Lippi avrà, dunque, di che congratularsi con tutti gli effettivi della sua rosa, ognuno dei quali finora ha dato il suo prezioso contributo. E si è pronti a scommettere che presto verrà anche il turno di Chimenti, di Olivera e di qualche giovane della Primavera. Tornando alla trasferta spagnola, va detto che Lippi, per l’occasione, ha lasciato a riposo ben otto undicesimi della squadra che sabato aveva affrontato il Milan Il tecnico bianconero ha fatto rifiatare tutti i cosiddetti “titolari” ad eccezione di Buffon , Nedved e Di Vaio e ha rilanciato nella mischia gli ex lungodegenti Pessotto, dall’inizio, e Zalayeta, nella ripresa, reduci entrambi da un’interminabile convalescenza che li ha tenuti a lungo lontani dal rettangolo di gioco. Hanno fatto la loro prima apparizione stagionale, inoltre, anche l’intramontabile capitano di mille battaglie e di altrettanti trionfi, Antonio Conte, e la centenaria casacca rosa, oramai obsoleta. Lippi ha proposto una squadra molto quadrata, accorta, con un anomalo 4-5-1 ed il folletto Miccoli da solo in avanti ad approfittare dei rifornimenti dalle corsie laterali di Nedved sulla destra e Di Vaio sulla sinistra. Il centrocampo, muscolare, con i tre mastini Conte, Davids, e Tudor adattato al ruolo di mediano con scarsi risultati, era chiamato ad arginare le iniziative offensive di Alkiza e Xabi Alonso e a dirottare i palloni guadagnati sui piedi di Nedved e Di Vaio. La partita è filata via senza particolari emozioni: la Real Sociedad imbastiva gioco ma la sua tela di passaggi era spesso interrotta dal generoso pressing dei frangiflutti bianconeri che poi ripartivano in contropiede. La manovra dei baschi era lenta e prevedibile. Per gli arcigni difendenti juventini è stato un gioco da ragazzi avere la meglio. Se proprio si vuole muovere un appunto ai ragazzi di mister Lippi, c’è da dire che hanno sofferto le volate sulla fascia e i conseguenti traversoni dell’inesauribile Karpin, nonché le sovrapposizioni dei fluidificanti Aranzabal e Aitor. Di Vaio è apparso troppo defilato a sinistra, Tudor ancora fuori condizione e Ferrara, in affanno sui calci piazzati, ha rischiato in diverse occasioni il rigore e il secondo cartellino giallo, ma è stato graziato dall’arbitro, il francese Brè, gravemente insufficiente. La nota più positiva della serata è rappresentata senz’altro da Miccoli, caparbio e determinato nell’inseguimento del primo gol in Champions, che è andato, a più riprese, vicino alla segnatura: prima con un pregevole pallonetto, terminato di poco a lato, poi con una conclusione a giro, che ha costretto Westerveld a superarsi per deviarla in angolo. Le cosiddette “seconde linee” hanno, in ultima analisi, offerto una prestazione certamente non esaltante per il gioco espresso ma impeccabile per impegno, concentrazione e temperamento. Hanno, insomma, ripagato appieno la fiducia dell’allenatore e dato prova a Lippi che può contare tranquillamente su di loro anche per il prosieguo di questa competizione. Senza dubbio la Signora avrà bisogno di un simile apporto dei “non titolari” per raggiungere la meta ambita. Auguri Juve e arrivederci in finale!

Riccardo Guerra

Google+
© Riproduzione Riservata