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15 gennaio 2004

Andy Warhol. Un iconografo di fine ‘900

In occasione della mostra che sarà allestita nel complesso monumentale di Santa Sofia, dal 29 novembre al 28 febbraio, uno sguardo sull’eclettico
In occasione della mostra che sarà allestita nel complesso monumentale di Santa Sofia, dal 29 novembre al 28 febbraio, uno sguardo sull’eclettico re della pop art.
La prima cosa che ci viene in mente quando sentiamo il nome di Andy Warhol è lei: Marilyn. L’icona tragica, la donna per antonomasia nell’immaginario americano, che Warhol ha “sconsacrato” duplicandola all’infinito. In quell’immagine sovraesposta, il volto che ha fatto sognare l’America non è, ormai, nient’altro che una maschera, una combinazione di colori sgargianti, una nuova icona costruita per soddisfare un bisogno sempre più impellente di quantità. E ancora, a comporre quella che si può definire l’”enciclopedia iconografica dell’ultimo trentennio” ci sono Marlon Brando, James Dean, Liz Taylor, Mao… Volti giganti immortalati per sempre nella nostra memoria da quell’arte/non arte che fu la Pop Art, da quella presenza/assenza che fu la “mano” di Warhol nelle sue opere. Non solo divi reificati, ma anche tutta una galleria di oggetti di consumo resi opere d’arte, tutti rigorosamente in gigantografia e ripetuti meccanicamente. La ripetizione come veicolo di assuefazione… Un’arte, quella di Warhol, che ha saputo descrivere l’America, quando l’America era tutto il mondo. Un’America, la sua, presa alla lettera e descritta così com’era, gioie e dolori… Dollari e sedia elettrica, Coca Cola e Jacqueline Kennedy piangente a Dallas, la minestra Campbell e gli incidenti stradali…
Se il termine “iconografo” può risultare obsoleto confrontato all’immagine glamour di Warhol, quello che non si può però negare è il suo Essere Icona. Iconografo ed icona, pochi artisti hanno lasciato di sé tanti autoritratti. Numerose polaroid e serigrafie che non attestano per nulla il passare del tempo. Dietro quei colori sgargianti dei suoi “Selfportrait” Andy Warhol si nasconde all’erosione del tempo, gioca con la sua immagine, crea una maschera di se stesso per rientrare in quel Pantheon di star che lui stesso ha edificato. E ci riesce, come un moderno Dorian Gray dalla parrucca d’argento…
Roberta Paraggio

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