• Google+
  • Commenta
15 gennaio 2004

Giochi e Videogiochi

Ogni qual volta si sente parlare di videogiochi, c’è chi guarda con indifferenza (pur sapendo della loro larga diffusione), chi invece alla parola v
Ogni qual volta si sente parlare di videogiochi, c’è chi guarda con indifferenza (pur sapendo della loro larga diffusione), chi invece alla parola videogioco collega subito “Playstation” (come se fosse la stessa cosa) e infine vi è colui che è cresciuto a pane e videogiochi, il cosiddetto “Hardcore gamer” che guarda tutto (o quasi) con occhio critico distaccandosi dalla massa. Perché ogni qual volta che ci troviamo di fronte alla nascita di un “nuovo” media vediamo il mondo dividersi, pur sapendo del successo di tale invenzione? Psicologi, sociologi, mass-mediologi, ecc. si scontrano continuamente sul ruolo che il videogioco sta acquisendo oggi giorno e sulle controindicazioni che ha o può avere sul videogiocatore stesso. Ricordiamoci di ciò che successe negli Stati Uniti, quando un paio di ragazzi armati di fucili entrarono nel loro college e spararono contro i propri compagni e professori uccidendo decine di persone. Molti, tra cui gli stessi genitori, puntarono il dito contro i produttori di videogiochi, perchè i ragazzi dichiararono di essere grandi appassionati dei cosiddetti “sparatutto”. Ci sono decine e decine di queste storie da raccontare, ma non tutti (per fortuna) sono d’accordo. Sin dall’inizio degli anni’80 sono stati effettuati studi che hanno dimostrato che giocare con i videogiochi, a prescindere dal genere, migliora i tempi di reazione e la coordinazione fra occhio e mano, innalzando anche l’autostima. Non solo: alcune ricerche evidenziano come la stimolazione mentale contribuisca a combattere demenza e sindrome di Alzheimer. Inoltre, alcuni articoli di testate dei medici americani, hanno più volte dichiarato che i giochi di intelletto, come gli scacchi o gli strategici per computer, possono aiutare a prevenire l’atrofia del tessuto celebrale. Gli scacchi stimolano il cervello proprio come “Command & Conquer”, ma mentre il primo è considerato un nobile gioco di astuzia, il secondo, purtroppo, è solo un giochino. Forse la colpa è da attribuire ai valori della nostra società. Giocare uguale perditempo e videogioco uguale tempo sprecato? Bisogna prendere in considerazione le pressioni volte all’integrazione sociale e il sistema di valori che regolano il nostro mondo, perché esse non devono essere sottovalutate. Lo schermo televisivo, ormai non è più il cosiddetto focolare domestico, oggi si è trasformato in un porto di mare, in una Babele di linguaggi e di forme espressive che non sono sempre diaboliche come ci vogliono far credere.
Alessandro Esposito

Google+
© Riproduzione Riservata