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5 marzo 2005

Sognando Beckham

Ha raccolto oltre 18 milioni di euro nel Regno Unito e 12 milioni di dollari in Australia e molto probabilmente resterà un cult della cinematografia dHa raccolto oltre 18 milioni di euro nel Regno Unito e 12 milioni di dollari in Australia e molto probabilmente resterà un cult della cinematografia del 2000 che guarda con interesse allo sport. Ma Gurinder Chada, regista di origini indiane, nata e cresciuta a Londra, si è mostrata altrettanto entusiasta di questo successo della stampa italiana, nel corso della conferenza stampa organizzata a Roma per l’uscita italiana del suo film nel 2002. In realtà, superando i confini meramente razziali della storia, i temi che affronta sono indubbiamente universali: conflitti genitori-figli e rapporto della donna in un mondo in cui, volenti o nolenti, il maschilismo è ancora predominante.
La protagonista Jess, di origini indiane, conosce una ragazza inglese, Jules, con cui condivide il sogno di diventare un giorno professionista nel calcio femminile. Jess ha la camera tappezzata dalle foto del divo del calcio inglese David Beckham e con lui parla ogni giorno delle difficoltà a far accettare la sua passione alla famiglia che la vorrebbe, invece, in cucina a preparare cibi indiani e seguire le tradizioni del suo popolo. Jules, pur avendo il sostegno incondizionato del padre, ha una madre che, incapace di accettare quel gioco così poco femminile, tenta di riportare la figlia sulla retta via comprandole biancheria intima e augurandosi di vederla presto attratta più dai ragazzi che dal pallone. Sebbene gli ostacoli non manchino, le due calciatrici in erba non rinunciano alla loro passione e, nonostante le incomprensioni e le ossessioni dei genitori (con tanto di accuse di omosessualità) rendano loro la vita indubbiamente complicata, alla fine riescono a coniugare le proprie aspirazioni con i desideri di tutti.
Una storia divertente, che non diventa mai comica e macchiettista, nonostante i presupposti ci siano tutti. Tra cultura e risate, sport e amori, sogni adolescenziali e la fretta di crescere, Chada ci consegna un lavoro eccellente, inoltrandosi in un campo ancora poco esplorato, dando soddisfazione a chi ama il calcio e fornendo ai profani qualche prova di come questo sport sia capace di unire, appassionare, dare gioie forse futili ma sempre intense. Il lieto fine, con annessa apparizione di Beck e Victoria in persona, è di quelli scontati ma giusti: le protagoniste coronano il loro sogno, le famiglie accettano la loro volontà e (altrimenti ci avrebbero lasciato con l’amaro in bocca) il bacio liberatorio, che fa da “The End” al film.

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