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9 giugno 2005

Il sogno di Antoni

Un coro di 1500 cantori si solleva dall’abside, la voce di 15.000 fedeli che rispondono all’unisono, questo è il sogno di Antoni, piccolo architetto
Un coro di 1500 cantori si solleva dall’abside, la voce di 15.000 fedeli che rispondono all’unisono, questo è il sogno di Antoni, piccolo architetto catalano che Barcellona ha reso grande. Antoni è Antoni Gaudì y Cornet e il coro è quello che un giorno canterà tra le colonne del Tempio della Sagrada Familia. Un giorno, perchè dal 1882 i lavori non sono ancora conclusi. Al Tempio Espiatorio, Gaudì dedicò oltre quarant’anni della sua vita, conclusasi bruscamente in un giorno di giugno del 1926, sotto un tram che passava nei pressi del cantiere dal quale l’architetto stava facendo ritorno. Un fatto tragico, che ha fatto da battistrada a una serie di eventi funesti, sia storici (un incendio ha distrutto quasi tutti i progetti originali), sia politici: la guerra civile nel 1936. Eventi, i quali a tutto farebbero pensare tranne che il Tempio sia ancora li, in costruzione, meta ogni anno, di migliaia di pellegrini che credono in Dio o nell’Arte, e che arrivano a Barcellona per stupirsi sotto le volte fitomorfe della Chiesa-cantiere più grande del mondo. Il giovane Antoni venne introdotto al progetto per il proseguimento dei lavori sulla Sagrada, tramite le commesse affidategli dal suo grande amico e mecenate Eusebi Guell y Bacigalupi, per il quale realizzò molti progetti; tra cui quello di cui Walter Gropius si innamorò: la Cripta de la Colonia Guell. Per l’affidamento a Gaudì dei lavori di costruzione del tempio, invece, il contributo più grande arrivò dal prestigioso architetto Joan Martorell, che introdusse il giovane nel cantiere. E il sogno di Antoni diventò realtà. La cripta, il portale della Natività e della Passione, una parte dell’abside e del transetto sono, ad oggi, le parti concluse e costituiscono circa il 50 per cento della totalità dell’opera. A nessuno, comunque, è dato sapere la data di conclusione dei lavori, poiché, il loro progredire è strettamente legato alla quantità di offerte che la Fondazione riceve. “Il Tempio della Sacra Famiglia lo costruisce il popolo e assomiglia al suo modo di essere. Nella Sacra Famiglia tutto è in mano alla provvidenza, è un’opera che sta nelle mani di Dio e nella volontà del popolo” queste parole ripeteva spesso il grande architetto spagnolo, aggiungendo quasi profeticamente “verrà gente da tutto il mondo per ammirarlo”. Mai profezia si rivelò più veritiera; per contro però Gaudì sapeva bene che non avrebbe mai fatto in tempo ad ascoltare alcuna canzone provenire dall’abside e provvide quindi a lasciare una ricca documentazione di quello che sarebbe dovuto essere il lavoro una volta concluso: bozzetti, progetti, modellini oggi raccolti in un museo allestito proprio presso la cattedrale, che permette al visitatore di capire la grandiosità dell’opera scaturita dalla mente di Gaudì. Due le caratteristiche che rendono unico il suo stile: la trasposizione di forme vegetali e animali in elementi architettonici e decorativi, ed i precisi e innumerevoli elementi simbolici sulla cui base è costruito l’intero progetto. E così il transetto, sostenuto da colonne arboriformi, si trasforma in un bosco di pietra, che prende vita e vibra grazie alla luce veicolata all’interno da grandi finestre, da pareti traforate come un pizzo ricamato a mano. Gli abitanti di questo bosco sono tartarughe, serpenti, lucertole, tutti fissati nella rigidità della pietra: silenziosi guardiani del tempio, a guardare il mondo che passa, e a simboleggiare il mistero della Natività. Ed è proprio sulla facciata della Natività, rivolta verso il sole nascente, a simboleggiare il miracolo della nascita, che la fantasia di Gaudì si concretizza in forme e volumi che rappresentano tutto quello che ha circondato l’infanzia di Gesù, in un’apoteosi vegetale che investe lo spettatore come una colata lavica o una cascata. Così ad innalzarsi verso il cielo sono dodici torri campanarie, una per ogni apostolo, e la facciata, con i suoi tre portali che rappresentano rispettivamente la trasposizione della fede, speranza e carità: tre punti fondamentali della vita di Gesù, legati in una stretta analogia con le figure di San Giuseppe, la vergine Maria e Gesù stesso. Guardare il tempio è come sfogliare le pagine di un libro che racconta la storia della fede, narrata attraverso le descrizioni fantastiche di Gaudì, la sua incontenibile immaginazione scolpita nella ferma pietra, ma mai così viva. E così come la fede difficilmente può essere espressa con parole e concetti umani, ma piuttosto con un sforzo sovrumano nella spinta, nell’anelito di ricerca del soprannaturale, analogamente l’idea originaria dell’artista non definita, non statica, ma sospesa, sempre mutevole, non può esaurirsi in una limitata descrizione … a meno che non si ascoltino i suoni del vento, al quale immaginiamo, lo stesso Gaudì aveva confidato il proprio sogno.
Samantha Baldini

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