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5 ottobre 2005

Addio professore

Si è spento ieri in diretta televisa Franco Scoglio all’età di 64 anni, il “professore” è stato colto da malore in seguito ad uno scambio di idee enerSi è spento ieri in diretta televisa Franco Scoglio all’età di 64 anni, il “professore” è stato colto da malore in seguito ad uno scambio di idee energico con Preziosi. Il suo cuore generoso non ha retto all’emozione, a nulla sono valsi gli interventi degli ausiliari del 118, l’emittente genovese oscura le trasmissioni lasciando sotto choc il mondo del calcio. Non riesce a farsene una ragione Enrico Preziosi, intervenuto in diretta al Processo di Biscardi: “invito la gente a guardare la cassetta del programma, tra noi c’è stato un confronto vivace ma educato” e aggiunge “è scomparso un grande uomo di sport e questa è la cosa peggiore che potesse capitare”. Franco Spinelli non trova le parole: “anche se abbiamo litigato tante volte, volevo bene a Franco, un uomo vero, un allenatore che usciva tra gli applausi anche quando perdeva. Provo stupore e dolore, ma forse è morto felice perché stava parlando del Genoa. La sua vita”. In lacrime Schillaci: “è come se mi fosse caduto un camion addosso. E’ proprio vero che i migliori se ne vanno sempre prima”. “Di lui ricordo una scena indelebile: aspettava che parlassero tutti, poi si alzava e diceva ‘dissento da Tizio, dissento da Caio…’”. Marcello Lippi ricorda con emozione l’amico Franco Scoglio e aggiunge: “Aveva cultura, competenza, ironia, simpatia. E poi una grande qualità umana. Ricordo sempre quel suo ‘dissento fortemente’. Sapeva sdrammatizzare, ma anche drammatizzare, cogliendo gli aspetti fondamentali di ogni questione.” Il rapporto con Scoglio era poi diventato di amicizia: “mi mandava sempre un messaggio di complimenti dopo le vittorie importanti”. Adesso andrà a raggiungere il suo capitano Gianluca Signorini. Franco Scoglio, il primo italiano ad avere ottenuto un contratto da commentatore tecnico ed opinionista di Al-Jazeera, era sempre rimasto nel cuore dei tifosi del Genoa, sanguigno e ribelle come loro anche se non aveva ottenuto gli stessi risultati di Osvaldo Bagnoli. Quello che, secondo Vujadin Boskov, grande rivale in tanti derby, “valeva tre volte Scoglio”, ma erano soltanto provocazioni di un sampdoriano. In realtà nella Genova rossoblù nessuno aveva mai messo in discussione le qualità del Professore, uno che aveva Marassi e la curva del Grifone nel cuore anche quando la vita l’aveva portato altrove. Era un uomo amato, odiato, geniale, comunque scomodo, vero, ironico, autentico, franco. Franco Scoglio. Una carriera da allenatore diversa da tanti altri, passò dall’insegnamento di ginnastica direttamente alla panchina, aveva 31 anni e la sua prima esperienza fu nelle giovanili della Reggina. Nella sua lunga carriera ha vinto alla grande, ma ha anche perso alla grande, non conosceva mezze misure. Nel 1984 fu chiamato a guidare il Messina e in due anni la promozione in B, in quella squadra giocava Schillaci, ma l’idolo dei tifosi era proprio l’allenatore: “io sono terrone, arrabbiato, antipatico” così si presentò. Nel 1989 riportò il Genoa in serie A: “se entro tre anni non vinco lo scudetto, torno a Lipari a fare l’albergatore”, amava stupire, vedere l’effetto che fa. Un uomo innamorato del calcio, lo studiava, per lui era una scienza, aveva entusiasmo. Il meglio di sé lo diede in quegli anni. Mai fu banale: “qui si ragiona ad minchiam”. Due anni a Genova da sogno: promozione e 11° posto, il presidente di quella squadra era Spinelli, altro uomo sanguigno, un rapporto fatto di alti e bassi ma pieno di rispetto reciproco. Aveva le idee chiare Scoglio, per lui i giocatori scapoli dovevano entrare in astinenza il mercoledì, quelli sposati il venerdì. Quel suo modo di fare aveva colpito Boniperti che lo voleva alla Juventus, lo cercò anche il Napoli di Maradona, ma per una serie di sfortunate coincidenze non se ne fece niente. Negli anni novanta ha raccolto tante delusioni, e altrettanti esoneri: Bologna, Udinese, Pescara, Genoa, Torino, Cosenza, Ancona, Napoli. I giocatori non erano più disposti a seguirlo, i presidenti avevano fretta di risultati e così non è mai stato messo in condizione di lavorare come piaceva a lui, col tempo a disposizione. Tra un esonero e l’altro trovò il tempo di farsi amare anche in Africa: alla guida della Tunisia conquistò un onorevole 4° posto alla Coppa d’Africa e si qualificò anche per i Mondiali, ai quali non partecipò, colpa dell’amore, lo chiamarono al Genoa e non seppe dire di no. “In Africa mi sono purificato dal nostro calcio”, disse al suo ritorno. Ha allenato anche la Libia ed anche qui non è sceso a compromessi: il professore non voleva garantire il posto in nazionale a Gheddafi junior, calciatore ma anche presidente federale, secondo Scoglio Saadi Al-Gheddafi era “un vanesio, un uomo di bassissimo livello”, e lui non poteva trovargli per forza un posto in formazione. “Non amo subire i ricatti di nessuno”, aveva aggiunto per rafforzare il concetto. Professor Scoglio, intrattabile, occhi furenti, ansiosi, alla ricerca di qualcosa. In questi ultimi anni aveva frequentato più studi televisivi che panchine, ed è venuto fuori lo Scoglio enigmatico, sapeva che quando parlava lui gli altri ascoltavano. Si è rivelato un autentico “rompipalle”, ogni tanto le sparava grosse, ma è sempre stato ascoltato. Non voleva consensi, lui predicava: “sono sempre stato fuori dal gregge”, amava ripetere. “Cerco disperatamente di essere me stesso”, ci sei riuscito professore, hai vissuto da Franco Scoglio e resterai negli annali come Franco Scoglio, l’uomo mai banale, che non te le manda a dire, amato, odiato, scomodo. Franco.

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