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21 ottobre 2005

Thomas Edward Lawrence

Il giorno di ferragosto del 1888 nasceva nel Galles Thomas Edward Lawrence, entrato nella leggenda come Lawrence d’Arabia.
«Tutti gli uomini sognIl giorno di ferragosto del 1888 nasceva nel Galles Thomas Edward Lawrence, entrato nella leggenda come Lawrence d’Arabia.
«Tutti gli uomini sognano, ma non allo stesso modo. Coloro che sognano di notte nei ripostigli polverosi della loro mente, scoprono, al risveglio, la vanità di quelle immagini; ma quelli che sognano di giorno sono uomini pericolosi, perché può darsi che recitino il loro sogno ad occhi aperti, per attuarlo. Fu ciò che feci io. Intendevo creare una Nazione nuova, ristabilire un’influenza decaduta, dare a venti milioni di Semiti la base sulla quale costruire un ispirato palazzo di sogni per il loro pensiero nazionale. Uno scopo così alto fece appello alla loro insita nobiltà di sentimenti e li indusse ad assumersi una generosa parte nelle vicende. Ma, quando vincemmo, fui accusato di aver messo in pericolo i profitti inglesi sui petroli della Mesopotamia, e d’aver rovinato la politica coloniale francese nel Levante». In queste poche righe che fanno parte dell’introduzione a I sette pilastri della saggezza, il libro in cui raccolse l’insieme delle cronache della sua straordinaria avventura nel Medio Oriente – l’edizione italiana più recente è quella pubblicata da Bompiani nel 2002 (pp. 824, euro 23,00) – Thomas Edward Lawrence evocava a un tempo il sogno di cui fu protagonista e il terribile risveglio che ne seguì. Perché, per un verso, a tanti anni dalla conclusione della vicenda che vide tra i suoi protagonisti un giovane ufficiale inglese che il mondo ricorda ancora oggi con il nome di Lawrence d’Arabia, è chiaro come la prospettiva di unificare il mondo arabo resti ancora nulla più che una fantasia. Mentre, per l’altro, è altrettanto evidente che buona parte dei problemi e dei conflitti che ai nostri giorni continuano a incendiare il Vicino Oriente, scaturirono proprio dall’esito degli eventi a cui lo stesso Lawrence prese parte. «Il Medio Oriente, come oggi ne leggiamo sui quotidiani, è il frutto di decisioni prese dai governi degli Alleati durante e dopo la prima guerra mondiale – spiega infatti il ricercatore americano David Fromkin in Una pace senza pace (Rizzoli, 2002), la sua ampia ricostruzione storica della caduta dell’impero ottomano e della nascita del Medio Oriente moderno – Le potenze europee credettero di poter modificare l’Asia musulmana nelle fondamenta stesse del suo essere, e tentando di farlo introdussero un sistema di stati artificiale, che ha fatto del Medio Oriente una regione di paesi che stentano a tutt’oggi a diventare nazioni».
Thomas Edward Lawrence era nato il giorno di ferragosto del 1888 a Tremadoc, nella contea di Caernarfonshire, nel Galles. Studente di archeologia a Oxford si legò a un docente molto celebre all’epoca, David Hogarth, che lo avrebbe più tardi reclutato nel servizio segreto militare e iniziò a viaggiare in Europa e nel Medio Oriente, visitando l’Italia, la Francia, la Palestina, la Giordania e l’Egitto e studiando l’arabo. Nel 1910 partecipò a una serie di scavi, organizzati dal British Museum di Londra, presso il sito archeologico di Karkemish, una località sulle rive del fiume Eufrate al confine tra Siria e Turchia. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, nel 1914, grazie alla sua conoscenza di quel territorio, fu arruolato nel Servizio cartografico dello Stato maggiore dell’esercito britannico, di base al Cairo, da cui, due anni dopo, passerà direttamente nelle fila dell’Intelligence militare.
L’incontro con il mondo arabo rappresenta per il giovane Lawrence un’esperienza in grado di decidere del resto della sua vita. «L’arabo affascinava la mia immaginazione. La sua è una civiltà molto antica, che si è affinata lasciandosi alle spalle gli dei domestici, e buona parte degli orpelli che da noi sono tanto apprezzati», scriverà in una lettera indirizzata a un amico in Gran Bretagna nel 1918. «Il precetto di spogliarsi dei beni terreni è buono, e sembra implicare anche una specie di nudità morale – aggiungeva Lawrence – Gli arabi si occupano del presente, e cercano di attraversare la vita in punta di piedi, senza brusche svolte e senza scalar montagne. In parte, si tratta dello sforzo mentale e morale di una razza a lungo allenata, che per riuscire deve rinunciare a tante cose da noi considerate stimabili e importanti; eppure, senza in alcun modo condividere il loro punto di vista, credo di capirlo abbastanza da poter guardare sia me sia gli altri stranieri con i loro occhi, e da astenermi dal pronunciare condanne. So di essere per loro un estraneo, e di essere destinato a rimaner tale; non per questo li stimo di meno, anche se non riuscirei a convertirmi ai loro usi». Ma per l’intellettuale palestinese Edward W. Said, recentemente scomparso, la “fascinazione” di Lawrence per il mondo arabo non sarebbe diversa da quella “visione esotica” dell’Oriente che si è costruita per secoli nella cultura europea, attraversando, anticipando e accompagnando l’età coloniale. «Se l’impresa accademica collettiva chiamata orientalismo era un’istituzione burocratica basata su una visione conservatrice dell’Oriente, allora il compito di servire sul posto quella visione era affidato a rappresentanti imperiali come T. E. Lawrence, nel cui lavoro possiamo cogliere con somma chiarezza il conflitto tra narrazione storica e visione generale dove asserisce che “il nuovo imperialismo” tentò “attivamente di imporre responsabilità alle popolazioni locali”», spiega Said nel suo Orientalismo. L’immagine europea dell’Oriente, (Feltrinelli, 2001). «La drammaticità dell’operato di Lawrence – aggiunge Said – dipende dal fatto di rappresentare simbolicamente la lotta, prima, per destare l’Oriente (privo di forze, vita, atemporale) e metterlo in movimento; poi, per conferire al movimento un carattere essenzialmente occidentale; infine, per contenere il nuovo e ridestato Oriente in una visione personale, i cui aspetti retrospettivi includono un forte senso di tradimento e insuccesso».
Eroe romantico, avventuriero innamorato del deserto, agente segreto al servizio dell’imperialismo britannico: la vicenda di Lawrence d’Arabia continuerà, naturalmente, a prestarsi a molteplici interpretazioni. Ma quale sia stato il ruolo davvero giocato dall’ex studente di archeologia di Oxford nelle vicende che hanno deciso del futuro del Medio Oriente, è certo che nel 1916 gli inglesi decisero di forzare la situazione che li vedeva opporsi alle forze dell’Impero Ottomano in tutta la sponda meridionale del Mediterraneo. Al di là delle proprie forze militari, la Gran Bretagna puntava sulla possibilità di sostenere una rivolta delle tribù nomadi che popolavano il territorio compreso tra l’attuale Arabia Saudita e la Palestina. In questo contesto si compì la vicenda a cui ha legato il suo nome Thomas Edward Lawrence. Nell’ottobre del 1916 Lawrence si imbarcò a Suez per raggiungere Gedda e incontrare lo sceicco della Mecca Abd Allah ibn Hussein, e suo figlio Feisal. Con loro, in particolare con il secondo, futuro re della Siria e dell’Irak, avrebbe prima organizzato nella forma di un esercito regolare le forze arabe, che avrebbero raggiunto in breve le settantamilà unità, e quindi lanciato un attacco su larga scala contro i turchi, che occupavano l’intera regione. La “rivolta araba” durerà tre anni e si concluderà, di fatto con la presa di Damasco, dove le truppe arabe guidate da Lawrence e quelle inglesi comandate dal generale Edmund Allenby, futuro governatore della Palestina, infliggeranno agli ottomani una sconfitta definitiva. Lawrence sperimenta nuove tecniche di combattimento che descriverà poi nella voce “Guerriglia” dell’edizione del 1929 dell’Enclopedia Britannica. «Questo studio sulla scienza della guerriglia, o guerra irregolare, si rifà all’esperienza personale accumulata nel corso della rivolta araba contro i Turchi (1916 – 1918) – scriveva Lawrence in quel breve testo, ripubblicato nel 2002 da Stampa Alternativa, prima di precisare – La ribellione deve avere una base invulnerabile, protetta non solo da un attacco, ma dal timore di subirlo; la rivolta araba disponeva di una base simile nei porti sul Mar Rosso, nel deserto, e nelle menti degli uomini convertiti al suo credo». Le speranze accumulate con le vittorie militari degli arabi, saranno però disattese dalle conclusioni della Conferenza di pace di Parigi del 1919, alla quale partecipò lo stesso Lawrence. «Mi sento come un uomo che ha deposto tutt’a un tratto un pesante fardello. La schiena fa male quando si cerca di camminare dritti. Me ne vado lontano dall’Egitto (…) Noi, credo, abbiamo cambiato il corso della Storia nel Medio Oriente. Mi domando in che modo le grandi potenze permetteranno agli Arabi di fare il loro cammino», scriverà l’ex comandante dell’esercito del deserto rientrando in Inghilterra all’inizio degli anni Venti. Francia e Gran Bretagna hanno preferito spartirsi i territori sottratti all’Impero Ottomano e della prospettiva di una nazione araba che riunisse i popoli della regione non rimarrà che una speranza, più tardi riaccesa dalla stagione del nazionalismo panarabo alimentato da Nasser. Gli ultimi quindici anni della vita di Thomas Edward Lawrence trascorreranno così, accompagnati dalla sensazione di essere stato tradito e di aver tradito quanti, nella guerra contro i turchi, avevano creduto in lui. Lawrence d’Arabia morirà il 19 maggio del 1935, in seguito a un incidente motociclistico nella contea del Dorset: era uscito di strada per evitare due ciclisti. Della sua moto, come delle sue avventure in Arabia, aveva sempre parlato come di un modo di tenere sotto controllo la propria, naturale e irrefrenabile irrequietezza. «Quando mi scaldo troppo e sento che sto per perdere il controllo, tiro fuori la mia moto e la lancio a tutta velocità sulle strade più malandate, per ore e ore».

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