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28 novembre 2005

Hero

Quando i produttori de “La tigre e il dragone”(2 globi d’oro e 4 oscar nel 2000), il regista di “Lanterne Rosse”(Leone d’argento alla Mostra del CinemQuando i produttori de “La tigre e il dragone”(2 globi d’oro e 4 oscar nel 2000), il regista di “Lanterne Rosse”(Leone d’argento alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1991), e la sponsorizzazione del celeberrimo Quentin Tarantino si mescolano in una pellicola non può che trattarsi di un vero capolavoro. Ed è esattamente di un capolavoro che si tratta, nomination come miglior film straniero: “Hero”. Zhang Yimou ci conduce abilmente nei meandri dell’animo umano attraverso una storia toccante ambientata nella Cina del III sec. a.c. : il re di Quin sogna di conquistare l’intero paese diventando così il primo imperatore, per assassinarlo, i suoi nemici assoldano tre sicari, ma un giorno al palazzo di Quin si presenta un misterioso senza nome che afferma di aver ucciso i tre killer. È esattamente da questo punto che il film prende corpo, tutto inizia e finisce in una stanza regale e quasi del tutto vuota dove due uomini, il re e l’eroe, si confrontano. Passioni, amore, perdono e vendetta sono abilmente miscelati con acrobazie ginniche orientali, dinamismo dell’azione, arti marziali, cultura wu-xian (cappa e spada) e duelli iperbolici, tutto sullo sfondo di paesaggi idilliaci. Curatissime le scenografie, i costumi, la scelta del colore come espressione dei sentimenti e l’attenzione per i dettagli e i particolari, che divengono parte integrante delle vicende. Ottima la struttura narrativo-temporale e magistrali tecnica e regia. Unico limite l’esasperazione di alcuni aspetti della cultura asiatica risultanti troppo retorici e pianificati. Bello il finale e bello il messaggio della storia che cattura lo spettatore e lo incanta: Hero è un fiammeggiante colossal ma soprattutto una festa per gli occhi e per il cuore.

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