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3 novembre 2005

Iraq: l’infanzia insanguinata

La mostra offre al pubblico 19 scatti tratti da libro di Pino Bertelli “Iraq, ritratti dall’infanzia insanguinata”, realizzati durante un viaggio nel La mostra offre al pubblico 19 scatti tratti da libro di Pino Bertelli “Iraq, ritratti dall’infanzia insanguinata”, realizzati durante un viaggio nel 2003 fra le genti di Babilonia. 19 fotogrammi di delicato bianco e nero, figure intere e primi piani, i preferiti del fotografo, che entro i loro contorni offrono il racconto della vita dei bambini in guerra. Immagini di dolore estremo e alienazione, accanto alla spensieratezza che l’innocenza riesce ancora a conservare. Sono quelli che Bertelli chiama “Angeli necessari”, quelli che, secondo il fotografo toscano, “sono in tutti noi, ci proibiscono di compiere delitti ma che non ci trattengono dall’amare l’altro”.
Scorrono davanti all’obiettivo occhi incuriositi, sguardi intimoriti ed altri smargiassi di bambini che vogliono dimostrare di essere già adulti. Spesso, l’infanzia di guerra è solo una maturità affrettata, che ruba il tempo ai giochi e proietta il giovane in un mondo che non dovrebbe essere suo.
Colpisce la somiglianza di questi volti con i nostrani scugnizzi e sciuscià del secondo dopoguerra: un elmetto americano che giganteggia su un volto quasi divertito, un’altra figura agghindata, con cappello e pistola di plastica nei pantaloni, come un colonnello, un altro primo piano su un faccino dalle cui sottili labbra pende maldestra una sigaretta spenta, come un attore del cinema classico. E poi il pudore e la sensualità trattenuta dei profondi occhi delle bambine irakene, avvolte nei loro veli composti e seri. Anche qui fra timidezza e alterigia, si svolge la panoramica di questo film per fotogrammi realizzato da Bertelli. Immancabili le immagini delle ferite inflitte: è “la guerra degli adulti spiegata ai bambini”, come recita una straziante didascalia, che rende tutto il significato dell’impossibilità di comunicare le ragioni di un conflitto ai più giovani, un significato, per loro insondabile, da dare alle mutilazioni ed alla propria vita spezzata da questa sciagura.
Bertelli, iniziato alla fotografia proprio da Pasolini, ha dedicato la mostra al poeta per ricordarne la sua opposizione alla guerra, alle violenze ed ai soprusi, soprattutto nei confronti dei più indifesi.

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