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11 novembre 2005

La formazione come leva per lo sviluppo delle Risorse Umane

Al margine del Seminario “La formazione come leva per lo sviluppo delle Risorse Umane”, al margine perché non accademici ma presenti perché fortementeAl margine del Seminario “La formazione come leva per lo sviluppo delle Risorse Umane”, al margine perché non accademici ma presenti perché fortemente interessati a comprendere gli scenari futuri delle dinamiche del lavoro che non potranno mai prescindere dalla formazione.
Richiamando la celebre frase di Archimede, datemi un punto d’appoggio e solleverò il mondo, la domanda essenziale che poniamo è: dove appoggia la leva dello sviluppo delle Risorse Umane, chi gestisce tale leva e chi sarà elevato? Nell’Università in particolare e in tutto il pubblico impiego in generale.
Nell’Ateneo di Salerno, nel bilancio 2004 consolidato e in quello del 2005, che sta per completarsi, la voce formazione tocca i 400mila euro. Diventa un grande delusione osservare che quella formazione, molto generica seppure necessaria, sia stata essenzialmente il modo per creare un titolo che ha permesso al personale di partecipare ad una graduatoria per ricevere uno slittamento economico orizzontale. Se la formazione deve servire a questo allora forse bisogna trovare applicazione diversa alle grandi teorie.
Ci sarebbe piaciuto chiedere al Prof. Tiziano Treu, ex Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale nel Governo Dini del 1995, se la riforma delle pensioni e il nuovo sistema contributivo, ingiusto, crudele, poco lungimirante politicamente, e financo economicamente non giustificato, se, chiediamo, ponendo allora la base allo scippo del TFR di oggi, quella riforma non sia da cambiare come un vero governo solidale con i suoi cittadini, sia esso di destra o di sinistra, avrebbe il dovere di fare?
E’ una moda che sintetizza grandi verità, allora lo facciamo anche noi.
La formazione è lenta, anzi lentissima se i professori non sono rock.
La produttività e lo sviluppo sono lenti, anzi lentissimi se non andiamo a formare dirigenti e personale rock.
La pensione è lenta, anzi lentissima perché solo “retribuendo” i lavoratori con una pensione equa e dignitosa, possiamo sperare in una vecchiaia rock.
Pietro Di Gennaro – Coordinatore RdB/CUB Università di Salerno

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