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5 novembre 2005

La nascita della musica house

Rientra ormai nella routine dei giovani, ma anche dei giovanissimi e meno giovani, recarsi in discoteca il sabato sera ed in casi eccezionali anche neRientra ormai nella routine dei giovani, ma anche dei giovanissimi e meno giovani, recarsi in discoteca il sabato sera ed in casi eccezionali anche nei giorni feriali o prefestivi. La discoteca, un luogo poco adatto al dialogo, alla comunicazione ma di certo un luogo in cui ascoltare buona musica dando sfogo alle proprie doti artistiche. Muoversi a ritmo di musica e molto semplice (anche per chi di solito, rimane fremo, immobile ed impassibile a tutto) a patto che la musica sia ok. Tra i vari generi, il più gettonato risulta essere la house music che si propone un cocktail di vari generi (come se i cocktails in discoteca non fossero già troppi). Non tutti sanno chi o cosa abbia prodotto la house music. E’ opportuno definire l’etimologia di questo termine. Alcuni sostengono che derivi dal Warehouse, storico locale di Chicago che tra gli anni ’70 e ’80 fu il primo a proporre questo style. Altri prendono invece la parola alla lettera e attribuendola al fatto che tale musica, fosse realizzabile anche a casa propria.
I pionieri di questo genere sono legati all’elettronica colta, Pierre Schaeffer, Pierre Henry, Tod Dockstaedter. Con la house music il suono da discoteca, prima relegato nelle quattro mura dei club underground, è divenuto fenomeno a sé stante creando dal suo filone iniziale la miriade di generi oggi imperante sotto la globale definizione di dance (techno, progressive, 2step, drum’n’bass, jungle, garage…), trasformando il dj da semplice miscelatore di dischi ad artista creativo, e ponendo le basi per la club culture, ormai di gran lunga il movimento più fertile e dinamico della nuova musica.
Dopo la larga diffusione a Chicago, l’house ebbe vita propria nella Grande Mela, a New York, da dove, grazie a storici come Levan, Morales, Knuckles, partì alla conquista dell’Europa. La novità fondamentale consisteva nel creare un suono del tutto nuovo, dalle prospettive e dalle contaminazioni potenzialmente infinite: dall’r’n’b al pop, dal blues al jazz, dal funk alla melodia. Oggi, infine, in tempi di sperimentazioni sempre più ardite, la house, pur mantenendo inalterate le caratteristiche originali, è riconoscibile per i groove prevalentemente cantati e per la battuta non velocissima.

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