• Google+
  • Commenta
30 novembre 2005

Le realtà sommerse dell’Europa. Immigrazione: la legge del lupo o del gregge?

È possibile che all’inizio del terzo millennio il fenomeno migratorio debba essere gestito con paura ed affanno? La povertà che spinge milioni di dispÈ possibile che all’inizio del terzo millennio il fenomeno migratorio debba essere gestito con paura ed affanno? La povertà che spinge milioni di disperati verso le coste del ricco Occidente si trasforma in odio nelle cosiddette periferie del villaggio globale. La lista dei corpi senza vita e senza nome, che tentano di sbarcare a Lampedusa, aumenta giorno dopo giorno. Una guerriglia urbana ha scosso le notti francesi.
9000 veicoli bruciati, 2888 persone arrestate in quasi tre settimane. Al momento la situazione sembra normalizzatasi ma è mantenuta la proroga dello stato di emergenza a tre mesi; le autorità possono disporre di strumenti supplementari per sopire le rivolte: coprifuoco, perquisizioni, messa al bando degli assembramenti.
Ma ogni rogo appiccato ai margini della metropoli parigina ha messo sotto accusa la mancanza di una politica di integrazione. Il Presidente della Commissione Ue, Barroso, ha affermato che l’annosa questione delle Banlieues (periferie) in Francia è in realtà un problema europeo. Esso riguarda l’integrazione di comunità culturali o religiose differenti. Quel che accomuna le periferie europee è la crisi economica: in certe zone la disoccupazione raggiunge punte del 60% tra alcune categorie di persone. La violenza delle notti francesi parla di un malessere sociale, non riconducibile al fenomeno migratorio ma all’incapacità d’immettere compiutamente nel tessuto locale gli exracomunitari. Tale incapacità ha condotto ad uno stato di degrado via via insopportabile. Il non aver affrontato il problema degli investimenti nelle grandi periferie urbane ha fatto sì che le “città” divenissero il motore della disgregazione. La decisione del governo francese di concentrare gli immigrati in alloggi popolari in sobborghi malfamati, privi di servizi pubblici, si è rivelata deleteria. I giovani figli di immigrati si ritrovano cittadini francesi di serie B, spesso senza lavoro e senza prospettive di miglioramento.
Un destino senza stimoli e senza speranze ha spinto i giovani immigrati a mettere a ferro e a fuoco le periferie. In Francia la classe dirigente si è troppo cullata nell’illusione che fosse possibile integrare chiunque grazie alla scuola laica. Ma nel pretendere il rispetto delle regole basilari si sono volute sradicare delle tradizioni intimamente sentite da molti immigrati. Basti pensare al conflitto sullo “chador” a scuola. In più si aggiungano i tagli allo stato sociale e la già citata politica urbanistica devastante, che ha creato dei ghetti disumani ( i famigerati HLM delle grigie banlieues parigine).
L’Italia corre il rischio di analoghe situazioni esplosive? Quello che è accaduto nella vicina Francia potrebbe presentarsi da noi tra cinque o dieci anni, quando sarà la seconda generazione d’immigrati a fare i conti con le attese deluse dell’integrazione. In Italia, inoltre, c’è un aggravante: un numero maggiore di immigrati esposti all’illegalità, in quanto maggiore è anche la percentuale di immigrati irregolari.
L’immigrato è visto unicamente come una risorsa economica. Senza il flusso migratorio il prodotto interno lordo dell’Europa negli ultimi dieci anni avrebbe perso oltre due punti percentuali. L’Italia senza immigrati perderebbe nell’arco dei prossimi dieci anni circa quattro milioni di cittadini tra i 20 e i 40 anni, cioè la fascia più produttiva.
Le misure finalizzate all’inserimento dell’immigrante sono legate semplicemente agli interessi del datore di lavoro e perciò al beneficio economico che può venire al paese ospitante.
La precarietà e il carovita, che i lavoratori immigrati condividono con quelli italiani, sono amplificati drammaticamente da leggi razziste, come quella Bossi- Fini.
Con i contratti di lavoro interinale nati con il Pacchetto Treu, con le forme di lavoro precario della Legge 30 e con i nuovi contratti di soggiorno previsti dai decreti attuativi della Bossi- Fini, si sono create nuove forme di schiavitù salariata.
Invece di rafforzare il controllo del fenomeno Clandestinità, grazie anche agli accordi bilaterali sulla sicurezza delle frontiere, si è preferito con la nuova normativa in tema di immigrazione legare rigidamente il permesso di soggiorno al rapporto di lavoro, rendendo confusa e precaria la condizione dell’immigrato. Il rischio? Favorire l’uscita dalla condizione di regolarità di tanti immigrati. E qual è, di conseguenza, l’atteggiamento della suddetta legge nei confronti degli immigrati irregolari? Le procedure suggerite dalle nuove disposizioni legislative per regolamentare l’accesso e la permanenza degli irregolari nel nostro paese sono tali da criminalizzare questi ultimi piuttosto che aiutarli a trovare una soluzione viabile alla loro difficile situazione. La condizione di clandestinità, che di per sé non è e non può costituire un reato, viene tramutata in una condizione di illegalità attraverso un ordine di espulsione rilasciato dal questore entro cinque giorni, senza possibilità d’appello e la cui mancata attuazione prevede la pena del carcere. Inoltre il riconoscimento o meno del diritto di soggiorno è legato a condizioni restrittive dei diritti della persona. Ad esempio, una questura può negare o revocare il permesso di soggiorno sulla base che il soggetto abbia subito una condanna precedente anche per reati minori. Questo non è un trattamento discriminatorio tra cittadini italiani e immigrati?
Per non parlare delle condizioni disumane nei CPT ( Centri di Permanenza Temporanea), veri e propri carceri amministrativi. La continua strage di uomini, donne e bambini, che muoiono affogati nelle acque del Mediterraneo, ci impone una riflessione sul valore della Persona Umana, che è in primo luogo sempre un soggetto di diritto a prescindere dal luogo di nascita. Uno straniero è un possibile contributo umano, culturale, spirituale da apportare al nostro paese.
Abbiamo paura del “diverso”? Allora blindiamo le frontiere, chiudiamoci nelle nostre confortevoli case e voltiamo la faccia dall’altra parte quando sentiremo parlare di altri morti in mare. Non commuoviamoci più, trincerandoci nell’indifferenza e nell’egoismo. Così non solo non ascolteremo le voci disperate del profugo ma neanche quelle della ragazza italiana che viene stuprata.
E intanto preghiamo di non essere mai noi ad aver bisogno di aiuto, perché in quel momento saranno le nostre grida di dolore a rimanere inascoltate.

Google+
© Riproduzione Riservata

Copyright © 2004-2015 - Reg.Trib. Salerno n°1115 dal 23/09/2004 | CF: 95084570654 - P.IVA 01271180778

Magazine di informazione su Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro
Attualità, Tendenza, Arts and Entertainment, Appunti, Web TV e Web Radio con foto, immagini e video.
Tutto quello che cercavi e devi sapere sui giovani e sulla loro vita.

Redazioni | Scrivi al direttore | Contatti | Collabora | Vuoi fare pubblicità? | Normativa interna | Norme legali e privacy | Foto | Area riservata |

Per offrirti la migliore esperienza possible questo sito utilizza cookies.
Continuando la navigazione sul sito acconsenti al loro impiego in conformità della nostra Cookie Policy