• Google+
  • Commenta
1 novembre 2005

Pino Bertelli

A Pino Bertelli piace collocare la propria data di nascita “fra Ossessione e Roma Città Aperta”, ponendosi così in stretta relazione con due capolav
A Pino Bertelli piace collocare la propria data di nascita “fra Ossessione e Roma Città Aperta”, ponendosi così in stretta relazione con due capolavori del Neorealismo cinematografico italiano. Toscano di Piombino, Bertelli è una figura affascinante, un anarchico fra il bohemien e l’artista di strada, così come ama definirsi.
Il primo incontro con Pasolini avvenne verso la fine degli anni ’50, in Toscana, quando il futuro fotografo viveva di espedienti e piccoli furti. Conobbe Pier Paolo per caso, mentre era insieme ad un gruppo di ragazzi in strada. Lo scrittore per simpatia, volle omaggiarlo di una macchina fotografica. Da allora Bertelli iniziò una lunga ricerca ed attività che lo hanno portato ad essere “dottore in nulla” ma rinomato fotografo, regista e critico cinematografico consacrato alla “strada”.
Fra le collaborazioni con Pasolini, una manifestazione artistica nel ’71 sull’omicidio dell’anarchico Pinelli, “ucciso dalla polizia”, come ha ribadito fermamente Bertelli. In quell’occasione curò una proiezione di diapositive che poi Pasolini portò, con i testi di Dario Fo, a Roma. Quella fu anche l’ultima occasione in cui Bertelli vide Pasolini e, ha aggiunto, “i fascisti sanno sicuramente qualcosa dell’omicidio di Pier Paolo”.
Fra le sue opere ricordiamo: “Jean Vigo 1905-1934”, “L’angelo del non dove”, “Luis Buñuel, il fascino discreto dell’anarchia”, “Contro la fotografia”, “Cinema ed anarchia”, “Il pane e le rose della fotografia di strada”.

Google+
© Riproduzione Riservata